Global Climate Strike for Future

Greta Thunberg

Una ragazza svedese di quindici anni, Greta Thunberg, che non solo riuscirà a salvare il mondo, ma è riuscita a far arrivare le sue idee ai cuori dei giovani di ogni angolo del mondo. Non è una favola contemporanea, è realtà, la realtà del 2019. SEvi è il beneficio del dubbio che le azioni della Thunberg riusciranno davvero a salvare il mondo, possiamo dire con certezza che è riuscita a smuovere gli animi delle generazioni più giovani che sono scese in piazza venerdì 15 marzo 2019 per una manifestazione contro la mancanza di azione da parte dei governi verso il cambiamento climatico. Uno sciopero globale della scuola, sia degli studenti che del personale docente, dirigente e Ata, in Italia e all’estero.

Il Global Climate Strike for Future, è stata una vera e propria manifestazione mondiale che ha visto l’adesione di più di 130 Paesi, formata da scioperi e cortei in piazza, senza bandiere e schieramenti politici, con il solo obiettivo di far sentire la propria voce. L’obiettivo è quello di chiedere impegni concreti per far fronte ai cambiamenti climatici.

Siamo la prima generazione che subirà i devastanti effetti del cambiamento climatico, e l’ultima generazione in grado di dare un contributo per risolvere questo problema.” così ha parlato Leonardo Basso, studente di Psicologia e membro del comitato Fridays for Future Padova

Greta Thunberg è una giovane attivista che ha iniziato a scioperare dalle lezioni scolastiche tutti i giorni in un primo momento, poi limitando le assenze al solo venerdì di ogni settimana, raccogliendo adesioni su adesioni da parte dei giovani di tutto il mondo attraverso i social.

La Thunberg è oggi il simbolo mondiale di questa protesta che coinvolge “la prima generazione che subirà i devastanti effetti del cambiamento climatico, e l’ultima generazione in grado di  risolvere questo problema”, come dice Leonardo Basso.
Il movimento a Padova si è formato a dicembre dopo la marcia mondiale per il clima. Siamo ancora in tempo a salvare l’umanità e il nostro pianeta, racconta Giacomo Bertorelle, membro del comitato e studente dell’Istituto Valle di Padova. Nel comitato padovano si sono riuniti studenti delle superiori e universitari ma non solo, per poi discutere sul cambiamento climatico locale e organizzare per ogni venerdì un approfondimento.

Il comitato di Padova ha organizzato una conferenza aperta al pubblico, in cui ha convocato esperti sulle azioni che si possono fare per contrastare il cambiamento climatico.

Il 15 marzo è stata una giornata storica per il pianeta: la protesta Global Strike For Future ha portato in piazza migliaia di studenti di tutto il mondo, con lo scopo di riprendere in mano il futuro del pianeta.

Anche a San Severo questa mattina studenti delle Scuole secondarie e primarie hanno manifestato al ritmo di “Bella ciao”, che è diventata inno dell’ambiente, con un solo grido: “Now, now, now!!!” Bambini, giovani e adulti si sono dati appuntamento davanti alla villa comunale, manifestando il loro dissenso alla scarsa attenzione dei governi verso i problemi climatici.

La nostra scuola ha partecipato con una rappresentanza delle classi seconde e terze e hanno accompagnato l’inno dell’ambiente con alcuni degli strumenti musicali che si studiano nella nostra scuola: clarinetto, tromba e chitarra.

584dd1d3-da6a-4f4a-8b44-4075a670fbf5

Un movimento nato dal basso che sta facendo sentire la propria voce: si lotta per fermare il cambiamento climatico, per un futuro sostenibile e per smuovere i politici e le istituzioni affinché prendano al più presto provvedimenti concreti in difesa del clima. La miccia che ha innescato questa protesta parte dalla Svezia, da una ragazza di sedici anni con le trecce e la idee ben chiare.

Greta Thunberg ha iniziato la sua lotta nell’agosto del 2018 quando la Svezia ha registrato un’eccezionale ondata di calore. 

Una voce solitaria che piano piano ha iniziato a farsi sentire in tutte le parti del mondo, soprattutto grazie ai social media: con lo slogan #fridayforfuture, Greta è diventata il simbolo di milioni di giovani che vogliono lottare per il loro futuro.

Il «Time» ha inserito Greta tra i teenager più influenti del 2018, grazie anche al discorso che ha tenuto alla Cop24 delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si è tenuta a inizio dicembre in Polonia. Un intervento chiaro per i rappresentati dei governi: “Dovete agire come se la vostra casa fosse in fiamme”.

Il messaggio che Greta è questo: “Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete di nuovo. Abbiamo finito le scuse e stiamo finendo il tempo. Siamo venuti qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene alle persone”.

I governi devono accettare il fatto che i giovani hanno idee, obiettivi e pensieri anche su argomenti importanti, come i cambiamenti climatici. Greta parla con decisione e sicurezza, chiede che si consideri seriamente il problema, come una minaccia al futuro della specie umana. E infine c’è la rabbia di chi ha paura del futuro, di chi vuole vivere i propri sogni, di chi spera in una giustizia climatica che oggi non c’è.

Risultati immagini per immagini cambiamento climaticoRisultati immagini per immagini cambiamento climaticoRisultati immagini per immagini cambiamento climatico

L’Italiano scala la classifica ed è quarta lingua al mondo

Al primo posto c’è sempre l’inglese. E non è una novità neanche che sia lo spagnolo la seconda lingua più studiata la mondo. E il cinese occupa il terzo gradino del podio. A meravigliare invece è che l’italiano abbia superato il francese e sia al quarto posto della classifica.

A spiegare i dati estratti da uno studio di Ethnologue, pubblicazione cartacea ed elettronica del SIL International, ci pensa Il Sole 24 Ore che precisa:

Risultati immagini per podio delle lingue piu parlate al mondo

“Stilare una classifica delle lingue più parlate al mondo non è facile intanto perché è impossibile conoscere il numero preciso delle persone che parlano una determinata lingua. Poi bisogna tenere conto di quale istituzione rileva i dati e del momento storico in cui essi vengono raccolti, perché i numeri possono variare molto.”

Eppure i risultati parlano chiaro. Infatti l’italiano è nelle preferenze delle lingue studiate nel mondo è in trend positivo già da diversi anni.

Una classifica ormai consolidata dal 2014-2015, quando lo studio dell’italiano ha registrato un boom, passando da 1,7 milioni di studenti (2013-2014) a più di 2 milioni il biennio dopo. L’italiano è sempre al quarto posto per l’anno accademico 2016/17, con 2.145.093 studenti raggiunti in 115 paesi tramite gli Istituti Italiani di Cultura.

Risultati immagini per podio delle lingue piu parlate al mondo

L’inglese è utilizzato da un miliardo 190 milioni di persone, il 17% della popolazione mondiale. Al secondo il cinese mandarino parlato da un miliardo 107 milioni di individui, il 15,8% della popolazione del pianeta. Al terzo posto arriva l’hindi-urdu, lingua parlata da 697,4 milioni di persone. L’italiano è invece al 21° posto della classifica, con oltre 67 milioni di parlanti e un interessante primato, questo secondo classifiche di molto anteriori a quelle degli ultimi anni.

A. Rinaldi- L. Pennacchia

Brigantaggio e mafia

Da sempre la musica popolare del meridione, che è la voce del popolo,  va contro la storia ufficiale che descrive i briganti come assassini, ladri e una minaccia per lo stesso popolo. In realtà erano soltanto una minaccia verso i potenti che sfruttavano la povera gente, ecco perché gli fu dichiarata guerra: semplicemente per garantire la supremazia dei potenti.

I loro “crimini” erano sempre e solo a danno di chi era seduto più in alto, spesso i nobili venivano derubati per punire un sopruso. Il popolo per riconoscenza dava loro cibo e rispetto.

screenshot_2016-10-04-21-12-00

La mafia al contrario dei briganti lavorava con i nobili e i grandi proprietari terrieri (massoni). All’inizio la “mafia” era composta dai “picciotti” che erano semplicemente uomini che lavoravano con i Nobili e i grandi proprietari terrieri. Nessun rito di affiliazione e nessuna struttura, semplicemente uomini a cui il “padrone” dava un’arma e un cavallo per la propria sicurezza, per controllare le proprietà e per “tenere calmi” i contadini “servi della gleba”.

Con l’Unità d’Italia questi uomini finirono ad aiutare i Garibaldini prima, e  a collaborare con il Generale dell’esercito piemontese Cialdini, con i Savoia e con il nuovo Stato dopo. Da quel momento sono iniziati i “riti” di affiliazione, simili a quelli delle logge massoniche.

Qui si può iniziare a parlare finalmente di Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra, qui nascono queste società e non prima. I “picciotti” grazie al loro aiuto hanno acquisito sempre più potere e denaro fino ad acquistare  le stesse proprietà dove lavoravano come guardiani.

IMG-20161004-WA0039

Il brigantaggio fu estirpato con ferocia (vedi Fenestrelle), la Mafia era ancora presente e dall’Unità d’Italia fino ad oggi è diventata sempre più potente e “collabora” con lo Stato, proprio come diceva il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che fu vittima della mafia negli anni Ottanta.

Anastasia de Biase

Luca Felice Pezzi

3^H

Chi aiuta gli altri aiuta se stesso

Seneca, filosofo latino, sosteneva che “chi aiuta gli altri aiuta se stesso”. Una ricerca dell’Università della California dimostar che è vero.

I ricercatori hanno raccontato la loro scoperta in un articolo dal titolo “Kindness counts“, la gentilezza conta.

Gli studiosi hanno seguito un gruppo di bambini dai 9 agli 11 anni, chiedendo loro di compiere tre atti gentili ogni settimana, per un mese. Risultato? I bambini che hanno praticato la gentilezza sono stati accettati dai compagni con una percentuale nettamente superiore agli altri e hanno rivelato un maggior benessere. Il risultato può apparire scontato, ma il lavoro dei ricercatori ha dimostrato che la gentilezza conta!

Questo accade perché la gentilezza non è debolezza, ma un dono. Essere gentili non significa mettere da parte il coraggio e la tenacia, ma semplicemente donare un poco del proprio tempo e di se stessi agli altri.

La gentilezza è un comportamento che dovrebbe essere basilare nella nostra cultura a partire già nei primissimi anni di vita. E poi, essere gentili è qualcosa di piacevole ed è sufficiente insegnare attraverso l’esempio per riuscire a trasmettere questa buona pratica ai bambini.

La gentilezza non è solo questione di buona educazione ma è uno stile di vita che – se praticato con costanza  – riesce a migliorare le relazioni con gli altri.

La gentilezza è uno sport che tutti possono praticare. Anzi, vogliamo proporti una sfida: per un mese, prova a compiere tre atti gentili ogni giorno. Se temi di perdere il conto, naturalmente, potrai prendere nota sullo smartphone dei tuoi piccoli gesti gentili. L’importante è essere costanti. Tra un mese, dovresti cominciare ad avvertire il suo effetto benefico.

Però, attenzione: non cadere nell’errore che aiutando gli altri si riceverà aiuto. Il fine della sfida e della gentilezza non è uno “scambio di favori”. Ciò avviene in molti casi, ma non sempre. Il vero benessere non deriva dall’aiuto che si può ricevere in cambio, ma dall’atto di donare se stessi agli altri.

Le azioni gentili ci fanno sentire grandi e, giorno dopo giorno, ci trasformano in persone autorevoli e luminose.

Fiorillo- Ortore 3^H

Immagine correlata

Recensione “Diritto di contare”di Theodore Melfi.

L’ 8 Marzo, siamo andati al cinema Cicolella insieme alle prof e le altre terze per guardare il film “Diritto di contare” di Theodore Melfi, basato sul libro Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race di Margot Lee Shetterly, il film racconta la storia vera della matematica, scienziata e fisica afroamericana Katherine Johnson, che collaborò con la NASA, sfidando razzismo e sessismo, tracciando le traiettorie per il Programma Mercury e la missione Apollo 11.

Questo film parla di 3 donne di colore che volevano un lavoro alla NASA. All’inizio le persone “bianche” che lavoravano nella NASA non le accettavano e molte volte le sfruttavano, facendole lavorare molto. Poi però si accorsero che senza di loro non riuscivano a gestire la situazione. Una delle donne sapeva fare calcoli in pochissimo tempo e grazie a lei, un uomo venne spedito nello spazio. Però ci fu una complicanza mentre questo uomo girava intorno alla Terra. La copertura iniziava a scottare fino ad incendiarsi. Dalla base cercavano le sue tracce. Dopo un po’ si senti la voce dell’uomo che stava per atterrare sulla Terra.

Alla fine le donne ottennero un lavoro preciso e avevano finalmente i diritti come tutti gli altri esseri umani.

Commento.

Secondo me tutti dovrebbero avere gli stessi diritti indipendentemente dalla carnagione, sesso, religione e cultura. Noi siamo ugualmente diversi. A. De Biase 3^H

L’ 08/03/2019 ci siamo recati tutte le terze al cinema Cicolella per la visione di un film “Il DIRITTO DI CONTARE”. Questo  film parla di tre giovani ragazze  che si chiamavano Katherine, Dorothy e Mary che  lavoravano alla NASA e venivano messe sempre  da parte per il loro colore di pelle. Però  un giorno  Katherine  ha avuto l’incarico  di fare dei calcolcoli per mandare un uomo nello spazio.

Mary voleva essere un’ingegnere ma non poteva perché  era di colore mentre,  Dothory voleva essere la responsabile. Katherine  era molto brava in matematica allora  solo grazie  a lei riuscirono a  inviare l’uomo nello spazio. 

Commento

Questo  film per me è  stato molto bello , ed è  stato anche molto interessante  perché  attraverso questo  film ho capito  che le discriminazioni non  devono esistere perché  le persone di colore sono persone uguali a noi cosi come donne e uomini hanno stesse capacità. M.C. Draisci 3^H

Hidden Figures.jpg

Venerdì 08/03/2019, noi di 3ˆH siamo andati al cinema Cicolella, per vedere il film “Il diritto di contare”. Esso parlava di tre donne americane, ovvero Katherine, Dorothy e Mary, che lavorano nella NASA. Ad un tratto Katherine viene chiamata per sviluppare dei conti, aiutando così le persone che dovevano decollare, ma essendo una donna di colore viene sottovalutata.

La stessa cosa accade alle sue amiche, Mary voleva essere un ingegnere ma la scuola che doveva praticare per prendere il diploma per ingegneria, era solo per bianchi e soprattutto non per donne. Katherine riusciva a svolgere il lavoro meglio di altri colleghi, ma il suo lavoro era a tempo determinato e quindi non poteva stare ancora a lungo. Infatti quando gli astronauti erano pronti per partire, la ragazza venne “licenziata” e non potè più lavorare lì e ritornò dove stava prima, insieme alle altre amiche. Ma proprio quando gli astronauti stavano per partire, avevano trovato degli errori in alcuni calcolo, e nessuno era in grado di aggiustarli, allora il capo decise di richiamare Katherine, che in poco tempo riuscì a risolvere il problema e venne rimessa nel lavoro.

Il film termina che tutte e 3 le ragazze riescono a combattere per i propri diritti e a realizzare quello che avevano sempre desiderato.

Per me il film è stato molto bello, la cosa più bella del film secondo me, è il fatto che le ragazze hanno sempre combattuto per quello che volevano fare e per i propri diritti. Questo film mi ha fatto capire un sacco di cose e quella che mi è rimasta di più è il loro spirito di difendere i loro diritti, per i loro sogni e soprattutto per la loro libertà. Mi piacerebbe molto riuscire ad avere il loro comportamento e il loro coraggio.francesca Cota 3^H

 

Le suffragette e la lotta per il diritto di voto

Con il termine suffragette si indicano le appartenenti al movimento di emancipazione femminile nato per ottenere il diritto di voto per le donne.

Sarebbe stato più corretto usare la definizione suffragista ma nell’uso comune si è affermato suffragetta, che ha finito per indicare la donna che lotta o si adopera per ottenere il riconoscimento della piena dignità delle donne, coincidendo in parte quindi con il termine femminista.

Le assemblee incaricate di eleggere i deputati agli Stati generali presentarono nel 1789, all’inizio della rivoluzione francese, all’Assemblea Rivoluzionaria i Cahier de Doléances des femmes, una prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti delle donne. Negli stessi anni, sempre in Francia, Olympe de Gouges pubblicò “Le prince philosophe”, romanzo che rivendicava i diritti delle donne, ed iniziò ad organizzare gruppi di donne. La sua azione tuttavia fu interrotta quando iniziò a criticare lo stesso Robespierre e nel 1793 venne ghigliottinata.

Le donne iniziarono anche nel Regno Unito la lotta per il cambiamento all’interno della società, sin dall’inizio sostenute dal lavoro di personalità fautrici dei diritti delle donne, come John Stuart Mill. Egli propose l’idea del suffragio femminile in un programma presentato agli elettori del Regno Unito nel 1865 e successivamente venne affiancato da numerosi uomini e donne, pronti a lottare per la stessa causa. Contemporaneamente a quanto avveniva in Francia, quindi, pure nel Regno Unito si pubblicarono libri a sostegno della tesi dei diritti per le donne. Nel 1792 Mary Wollstonecraft pubblicò A Vindication of the Right of Women, mentre iniziavano a formarsi i primi circoli femminili. Tuttavia le richieste delle donne non ottennero risposte adeguate, sino a quando  con la riforma del 1832 e con la legge comunale Corporations Act del 1835  alle donne venne concesso il diritto di voto, anche se era limitato alle elezioni locali, mentre per quelle nazionali non era possibile.

Risultati immagini per suffragette

Il movimento delle suffragette, come movimento nazionale volto a chiedere il suffragio femminile, vide la luce nel Regno Unito solo nel 1869. È da questa data quindi che fu possibile parlare, a tutti gli effetti, di suffragette, perché solo allora ebbe vita un movimento nazionale per rivendicare il diritto di voto, ancora non riconosciuto, che portò nel 1897 alla formazione della Società Nazionale per il suffragio femminile. La fondatrice, Millicent Fawcett, cercò di convincere anche gli uomini ad aderire al movimento, perché erano i soli, in quel momento storico, che legalmente potessero concedere il diritto di voto, ma ebbe scarso successo.

I progressi sul piano del riconoscimento sociale, in quel primo periodo, furono quindi molto limitati, e tale situazione si protrasse sino a circa il 1903. I movimenti femminili ripresero nuovo vigore quando Emmeline Pankhurst fondò nel 1903 l’Unione sociale e politica delle donne, con lo scopo di far ottenere alle donne il diritto di voto politico, concesso solo agli uomini tranne che per le elezioni locali.

Le suffragette attuarono azioni dimostrative, incatenandosi a ringhiere, incendiando le cassette postali, rompendo finestre e così via. Una suffragetta, Emily Davison, morì durante i disordini al Derby di Epsom l’8 giugno 1913, e le venne dedicata una edizione speciale del quotidiano The Suffragette. Molte vennero incarcerate e iniziarono lo sciopero della fame emulando Marion Dunlop, la prima suffragetta ad attuare tale forma di protesta. In vari casi vennero sottoposte ad alimentazione forzata.

Il movimento femminile aveva come scopo il raggiungimento di una parità rispetto agli uomini non solo dal punto di vista politico ma anche giuridico ed economico. Le donne volevano poter insegnare nelle scuole superiori, l’uguaglianza dei diritti civili, svolgere le stesse professioni degli uomini e soprattutto godere del diritto elettorale o di suffragio, termine dal quale deriva appunto il nome con il quale si era soliti indicare le partecipanti al movimento: suffragette.

Le aderenti al movimento usavano diffondere le proprie idee attraverso comizi, scritte sui muri o cartelli con slogan o contenenti frasi inneggianti alla promotrice della rivolta. Spesso queste manifestazioni venivano soffocate con la violenza da parte delle forze dell’ordine e con l’arresto di molte militanti femministe.

Durante la prima guerra mondiale, con quasi tutti gli uomini validi mandati al fronte, le donne assunsero molti dei tradizionali ruoli maschili, e questo comportò una nuova considerazione delle capacità della donna. La guerra inoltre causò una spaccatura nel movimento delle suffragette del Regno Unito, con Emmeline e Christabel Pankhurst, ed il loro Women’s Social and Political Union, disponibili a sospendere la loro campagna per la durata della guerra, mentre le suffragette più radicali, rappresentate da Sylvia Pankhurst con il suo Women’s Suffrage Federation, continuarono la lotta.

Tuttavia, nonostante le divisioni, le donne riuscirono ad ottenere ciò per cui lottavano e vinsero così la loro battaglia. Nel 1918 il parlamento del Regno Unito approvò la proposta del diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età  che furono ammesse al voto politico. Solo più tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio fu esteso a tutte le donne del Regno Unito.

Il movimento delle suffragette si sviluppò in forme simili in vari paesi. Il primo paese ad introdurre il suffragio universale fu la Nuova Zelanda nel 1893, e solo più tardi la Finlandia e la Norvegia, rispettivamente nel 1906 e 1907. In Germania le donne ottennero tale diritto nel 1919.  La Francia che pure aveva avuto già nella rivoluzione francese una prima presa di coscienza, concesse il diritto solo nel 1945. La Svizzera riconobbe il diritto di voto alle donne in alcuni cantoni già dal 1959, e solo nel 1971 la ottennero anche nei cantoni restanti.Il primo stato statunitense a riconoscere parzialmente il suffragio femminile fu lo Stato del Wyoming nel 1869, e nello stesso anno, negli Stati Uniti, si verificarono movimenti analoghi a quelli inglesi, ma le donne riuscirono a ottenere il suffragio universale solo nel 1920, dopo la fine della prima guerra mondiale. Tra le leader del movimento statunitense deve essere ricordata Alice Paul.

In Italia il percorso fu in parte rallentato dall’unificazione avvenuta solo nel 1861. Nel 1919 le donne ottennero l’emancipazione giuridica, e anche papa Benedetto XV si pronunciò pubblicamente a favore del diritto di voto alle donne. Ai primi nuclei femminili, aderirono inizialmente le donne della borghesia, alle quali si affiancarono successivamente cattoliche e socialiste. Successivamente, l’avvento del fascismo congelò la questione: fu solo il 1º febbraio 1945, quando l’Italia era ancora in guerra, prevedeva il diritto di voto esteso a tutti gli italiani che avessero 21 anni compiuti. Rimasero escluse, fino al 1947, le prostitute “vaganti”, ovvero le donne schedate che lavoravano al di fuori delle “case chiuse”.

Le donne votarono, per la prima volta, nelle elezioni amministrative della primavera del 1946 nonché nel successivo referendum del 2 giugno, per l’elezione dell’Assemblea costituente e per il Referendum per la scelta tra monarchia e repubblica. Il principio, stabilito dal decreto legge del 1945 e firmato dal Luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia, venne ripreso successivamente dalla Carta costituzionale italiana, entrata in vigore nel 1948 dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.

Risultati immagini per suffragette

F. C. – A. B. – M. C. D. -C. T. 3^H

Matilde di Canossa

La Grancontessa Matilde di Canossa, o Mathilde, nacque forse a Mantova, a marzo del 1046  e morì a Bondeno di Roncore il 24 luglio 1115; fu contessa, duchessa, marchesa e vicaria imperiale e vice regina d’Italia.

Matilde fu una potente feudataria e sostenitrice del papato nella lotta per le investiture; personaggio di assoluto primo piano in un’epoca in cui le donne erano considerate di rango inferiore, arrivò a dominare tutti i territori italici a nord dello Stato Pontificio.

Nel 1076 entrò in possesso di un vasto territorio che comprendeva la Lombardia, l’Emilia, la Romagna e – come duchessa / marchesa – la Toscana, e che aveva il suo centro a Canossa, nell’Appennino reggiano. Fra il 6 e l’11 maggio 1111 fu incoronata Vice Regina d’Italia dall’imperatore Enrico V.

Matilde è una delle figure più interessanti del Medioevo italiano: vissuta in un periodo di continue battaglie, di intrighi e scomuniche, seppe dimostrare una forza straordinaria, sopportando anche grandi dolori e umiliazioni e mostrando un’innata attitudine al comando. La sua fede nella Chiesa di quel tempo le valse l’ammirazione e il profondo amore di tutti i suoi sudditi.

Il padre, Bonifacio di Canossa detto “il Tiranno”, era l’unico erede della dinastia canossiana, discendente diretto di Adalberto Atto, fondatore della casata degli Attoni. La madre, Beatrice di Lotaringia, apparteneva ad una delle più nobili famiglie imperiali, strettamente imparentata con i duchi di Svevia, i duchi di Borgogna, gli Imperatori Enrico III ed Enrico IV, dei quali Matilde era rispettivamente nipote e cugina prima, nonché con il papa Stefano IX.

Poco si sa dell’infanzia di Matilde, sia perché le cronache del tempo preferirono occuparsi della fanciullezza dei due fratelli maggiori, Federico (legittimo erede di Bonifacio) e Beatrice, sia perché le fonti si concentrano soprattutto sulle imprese compiute da adulta. Trascorse molto tempo dedicandosi alla cultura letteraria.

Il 18 aprile 1076 morì Beatrice, e Matilde, che aveva già regnato affiancata alla madre, divenne a 30 anni l’unica sovrana incontrastata di tutte le terre che vanno dall’attuale  Tarquinia al lago di Garda. Aveva inoltre titoli in Lorena.

Matilde di Canossa.jpg

La sua figura è legata soprattutto all’episodio della scomunica e, successivamente perdono proprio presso il castello di Matilde, di Enrico IV da parte del papa Gregorio VII. L’umiliazione di Canossa è l’episodio avvenuto durante la lotta politica che vide contrapposta l’autorità della Chiesa a quella imperiale di Enrico IV, il quale, per ottenere la revoca della scomunica inflittagli dal papa, fu costretto a umiliarsi attendendo inginocchiato per tre giorni e tre notti innanzi al portale d’ingresso del castello di Matilde, mentre imperversava una bufera di neve, nel gennaio del 1077.

Nel 1079 Matilde donò al papa tutti i suoi domini, come sfida verso l’imperatore. Ma in due anni le sorti del confronto tra papato ed impero si ribaltarono: nel 1080 Enrico IV convocò un Concilio a Bressanone in cui fece nominare un antipapa: Clemente III. L’anno seguente decise di scendere una seconda volta in Italia per ribadire la sua signoria sui suoi territori. Cacciò Matilde, bandendola dall’impero.

Matilde morì di gotta nel 1115, era il 24 luglio, vigilia di San Giacomo, il santo cui Matilde negli ultimi mesi aveva fatto erigere una chiesa proprio davanti alla sua camera da letto, per poter assistere alle funzioni in quanto era inferma e ammalata. Venne sepolta in San Benedetto in Polirone (San Benedetto Po).
Nel 1632, per volere di papa Urbano VIII, la sua salma venne trasferita a Roma in Castel Sant’Angelo. Nel 1645 le sue spoglie furono spostate definitivamente nella Basilica di San Pietro a Roma, unica donna insieme alla regina Cristina di Svezia e alla principessa polacca Maria Clementina Sobieska, consorte di Giacomo Francesco Edoardo Stuart.

La sua tomba, scolpita dal Bernini, è detta Onore e Gloria d’Italia.

S. Naurale-G. Rigucci 1^I