Sport e sportivi: Vanessa Ferrari

Vanessa Ferrari, è una ginnasta italiana che dal 2009 gareggia per il gruppo sportivo dell’Esercito Italiano, forza armata nella quale riveste il grado di caporal maggiore.

Prima atleta azzurra a laurearsi campionessa mondiale di ginnastica artistica, nel 2006, fu insignita del collare d’oro al merito sportivo del CONI, e a inizio 2007 ricevette l’onorificenza presidenziale di cavaliere al merito della repubblica.

Soprannominata La Farfalla di Orzinuovi e La Cannibale, è anche la prima ginnasta italiana ad avere eseguito lo Tsukahara avvitato “Silivas”, un doppio salto indietro raccolto con doppio avvitamento.

Vanta nel palmarès internazionale, oltre al titolo del 2006, un argento e tre bronzi mondiali, quattro titoli di campionessa europea tra il 2006 e il 2014, cinque vittorie in Coppa del Mondo tra il 2007 e il 2019 e 8 ori in due edizioni dei Giochi del Mediterraneo, che ne fanno la sportiva italiana più vincente nella storia di tale rassegna.

A livello nazionale detiene 22 titoli (7 nel concorso generale) ai campionati assoluti, di cui il primo vinto nel 2004 e 11 vinti con la squadra Brixia nel Campionato di Serie A1.

E. Russo

Vanessa Ferrari, è scattata la missione Olimpiade | Bresciaoggi

Campioni dello sport: Katelyn Michelle Ohashi

Katelyn Michelle Ohashi (Seattle, 12 aprile 1997) è una ginnasta statunitense, quattro volte campionessa ai Visa Championship 2011 e tre volte membro della squadra nazionale juniores Usa.Viene allenata da Valerij Ljukin presso la WOGA, società di cui facevano parte le campionesse olimpiche Carly Patterson e Nastia Liukin.

Inizia a praticare la ginnastica artistica seguita dall’allenatore Al Fong presso la GAGE (Great American Gymnastics Express) di Blue Springs. Debutta in una competizione nazionale durante le Olimpiadi Nazionali Juniores di Livello 10, dove arriva prima al corpo libero, seconda a pari merito alle parallele asimmetriche, quarta nel concorso generale individuale e settima al volteggio.

La sua prima competizione nazionale da élite sono i 2009 CoverGirl Classic di Des Moines, Iowa, dove arriva seconda al corpo libero, quinta a pari merito alla trave e nona nella classifica generale junior. Questi risultati le permettono di qualificarsi per i Campionati Nazionali (Visa Championship) di Dallas, Texas. Qui vince un’altra medaglia d’argento al corpo libero, arriva sesta alla trave e decima nel concorso individuale. Viene scelta per far parte della squadra nazionale del 2009-2010.

Alla fine del 2009, Katelyn si trasferisce a Plano nel Texas per potersi allenare con l’atleta e allenatore olimpionico Valerij Ljukin presso la WOGA (World Olympic Gymnastics Academy).

2010: Primi successi Nazionali e Internazionali

Ai CoverGirl Classic di Chicago, Katelyn vince la medaglia d’argento nel concorso generale individuale, alle parallele asimmetriche, alla trave e al corpo libero. Inoltre, si classifica ottava al volteggio.

Durante i Visa Championship svoltisi ad Hartford, Connecticut, vince il titolo alle parallele e diventa vice-campionessa individuale. Si posiziona quarta al corpo libero, quinta alla trave e settima al volteggio.

L’ultima importante competizione della stagione è il Bumbo Cup di Pretoria, Sudafrica. Qui, Katelyn vince la medaglia d’oro nel concorso generale individuale, al corpo libero e al volteggio; l’argento alle parallele e alla trave.

2011-2012: Campionessa Nazionale e Internazionale Modifica

La prima competizione internazionale dell’anno è il Trofeo Città di Jesolo, dove Katelyn vince l’oro insieme alla squadra americana. Inoltre, arriva prima al corpo libero, seconda alle parallele asimmetriche, terza nel concorso individuale, quarta alla trave e quinta al volteggio.

Ai CoverGirl Classic di Chicago, arriva prima insieme a Kyla Ross alle parallele asimmetriche (15.000), seconda alla trave (14.950) e terza nel concorso generale individuale (57.950), dietro alla Ross e a Lexie Priessman. Questi ottimi risultati le permettono di qualificarsi per i Visa Championship tenutisi in agosto. Qui Katelyn vince il titolo nazionale con un complessivo di 120.950 (il risultato è ottenuto sommando i punteggi di due giornate di gara). Vince inoltre il titolo alle parallele asimmetriche (30.150), alla trave e al corpo libero (30.050). Al volteggio esegue uno Yurchenko con doppio avvitamento e arriva quarta (29.700).

Dal 16 al 18 marzo 2012 partecipa ai Pacific Rim Championships di Seattle. In totale vince 5 medaglie d’oro: nel concorso individuale, nel concorso a squadre, al corpo libero, alla trave e alle parallele asimmetriche. Una settimana dopo prende parte al Trofeo Città di Jesolo dove vince la medaglia d’oro insieme alla squadra statunitense.

A giugno partecipa ai Visa Championship dove diventa campionessa nazionale a parallele e vicecampionessa a trave e corpo libero.

E. Russo

4 Things to Know About Katelyn Ohashi, the UCLA Gymnast Whose Floor Routine  Just Went Viral | Katelyn ohashi, Ucla, College sports

Ricette locali e nazionali tra storia e leggenda

Orecchiette con le cime di rapa 

Com’è facile intuire, il nome di questa pasta è dovuto alla forma: un dischetto concavo, liscio da un lato e ruvido dall’altro, che ricorda un piccolo orecchio. Più incerta è invece l’origine, che deriverebbe dalle “orecchie di Amman”, una preparazione tipica della comunità israelitica residente nel territorio di Sannicandro di Bari nel periodo della dominazione normanno-sveva. Ma c’è anche chi sostiene che questa pasta essiccata fu introdotta nella cucina pugliese dagli Angioini nel Medio Evo. 

Quel che è certo è che dal ‘500 le recchietedde sono tra i più diffusi piatti tipici pugliesi, e non c’è ristorante o trattoria che non le abbia nel menu, cucinate in vari modi: con sugo di pomodoro, ragù di carne, brasciole o condite con verdure varie. Anche se la ricetta classica vuole che si sposino con le cime di rapa.

F. Petrosino

Ricetta - Orecchiette alle cime di rapa - Le ricette dello spicchio d'aglio

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La Pizza, forse, nasce a Napoli, città che ne rivendica la paternità  e dove di sicuro conosce l’aggiunta della salsa di pomodoro a condimento del sottile strato di pasta.

Diventa presto uno dei collanti dell’unità nazionale e la bandiera gastronomica del nostro paese in ogni angolo del mondo, con risultati qualche volta discreti e spesso improbabili troviamo pizza ovunque andiamo.

Ma a Napoli di sicuro nasce la Margherita, la più famosa e la più semplice delle pizze che con salsa di pomodoro, mozzarella e basilico riporta nel piatto anche i colori della nostra bandiera. 

Si racconta che la Regina Margherita di Savoia, durante uno dei suoi soggiorni in città a Villa Rosebery, volle provare quel cibo popolare, schietto e immediato, che tanti suoi sudditi consumavano e il pizzaiolo di Brandi a Chiaia le fece provare e le intitolò quella preparazione che da allora è rimasta legata alla più conosciuta e forse più consumata tra le pizze: la Margherita appunto.

Un giro per l’Italia della gastronomia non potrà prescindere da una vera pizza napoletana, magari gustata a Spaccanapoli e senza l’arricchimento di troppi ingredienti inutili.

Certo  ai nostri giorni ci sono pizzerie buone e anche eccellenti in tutto il paese e spesso questo umile piatto diventa pretesto per essere una base di ottima pasta con ricercatezze gastronomiche poste sopra come condimento, ma la pizza del consumatore base sia esso italiano o straniero resta in fondo una scelta a due tra  la morbida  pizza di stile napoletano o quella più croccante di stile romano.

Altre regioni propongono preparazioni simili tra le più note lo “sfinciuni” palermitano o le preparazioni della Riviera Ligure di Ponente dove troviamo la Sardenaira a Sanremo o la Pisciarà a Bordighera o la Pisciadella a Ventimiglia.

Ma se volete gustare una grande e vera pizza è in Italia che dovrete farlo: dove troviamo la pizza e le preparazioni analoghe Italia, Napoli, Roma, Palermo, Riviera Ligure di Ponente.

A. Livia

Pesto alla genovese

Il pesto alla genovese è una ricetta tipica della Liguria e rientra tra i prodotti agroalimentari tradizionali della regione.

Il suo ingrediente principale è il basilico e in particolare il basilico Genaliso. Il pesto si ottiene appunto pestando il basilico co sale, pinoli e aglio e il tutto condito con parmigiano Reggiano, olio extravergine d’olivo e il pecorino Fiore Sardo.

Si tratta di una salsa cruda, cioè gli ingredienti sono amalgamati a freddo nel mortaio, pestati con molta pazienza così da non perdere le loro proprietà nutritive.

Le prime tracce del pesto le troviamo addirittura nell’800 e da allora la ricetta si è sempre mantenuta identica, almeno nella preparazione casalinga. Per fare il vero pesto alla genovese occorrono un mortaio di marmo e un pestello di legno e… molta pazienza.

N. di Rodi

Bombette Pugliesi. 

Stimata regina delle braci, campionessa indiscussa dello street food tipico, la bombetta è una delle imperdibili specialità della cucina tradizionale pugliese e il macellaio Mannarino ha deciso di soddisfare anche le papille gustative dei buongustai milanesi con la sua chicca dal sapore imperdibile. Senza perderci in ulteriori lodi, andiamo a scoprire insieme quali sono le origini di questa eccezionale leccornia. Questa tradizione nasce e cresce nella Valle d’Itria, cuore pulsante della Puglia, territorio colmo di tradizioni culinarie che attraversano le provincie di Bari, Brindisi e Taranto.T ra tutti i borghi della valle due di questi hanno fatto, in particolare modo, delle bombette la loro ragione di vita.

F. Colio

LA FOCACCIA

La focaccia è un pane basso, composto da un impasto di farina, acqua, sale e lievito, che può essere cotto sia al forno che alla brace.

La parola focaccia deriva dal tardo latino “focus” che richiama la cottura nel focolare. Focaccia in latino veniva chiamata “focacia”, femminile di “focacius”. Spesso con la parola focaccia ci si riferisce a tutte le sue possibili varianti. Tuttavia, con questo termine si indica soprattutto la focaccia classica genovese e barese. 

LA LASAGNA

Le lasagne al forno sono costituite da una sfoglia di pasta all’uovo tagliata in fogli grossolanamente rettangolari detti lasagne, le quali, una volta bollite e scolate, vengono disposte in una sequenza di strati, separati da una farcitura che varia in relazione alle diverse tradizioni locali.

La più antica ricetta per la preparazione di una lasagna di cui si abbia notizia risale a un trattato di cultura gastronomica napoletana, il Liber de coquina, scritto sul finire del Duecento in latino volgare, dove l’autore, presentava la ricetta “de lasanis”.

Nei successivi secoli la ricetta venne riproposta in altri ricettari, non solo italiani, tra i quali L’Anonimo Toscano, Lucerna de corteggiani, ed infine ne Il principe dei cuochi, pubblicato a Napoli nel 1881, troviamo la prima ricetta in cui si suggerisce implicitamente l’uso del pomodoro, peraltro scritta in italiano. La prima traccia scritta di lasagne alla maniera di Bologna appare nel 1935 nel libro Il ghiottone errante.

Sebbene esistano molte varianti della ricetta, si hanno due distinte tradizioni nella preparazione della sfoglia di lasagna; una più antica, riconducibile al centro-sud Italia, ed una più recente tipica dell’Italia centro-settentrionale.

L. La Porta

Pizza - Wikipedia

Ricette dal mondo

La Paella 

La paella è un piatto tradizionale della cucina spagnola a base di riso, zafferano carne o frutti di mare. È originario della Comunità Valenzana e successivamente si è diffuso in tutta la Spagna, acquisendo popolarità all’estero, in particolare nel bacino del Mar Mediterraneo e nell’America Latina. Un adattamento della ricetta, noto come paelya o arroz a la valenciana è entrato a far parte della cucina filippina.

La paella si cucina nella paella, è di forma circolare, e si differenzia da altre padelle, oltre che per le due impugnature laterali, per le sue dimensioni. La profondità è di circa cinque-sei centimetri, mentre il diametro varia in base al numero di commensali: indicativamente, per 4 persone si usa una paella da 45 cm, per 10 persone quella da 1 metro. In occasioni particolari, per esempio per sagre paesane o feste di beneficenza, si possono vedere all’opera paelles di dimensioni gigantesche, che superano i 2 metri di diametro.

La paella nasce come “piatto di recupero”, e quindi può essere personalizzata a seconda degli ingredienti reperibili o di stagione. La ricetta della paella valenzana prevede riso, rosolatura di carne marinata, solitamente pollo e coniglio, verdure verdi come fagiolini o taccole, pomodori, peperoni e fagioli, ai quali si aggiungono lumache, brodo e spezie, come paprica, zafferano e rosmarino.

La variante più comune è quella a base di frutti di mare (paella de marisco in spagnolo), diffusasi sulle coste mediterranee, che sostituisce la carne con crostacei e molluschi, come mitili, scampi e seppie, e il brodo con il fumetto di crostacei.

Altre varianti, pur mantenendo gli ingredienti base come riso e zafferano, mescolano frutti di mare e carne assieme, solitamente pollo, costituendo la paella mista.

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Il couscous è un alimento tipico del Maghreb e, in Italia, della Sicilia occidentale e della Sardegna sudoccidentale, costituito da granelli di semola di frumento cotti a vapore.

Secondo Charles Perry, il cuscus si sarebbe originato tra i berberi, negli attuali Marocco e Algeria settentrionale tra l’XI ed il XIII secolo, tra la fine del periodo della dinastia ziride e la nascita del califfato almohade. Lo storico Hady Roger Idris affermò che il cuscus sarebbe attestato solo a partire dal periodo hafside.Secondo Lucie Bolens, invece, il cuscus si sarebbe sviluppato nell’antica Numidia, ai tempi di Massinissa.

Uno dei primi riferimenti scritti al cuscus viene dall’anonimo autore di un libro di cucina dell’al-Andalus, la Spagna musulmana del XIII secolo, che dà una ricetta per il cuscus. Il cuscus era noto anche nel sultanato di Granada dei Nasridi. Sempre nel XIII secolo uno storico siriano di Aleppo cita il cuscus in quattro occasioni. Queste citazioni così antiche mostrano che il cuscus si diffuse rapidamente, ma che in generale esso era comune soprattutto nell’occidente islamico fino alla Tripolitania, mentre più a est, a partire dalla Cirenaica, la cucina era soprattutto di tipo egiziano, in cui il cuscus costituiva solo un piatto occasionale. Oggi, il cuscus è conosciuto in Tunisia e nel Vicino Oriente, ma in Marocco, Algeria, e Egitto, il cuscus è il piatto-base. In catalano appare nel romanzo Tirant lo Blanch con il nome de “cuscusó”. Uno dei primi riferimenti al cuscus in Europa settentrionale è in Bretagna, in una lettera datata 12 gennaio 1699. Ma già molto tempo prima esso aveva fatto la sua comparsa in Provenza, dove il viaggiatore Jean Jacques Bouchard scrive di averlo mangiato a Tolone nel 1630.

 A. Prattichizzo

Ricetta Couscous con ratatouille di verdure - La Cucina Italiana

Samosa

La Samosa non è altro che un antipasto indiano considerato un tipico street-food poiché può essere facilmente gustato con le mani e come un cibo da strada. Si tratta di un fagottino triangolare, spesso a forma di mezzaluna costituti da una base di pasta di farina detta maida, spesso sostituita da pasta fillo, fritto o cotto al forno e imbottito da un gustoso ripieno speziato: tradizionalmente compaiono patate, piselli e cipolle ma sovente è presente anche pollo e formaggio.

Samosa - Wikipedia

Dosa e Masala Dosa

I piatti tipici indiani spesso sono vegetariani: tra i migliori abbinamenti vi è Dosa e Masala Dosa. Il Dosa è del tutto simile a un pancake preparato con farina di riso e dalla consistenza simile a una crepe, da farcire col Masala Dosa, un particolare ripieno piccante a base di patate, coriandolo, riso, lenticchie, curcuma, curry e cipolle.

Kashmiri Aloo Dum

Il Kashmiri Aloo Dum è invece un piatto vegetariano a base di patate accompagnate da una salsa di yogurt, pomodoro, curry e un mix di spezie. Si tratta di un antipasto della tradizionale cultura culinaria del nord dell’India ma viene comunque preparato, secondo molteplici varianti, in tutte le regioni del Paese.

Dum Aloo | Kashmiri Dum Aloo and Restaurant Style Aloo Dum

Chole Bhature

Il Chole Bhature è un gustosissimo cibo indiano caratterizzato da pane fritto detto bhatura e dal chole masala, particolare condimento a base di ceci e spezie. Spesso presente nella tipica colazione indiana, risulta nutriente e sostanzioso.

Pollo Tikka Masala

Il Pollo tikka masala è giunto in Occidente semplicemente come pollo al curry: rappresenta ad oggi una delle ricette tipiche indiane più apprezzate a livello internazionale. Il pollo viene marinato nello yogurt e condito con spezie, cotto al forno e servito con il Masala, una salsa a base di curry, panna e pomodoro spesso abbinato a riso basmati scondito. In India sono davvero molte le varianti proposte, dove spesso la variabile è data dalla tipologia di spezie impiegata e dagli ortaggi di accompagnamento.

M. DAloia

Tacos: La sua origine

I tacos sono un piatto tradizionale che arriva dal Messico, ma è famoso in tutto il mondo. Si tratta di una vera e propria testimonianza della storia di questo paese. Il mais infatti, uno degli ingredienti base dei tacos, era considerato un alimento sacro dai Maya e Aztechi.

Ricetta:

Salsiccia 500 g

Peperoncino dolce lungo 10 g

Paprika affumicata 1 cucchiaio

Concentrato di pomodoro 1 cucchiaio

Vino rosso 25 ml

Olio extravergine d’oliva 10 g

Pepe nero q.b.

V. Minutiello

IL PESCE PALLA

Ci sono davvero tanti alimenti che vengono definiti ‘’strani’’, appunto come quello di cui vi sto per parlare ora. E’ il pesce palla, che si poteva mangiare solo in alcuni dei paesi più strani al mondo. Il Giappone. Il pesce palla è uno dei pesci più velenosi in alcuni punti del corpo, infatti, se non viene pulito correttamente, si rischia anche la morte mangiandolo! 

Per fortuna sono stati effettuati moltissimi controlli e sembra che tutto stia procedendo per il verso giusto, mangiare il pesce palla in Giappone è totalmente sicuro. Oltretutto è molto costoso!

E. Russo

Tarantole fritte Cambogiane

Skun (Cambogia), La tarantola fritta con aglio, piatto tipico cambogiano ritenuto una squisitezza, rischia di scomparire a causa della deforestazione e della caccia non regolamentata nel paese asiatico.

“Sono deliziose da mangiare, mi piacciono perché ho sentito dire dagli anziani che le tarantole hanno proprietà mediche per curare alcune malattie”, spiega questa turista cambogiana. E farsi una foto mentre si mangiano questi grandi ragni fritti, il cui sapore assomiglia a quello del granchio, è diventato un must per i turisti che fanno tappa a Skun, città centrale della Cambogia, soprannominata “Spidercity” per il suo grande mercato di insetti da mangiare.

“Mi rende un po’ schizzinosa, perché non è proprio quello che mangerei a casa – aggiunge questa turista australiana – tuttavia siamo qui e quindi è il momento di provarle”. Tanto più, che la prelibatezza cambogiana potrebbe presto
scomparire. La maggior parte dei clienti del mercato locale sono residenti che vengono a fare scorte di quello che loro chiamano “aping”, ormai sempre più costoso.

Una venditrice di tarantole, Chea Voeun, spiega: “Sono famosi in tutto il mondo, sono gli insetti numero uno perché hanno proprietà mediche e sono deliziosi”, dice la donna, che vende tarantole da oltre vent’anni. “Scompariranno, siamo preoccupati – aggiunge la collega Lou Srey Sros – Quando le foreste non ci saranno più, anche questi insetti se ne saranno andati. Quando scompariranno le grandi foreste, questi ragni non esisteranno più. Vivono sottoterra, ma quando la gente ripulisce le foreste per piantare alberi di anacardi, allora se ne vanno”. I venditori di tarantole attualmente si affidano a dei mediatori per procurarsi i grandi ragni, i quali vanno a raccoglierli in province lontane. Questo è il motivo per cui il loro prezzo è decuplicato negli ultimi dieci anni.

S. Sarnataro

Santa Caterina da Siena, compatrona d’Italia e dell’Europa

Caterina di Jacopo di Benincasa, conosciuta come Caterina da Siena nacque a Siena il 25 marzo1347 e morì Roma, 29 aprile1380). È stata una religiosa, teologa, filosofa e mistica italiana.

Fu canonizzata da Pio II nel 1461 ed è patrona d’Italia insieme a san Francesco d’Assisi e compatrona d’Europa con San Benedetto.

 Caterina nacque a Siena, nel rione di Fontebranda dal tintore di panni Jacopo Benincasa e di sua moglie Lapa Piacenti, ventiquattresima di venticinque figli. Assieme a lei nacque una sorella gemella, battezzata con il nome di Giovanna, che morì a poche settimane di vita.

Quando Caterina raggiunse l’età di dodici anni i genitori iniziarono varie trattative per concludere un matrimonio vantaggioso per la figlia. All’inizio Caterina sembrò accettare, ma poi dichiarò espressamente che si era votata al Signore e che non intendeva ritirare la parola data.

Bisogna tuttavia tenere presente che, nel Medioevo, se una donna voleva prendere i voti, l’unica strada che poteva percorrere era quella di entrare in un monastero e versare a esso una dote. Caterina non aveva questa possibilità perché non possedeva una dote nei termini richiesti. Però non cedette, pur non sapendo come avrebbe realizzato il suo sogno. Fu allora isolata dalla sua stessa famiglia. Ma un giorno il padre la sorprese in preghiera e, secondo la tradizione, a tale vista Jacopo si rese conto che l’atteggiamento della figlia non proveniva da umana leggerezza e dette ordine che nessuno più la ostacolasse nel suo desiderio.

Caterina entrò fra le Terziarie domenicane, che a Siena erano note con il nome di “Mantellate” a causa del mantello nero che copriva la loro veste bianca. La giovane senese aveva da poco passato i sedici anni ed era quindi troppo giovane per garantire il rispetto della regola, quindi monna Lapa, spinta dalle insistenze della figlia, si decise ad andare a parlare alla priora delle “Sorelle della penitenza di San Domenico”, ma ne ebbe un rifiuto perché esse ammettevano nell’ordine solo vedove o donne in età matura e di buona fama.

Caterina da Siena fu poco dopo colpita da una malattia: altissime febbri e penosissime pustole ne sfigurarono il volto, facendola sembrare più anziana e meno aggraziata di quello che era. Allora Caterina pregò la madre di recarsi nuovamente dalla priora per dirle che lei sarebbe morta se non l’avessero ammessa nella loro confraternita. La priora, a sentire quella accorata implorazione, mandò alcune consorelle anziane a sincerarsi della situazione e della costanza dei sentimenti di Caterina. Le suore furono impressionate dai lineamenti sfigurati dell’ammalata e dall’ardore del suo desiderio di ricevere l’abito domenicano e riferirono tutto fedelmente. L’ammissione di Caterina fu accettata a pieni voti. La buona notizia fu accolta con lacrime di gioia dall’ammalata e ciò contribuì a farla guarire dalla malattia e nell’anno 1363 (il suo sedicesimo anno di vita), nella basilica di San Domenico, le fu dato l’abito dell’Ordine.

Entrata a fare parte delle Mantellate, Caterina non aveva esperienza di preghiere, adunanze e pratiche penitenziali. Ma era soprattutto la preghiera comune la cosa più difficile per lei. Infatti le preghiere erano per lo più in latino, come la Messa, ma Caterina, salvo il Paternoster e l’Ave, non sapeva né capiva altro. Non sapendo né leggere né scrivere, chiese a una consorella più istruita di insegnarle quel tanto che bastava, ma non ne ricavò nulla. Per tre anni si isolò dalle altre suore.

Caterina da Siena riteneva che assistere gli ammalati e i poveri, che impersonavano Cristo sofferente, fosse il modo per servire il Signore. Sono ricordati diversi episodi di carità verso i poveri (come i vestiti dati ai più bisognosi o un mantello donato a un povero pellegrino) e verso gli infermi (come Cecca la lebbrosa, che lei assistette e curò con amore, anche se si narra che la sua assistenza venne ricambiata con percosse e insulti). Caterina fu attiva soprattutto presso l’ospedale di Santa Maria della Scala, che accoglieva moltissimi pazienti affidati alle semplici cure mediche del tempo e alla pietosa assistenza dei parenti e di qualche volontario. C’erano anche malati che nessuno assisteva, o perché non avevano parenti, o perché erano afflitti da malattie contagiose: Caterina si dedicò ad assistere in particolare quest’ultimo tipo di ammalati. Questa sua attività durò per mesi, specialmente durante epidemie.

Nelle testimonianze prodotte da frate Tommaso Caffarini, emerge l’abnegazione con cui la santa si dedicava ai malati: una consorella di nome Andrea – che l’aveva anche ingiustamente calunniata di colloqui impudichi – si ammalò e le venne sul petto una piaga cancrenosa e purulenta che nessun’altra suora si sentì di curare, visto anche il pericolo di contagio e il fetore insopportabile che emanava la ferita; solo Caterina da Siena si prese premurosamente cura di suor Andrea. Caterina da Siena avrebbe poi anche contribuito alla pacificazione di famiglie senesi rivali coinvolte in faide.

Caterina da Siena, santa patrona d’Italia, visse impegnandosi in una profonda riforma della Chiesa. Agli occhi di Caterina tutti gli esseri umani, di fronte all’infinita perfezione di Dio, appaiono imperfetti.

Inoltre svolse anche un’intensa attività pubblica. Andò nel 1376 in Francia, ad Avignone, e pregò con insistenza Gregorio XI di bandire una crociata in Terra Santa e di riportare la pace in Italia, trasferendo di nuovo la sede papale a Roma. Non fu la sola ad avanzare queste richieste, ma di fatto dopo il suo intervento il pontefice fece ritorno in Italia. Sembra anche che, mentre pregava a Pisa davanti a un crocifisso, avesse ricevuto delle stimmate invisibili. Questo miracolo è però considerato con sospetto e sembra piuttosto inventato dai domenicani che, in concorrenza con i francescani, erano invidiosi delle stimmate di san Francesco.

I domenicani chiedevano inoltre che i pittori rappresentassero le stimmate sul corpo della santa, mentre i francescani si opponevano. Da qui una lotta durata secoli, con molti interventi di pontefici che presero posizione a favore ora dell’uno, ora dell’altra.

Secondo la tradizione Caterina morì a Roma nel 1380, sfinita dalle troppe penitenze, a trentatré anni, la stessa età di Cristo crocifisso. Questa data, però, potrebbe essere stata fissata per confermare il miracolo delle stimmate. Caterina fu canonizzata da un papa di Siena, Pio II, nel 1461. Da quel momento il suo culto conobbe un grande sviluppo. Il desiderio della città natale di conservarne le reliquie portò alla frammentazione del suo corpo (solo la testa è conservata a Siena): una pratica che a noi oggi sembra inaccettabile ma che nel Medioevo era assai comune.

Caterina è stata dichiarata dottore della Chiesa da Paolo VI nel 1970. Questa decisione dimostra il grande apprezzamento del pontefice per l’operato di Caterina da Siena ed è il segno di una rivalutazione del ruolo delle donne da parte della Chiesa, in contrasto con quanto sostenuto da san Paolo secondo il quale la donna deve rimanere subalterna all’uomo.

Solitamente Caterina viene presentata con in mano il giglio, simbolo della sua verginità, e il libro, simbolo della sua dottrina e dell’amore di Dio. Può essere rappresentata anche con una triplice corona che fa riferimento alla sua verginità, al suo martirio (per le penitenze che si inflisse) e alla sua dottrina.

                                                                                                Caterina Sardella 

Giornata della Terra: qualche idea a difesa del pianeta.

Il 22 Aprile si ricorda la Giornata della Terra, una giornata che vuole essere un momento di riflessione sulla salvaguardia del Pianeta Terra.

Noi della classe 2^H abbiamo voluto riflettere sull’inquinamento che noi essere umani provochiamo e abbiamo provato a dare delle idee per risolverlo nel nostro piccolo, perchè siamo convinti che ognuno di noi può fare qualcosa.

Cliccando sulle parole Scritte a colori potrete leggere le nostre riflessioni.

Buona lettura.

Classe 2^H

Futuro di Anna Carla Prattichizzo

Inquinamento ambientale ed acustico di S. Sarnataro- m. Fabiano – N. di Rodi- V. Minutiello- L- Mele

Il mio progetto contro l’inquinamento di Lorella La Porta

Ambiente e inquinamento di Enola Iannone

Le nostre idee per l’ambiente di Elenasofia Russo- Annelena Tota

L’inquinamento di A. Livia e Martina D’Aloia

Idee per l’ambiente di Martina Covino

22 Aprile 2020 – Giornata mondiale della Terra – Istituto Comprensivo  Statale "4° E. Pestalozzi" – Sant'Antimo (NA)

Il razzismo: dico la mia

Il razzismo esiste, non è frutto della nostra immaginazione.

Ho deciso di iniziare il mio testo così perchè ci sono molte persone sparse nel mondo che ancora non credono che un uomo può essere giudicato, picchiato, ucciso solo per il suo colore della pelle; quante volte al telegiornale abbiamo sentito, soprattutto nel 2020 delle cose che succedono negli Stati Uniti?

La morte di George Floyd ha lasciato a bocca aperte tutti, quante volte si è sentito invece nominare il movimento “black lives matter”, cioè “le vite nere contano” e io ne sono pienamente d’accordo.

Ci furono molte rivolte anche nel passato, grazie a Martin Luther King, Nelson Mandela, la reazione di Rosa Parks che stanca per la sua giornata di lavoro, non trovando posto sull’autobus nella parte riservata alla persone di colore, si sedette nella parte “mista” e dopo un po’ le fu ordinato di lasciare il posto a un bianco che tra l’altro era salito dopo di lei, lei rifiutò e fu anche arrestata per un semplice “no”.

Importante è il discorso che Martin Luther king in una delle sue rivolte non violente, “I have a dream” dove lui ha il desiderio di vedere il suo paese unito e che l’unica verità è quella che tutti gli uomini sono nati uguali; ha il desiderio di vedere un giorno i figli degli schiavi neri e i figli dei “padroni” degli schiavi riuniti intorno al tavolo della fratellanza, vedendo anche i suoi quattro figli che non saranno giudicati per il loro colore della pelle ma per il loro carattere.

Queste sono le celebri parole di King che meritano di essere ascoltate e condivise con più persone possibili.

Quando sento parlare di episodi di razzismo, provo molte dispiacere perchè sono fatti che accadono ogni giorno, sotto ai nostri occhi senza che non ce ne accorgiamo.

In questo periodo si sta parlando più del Covid, ma non si pensa più a questi problemi del mondo?

Si ok, è importante sapere che ormai il Covid ci sta impedendo di vivere, però almeno noi possiamo vivere in tranquillità, invece le persone di colore no, oppure parlando del fatto degli immigrati che arrivano in Italia e ci sono Italiani che sono arrabbiati dando sempre la colpa a loro e io vi chiedo: “Ma voi sapete la storia di tutte queste persone?” la risposta sarà NO ed è là che rimangono tutti a bocca aperta perchè iniziano a rifletterci su.

E’ così bello vedere le persone sorridere, vederle abbracciarsi…almeno così è per me, soprattutto quando sono giù; se vedo una persona che abbraccia un’altra, anche se quella non sono io, mi sento meglio…non so il perchè, è semplicemente bello vedere ancora un po’ di amore in questo mondo oltre a tutti questi problemi, perchè rovinare questi momenti?

Poi io non capisco perchè oltre al “black lives matter” c’è anche il “all lives matter” che secondo me non ha senso.

Una persona bianca non è mai stata bullizzata, non ha mai perso un lavoro, discriminato per il suo colore della pelle, considerato inferiore rispetto persone diverse da lui.

C’è l’articolo cinque dei Diritti umani che dichiara che nessun essere umano può essere torturato, non può avere delle punizioni crudeli, inumane e degradanti…non si parla di solo persone bianche ma di TUTTi gli esseri umani, senza distinzione di razza ma anche di sesso.

Oppure c’è anche l’articolo uno dove è scritto che ogni essere umano è nato libero con la propria personalità e che tutti siamo uguali e ci dobbiamo aiutare con gesti di fratellanza, proprio come dice King nel suo bellissimo discorso.

Voglio concludere con le parole famose di Rosa Parks cioè: “Le persone mi dicevano sempre che non cedetti il mio posto perché ero stanca, ma non è vero.[…]Ero solo stanca di cedere”.

Sara Mucci

Io sono assolutamente in disaccordo con le persone razziste, proprio perché, come detto in precedenza, per me siamo tutti uguali. Personalmente odio tutte quelle persone che, per una sciocchezza che le persone di colore fanno, li aggrediscono, per fare i fighi o i patriottici del cavolo e per fare bella figura sulle ragazze, quando poi in realtà, fanno solo una brutta figura. Però, odio anche quelle persone di colore, che pur di entrare in gruppi, (spesso criminali) aggrediscono persone completamente a caso; molto spesso sotto effetti di droghe.

Ritornando all’odio verso le persone di colore: nell’ormai lontano 2017, un ragazzo di nome Jerry, un ragazzo di colore, in un stancante fine giornata di una calda estate, stava salendo sull’autobus che lo avrebbe portato a casa, quando durante della sua salita, un signore gli bloccò la strada.
Successivamente Jerry con molta gentilezza gli chiese se si potesse spostare, ma egli così non fece, e dopo ripetute richieste senza risposta, gli spostò un braccio per passare. Nell’immediato il signore gli sferrò un pugno, che fece cader fuori dell’autobus il povero ragazzo. Poco dopo, Jerry non riuscì più a muovere il suo corpo, quel pugno gli fu fatale, così fatale da rompergli una vertebra e paralizzarlo per il resto della sua vita.
L’uomo in questione, dopo attente analisi, si scoprì che era un 60enne con precedenti razzisti.
Purtroppo non sono riuscito a scovare il nome dell’articolo e del giornalista.
Io tutt’ora non mi spiego cosa abbiano in mente le persone come questa. Bho!

Giuseppe Nardella

Nonostante le leggi razziali sono state abolite grazie all’intervento dell’ONU ancora oggi in molti paesi si sente parlare di episodi di razzismo nei confronti di persone di colore .

Infatti proprio in America l’anno scorso c’è stata l’uccisione di un afroamericano da parte degli agenti della polizia che lo avevano fermato per un semplice controllo.

Questo episodio ha scatenato tante polemiche e soprattutto ha fatto nascere un movimento chiamato “Black Lives Matter” che si è ribellato contro questo grave episodio di razzismo. 

Ma non dobbiamo andare tanto lontano perché anche in Italia si assiste a episodi di questo tipo e spesso può capitare di assistere a episodi di intolleranza nei confronti di stranieri. 

Questi ultimi spesso vengono derisi, umiliati fino ad essere trattati come schiavi o come bestie; infatti spesso si sente parlare di condizioni di vita a cui sono costretti i migranti quando, ad esempio vengono in Italia per la raccolta di pomodori. 

Spesso si sente parlare del caporalato, quel fenomeno per cui una persona prende a lavorare, trattandoli come bestie costretti a lavorare nei campi 12 ore al giorno per  guadagnare pochi soldi.

Purtroppo l’integrazione tra popoli si scontra ancora oggi con la mentalità che, chi è  diverso da noi, è  simbolo di cattiveria e capacità.

Fabio Tancredi

Razzismo e pregiudizio, no alla paura: Genitori si diventa lancia la sfida  educativa - Volontariando Monza

Il razzismo è sempre esistito, a partire dagli schiavi nell’antichità, il razzismo coloniale, la presunzione di  superiorità  della razza ariana sostenuta da Hitler che causò milioni di morti.

Purtroppo esistono diverse forme di discriminazione, non solo riferite al colore della pelle, ma legate anche alle differenze fisiche, religiose, politiche  o di sesso.

In ogni caso, questa discriminazione parte sempre da un pensiero di superiorità di uno nei confronti dell’altro, che si trasforma poi in gesti di intolleranza e violenza.

Inoltre questa intolleranza ha sempre avuto delle conseguenze disastrose nella storia, ma continua ad esistere, come se non vogliamo proprio capire la lezione, e ci ostiniamo a pensare che esistono  diverse razze, mente la razza umana è una sola, che si è differenziata in base alla posizione geografica delle diverse popolazioni.

Il razzismo, per me, nasce soprattutto da stereotipi, pregiudizi a volte infondati e stupidi, ma che servono come pretesti per offendere e avere degli atteggiamenti razzisti a coloro che diventano poi protagonisti di  questi fatti  di cronaca.

Secondo me il problema non è il nostro ma è quello che ci hanno lasciato i nostri antenati primitivi che è sbagliato perchè quando un uomo primitivo vedeva una persona diversa ,un qualcosa di nuovo, aveva paura e quindi si difendeva come noi facciamo oggi con le persone di colore, però lasciamoci alle spalle questi stereotipi, sono umani come noi non stiamo parlando di alieni…

Nicolò Miglio

Già al tempo dei Romani si parlava di razzismo, inteso come disprezzo verso altre popolazioni considerate inferiori e da civilizzare.

Durante il Medioevo furono invece le grandi religioni a essere elemento di divisione: in particolare tra Cristiani e Musulmani cominciò un periodo di lunga belligeranza, che vide uno scontro non solo di religione, ma anche culturale e razziale, in cui la paura del diverso fu strumentalizzata fini politici.

Grazie alla genetica è stato possibile capire che il ceppo più antico, da cui discendono tutte le particolari popolazioni di uomini, è quello africano. Questa scoperta è avvenuta soprattutto grazie al lavoro di antropologi e di genetisti che si sono impegnati a ricostruire un albero genealogico dell’umanità. Sulla base di questi dati è iniziata l’analisi sulla distanza genetica tra le popolazioni.

Purtroppo ogni giorno avvengono aggressioni razziali…molte persone hanno paura dal -diverso-. Ma la diversità, per la maggior parte delle volte, è una cosa bella…il mondo è tutto diverso e noi dobbiamo accettarlo, se tutto fosse uguale, la vita sarebbe noiosa.

È dal Medioevo che esiste questa mentalità… e purtroppo tutt’ora ci sono persone che la pensano in questo modo. Poi solo a sentire, che una ragazza viene picchiata e aggredita solo per il colore della pelle, è vergognoso, ma tanto.

Vorrei che ognuno, un giorno, fosse libero di dimostrare al mondo chi è veramente, senza timore del giudizio altrui.

A. Padulo

Bambini, soldati della criminalità.

Questi ragazzi sono in pericolo e sono privati dei loro sogni, senza saperlo.

La mafia, purtroppo, è molta diffusa, però io ora mi sto riferendo soprattutto alla camorra, che si trova a Napoli e ne fanno parte molti ragazzi che hanno bisogno di soldi e che vogliono aiutare le proprie famiglie, ma le altre forme di criminalità organizzata o meno non sono poi così diverse.

Questi ragazzi provengono da vari quartieri: quartiere Sanità, Quartieri Spagnoli, Pallonetto, da Secondigliano, dal rione San Gaetano.

Rischiano molto la vita in quei clan, perchè vengono sottoposti a delle prove per dimostrare di essere forti o per diventare forti, come per esempio si mettono dei giubbotti antiproiettili e poi vengono sparati sul petto, quel giubbotto è resistente, però lascia i segni sul petto, dei grossi lividi, chiamati “melanzane”.

All’inizio, quando arriva il proiettile, non entra più aria dalla bocca, cadi a terra, però poi ti rialzi e questo è l’importante.

I ragazzi vengono sfruttati per spacciare, prima delle cose leggere come l’hashish, fino ad arrivare alla cocaina.

Fanno questi lavori solo di notte perchè la mattina hanno l’obbligo della scuola e se evadessero da essa, sarebbero rintracciabili troppo facilmente.

Dopo un pò, quando i ragazzi dimostrano di essere fedeli al clan, possono essere arruolati, girare armati, avere un motorino.

Ormai i clan sono pieni di ragazzini e molti sono anche i capi, hanno più o meno sedici anni e molte volte sono loro a dare gli ordini a persone di quaranta e cinquant’anni.

Ottengono tutto quello che vogliono con il “ferro” che è un modo per dire, con l’uso della pistola, oppure con un assassinio.

Entrano nei negozi e con la semplice frase “Appartengo al Sistema…” possono prendersi tutto quello che vogliono senza pagare niente.

Ma alla fine tutti questi ragazzi sono ingenui, perchè loro pensano che una volta ottenuto quello che vogliono possono uscire da questi clan per realizzare i propri sogni, invece non è così perchè resteranno sempre lì ad aspettare una vita normale, a stare le notti intere a fare da “palo” oppure a spacciare, senza un’infanzia, senza sogni, senza libertà.

I soldi portano delle conseguenze che la maggior parte  delle volte non possono essere risolte.

Il sito “DiVA” afferma: “La visione dei bambini sul tema della camorra è di particolare interesse, perché sono gli esseri più deboli di ogni società, dipendono dagli adulti, e il loro parere non viene spesso preso in considerazione dalle indagini. Sembra che sia molto più comune invece descrivere e analizzare la camorra solamente come criminalità organizzata e da qui si può capire il successo che ha avuto, ad esempio, lo scrittore Roberto Saviano.  Questa tesina intende per questo mettere in luce i pensieri, le idee e la consapevolezza che hanno gli intervistati delle due indagini. Inoltre, la tesina cercherà di riflettere su quali siano le vittime del fenomeno mafioso. La vittimologia fa parte della criminologia e oggi è un ramo fondamentale per la discussione della prevenzione dei reati. Dato che non esiste molta letteratura scientifica che si focalizza sul rapporto fra i bambini e la camorra, questa tesina vuole contribuire a sottolineare l’importanza del punto di vista dei più giovani, che rappresentano il futuro della nazione italiana.

L’ipotesi di questa tesina sarà quella di verificare se gli studenti del Centronord attraverso questa inchiesta vittimizzano doppiamente i bambini di Napoli. Perché l’indagine del Centronord trae la conclusione che gli intervistati del Lazio, della Toscana e della Liguria sono vittime della mafia in genere, ma questo non sembra corrispondere alla realtà. In effetti gli studenti del centronord conoscono la mafia solo attraverso progetti scolastici e i media.  A Napoli, invece, gli abitanti vivono sempre all’ombra della camorra e sappiamo che in questa zona non si rompe facilmente la cultura dell’omertà, mentre nelle regioni del Centronord è possibile vivere e parlare della mafia, senza rischiare di rimanere uccisi o minacciati pesantemente.

La stessa indagine fatta sugli studenti del Centronord, che si conclude dicendo che essi manifestano maggiore maturità, approcci più sistemici e anche una maggiore consapevolezza della lotta alla camorra, non è forse del tutto obiettiva, perché non tiene conto della drammatica situazione dei loro coetanei del Sud. La tesina vuole considerare l’ipotesi che l’indagine del Centronord, invece di servire come studio di vittimologia, al contrario vittimizza i bambini del Sud doppiamente. In primo luogo dato che il punto di partenza dell’inchiesta del Centronord è di concepire gli intervistati stessi come vittime delle mafie. Ma non lo sono, perché non vivono nel mezzo del fenomeno mafioso e non sono poveri come i bambini napoletani delle periferie. In secondo luogo, gli autori dell’indagine del Centronord traggono la conclusione che il loro campione ha un’ampia consapevolezza di questo fenomeno e di conseguenza potrebbe avere un ruolo importante nella lotta alle mafie. In questa maniera si vittimizzano forse ulteriormente i bambini di Napoli, dato che essi non sono in grado, per circostanze esterne, di poter rompere allo stesso modo il silenzio imposto dalla camorra”.

Io vorrei mettere in evidenza anche il coraggio di Roberto Saviano che fece delle ricerche molto nello specifico rischiando la vita, perché preso di mira dalla mafia, infatti vive sotto scorta dall’ottobre del 2006, però continua a fare del suo meglio per sconfiggere la mafia e aiutare questi bambini, che vogliono realizzare i loro sogni e avere una propria famiglia in futuro.

Roberto Saviano, inoltre vuole esprimere anche il disgusto di tutti noi nel pensare che i capi della mafia si prendano gioco dei ragazzini per i propri interessi e fregarli facendoli pensare che un giorno riusciranno a diventare chiunque dopo usciti dai clan…quando la verità è che non se ne potranno mai più liberare…e questa è la cosa più brutta della mafia.

Sara Mucci

La paranza dei bambini", dove il boss della mafia è un minorenne -  Signoresidiventa.com

Questi bambini/ragazzi si fanno illudere facilmente, essendo incoscienti delle conseguenze sul loro futuro.

Quando parliamo di criminalità organizzata, di mafia si va a ricordare la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, morti per la lotta alla mafia.

La mafia è un’organizzazione criminale con radici in Sicilia, Calabria, Campania ma è sviluppata anche nel Nord Italia. Ciò che interessa ai mafiosi è il potere economico, ovvero i soldi che riescono a ottenere grazie al traffico di armi, di uomini, di droga.

Qui al Sud abbiamo la Camorra, nata in Campania, sviluppata in quella regione dove ha creato dei veri e propri sistemi criminali che sfruttano soprattutto la povertà delle persone nelle periferie delle città più importanti, come Napoli. In particolare si occupa di spaccio di droga, del traffico di armi, di rapine e di traffico di rifiuti illeciti. Poi in Puglia abbiamo La Sacra Corona Unita. Per entrarne a farne parte serve un giuramento.

La più ricca delle mafie, è la Ndrangheta, nata in Calabria, ma ormai diffusa anche in Emilia Romagna, Lombardia e all’Estero. Per entrarci ci vuole un vero e proprio rito. La criminalità organizzata indica le attività criminose di particolari tipi di organizzazioni, organizzate in maniera relativamente stabile con uno schema gerarchico e con un obiettivo comune.

Ci sono molte attività svolte dall’antimafia, come il maxiprocesso… «É il 10 febbraio 1986…quando a Palermo ha inizio uno dei processi penali più grandi e significativi della storia d’Italia» (al sito- http://www.orrizzontipolitici.it).

Riguardo ai ragazzini che “lavorano” nei club mafiosi… ormai entrati non c’è via di fuga. É tutto un processo ripetitivo, ma loro sono incoscienti e pensano che quella sia la strada giusta con tanti soldi, un bel futuro…

A. Padulo

Per quei bambini non c’è nulla di giusto. Se vogliono uscirne fuori, l’unico modo è uccidere il capo (anche se tutte queste cose, lasceranno delle radici nel passato) se ne accorgeranno di questo grande sbaglio, in futuro…. continuando una vita così pericolosa piena di sottomissioni che non si può considerare vita.

Anche perché avendo l’esempio dei ragazzi possiamo capire, che anche loro come molti altri aspirano ad una vita migliore con un lavoro stabile e che non vada contro la legge.

La loro vita futura purtroppo non sarà così, a meno che non cambino idea al più presto, perché sono ancora giovani.

Essendo ancora giovani è facile lasciarsi trascinare, farsi illudere da false promesse.

Nel caso in cui non cambino idea, loro sono coscienti man mano che crescono della scelta orribile a cui sono andati incontro.

Sono destinati a quella vita, perché quando si entra in quel tipo di clan si rischia addirittura la morte per chi volesse una vita fatta si di difficoltà, ma non  come la vita di questi ragazzi.

Perché nella loro non ci sono difficoltà, ci sono veri e propri pericoli.

Quindi il messaggio a mio parere che vorrei inviare a tutti questi ragazzi che si trovano in questa situazione complicata è:

Di andare almeno a scuola, conoscere compagni nuovi, socializzare…

Imparare le materie che oramai sono diventate tutte importanti.

Ecco proprio questo, imparare le materie che serviranno per il lavoro dei vostri sogni, a cui aspirate con tutto il cuore.

S. Naturale

Le associazioni a delinquere

Mafia, Camorra, Sacra Corona Unita e ‘Ndrangheta sono organizzazioni criminali di persone che impongono la propria volontà con mezzi illegali per interessi privati sul territorio dove operano. Sono rette dall’omertà, dai legami familiari, e regolate da riti che ogni “appartenente o affiliato” è tenuto a rispettare.

Tutte queste organizzazioni criminali possono essere definite in generale di tipo “mafioso”, cioè agiscono secondo metodi che sono tipici della mafia: violenza e intimidazione, estorsione, usura, corruzione, sfruttamento umano, attraverso cui producono tra la popolazione una condizione generale di omertà. A parte questi elementi comuni le tre forme di criminalità presentano modelli organizzativi diversi, strategie di azione differenti e comportamenti criminali solo in parte comuni.

La mafia, chiamata Cosa Nostra dai suoi affiliati, è un’organizzazione criminale che ha origini in Sicilia dalla seconda metà del 1800. Il termine “mafiusu” compare per la prima volta in un dramma teatrale I mafiusi di la Vicaria di Palermu, del 1863 di Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca, ricondotto a un uomo arrogante, tracotante, prevaricatore, di cui avere “rispetto”.

La mafia è costituita da un sistema di gruppi chiamate famiglie, ed è organizzata secondo una gerarchia piramidale con a capo un boss, che regola tutti gli affari, che controlla l’intero territorio attraverso i suoi “uomini d’onore” che si occupano di compiere omicidi, di chiedere il “pizzo”, di spacciare droga, e altri affari illeciti. I capimafia (spesso a causa della latitanza*) comunicano principalmente in modo scritto, con i pizzini,** poiché non sempre sono in grado di comunicare di persona a tutti i loro sottoposti (capifamiglia, picciotti, soldati).

La camorra è un’organizzazione criminale presente in Campania, fino al basso Lazio. La sua struttura è molto complessa, infatti è composta da molti clan diversi, senza un’organizzazione superiore, legati a parti definite di territorio della stessa città, sempre in lotta tra di loro, che sfruttano soprattutto la povertà delle giovani generazioni che abitano le periferie. Le alleanze tra queste organizzazioni sono molto fragili e possono essere in contrasto attraverso le faide***, gli agguati e gli omicidi, che avvengono quotidianamente nei quartieri di Napoli.

La ‘Ndrangheta è un’organizzazione criminale presente in Calabria anche se oggi è ormai diffusa in Emilia Romagna , in Lombardia e all’estero. Si è organizzata in ‘Ndrine che sono presenti in ogni comune e sono formate da famiglie che prevedono un vero e proprio rito per entrarne a far parte. Oggi è la più ricca delle mafie soprattutto grazie al traffico di droga ma anche alla conquista del potere in alcuni comuni. (film: Sasà- storia di malavita calabrese, di Santo Pennestrì).

I quattro modelli di organizzazione criminale, nati in diverse regioni del territorio italiano, si sono diffusi col tempo in altre aree geografiche della penisola, più ricche a livello economico, e in diverse parti del mondo, dove la collaborazione e la corruzione dell’organizzazione politica e sociale, ha garantito espansione e rafforzamento del loro potere e controllo delle località in cui operano. Rimane sempre un forte legame di appartenenza delle associazioni criminali con i luoghi di origine, da cui gestiscono gli illeciti.

La scuola è molto importante per affrontare la criminalità e le attività illecite. Essa ha il compito e il privilegio di insegnare ai bambini e ai ragazzi a non essere come la Mafia. Se la scuola insegna il senso civico e il rispetto degli altri, la Mafia li distrugge. Se la scuola punta a migliorare la qualità di vita di tutti, la Mafia sostiene gli interessi di pochi. Quando la Scuola parla di legalità, la Mafia neanche ascolta, si tappa le orecchie.

Legalità significa giustizia, libertà, rispetto, uguaglianza, coraggio, affermazione dei diritti e convivenza. La scuola ha il compito, attraverso l’educazione e la cultura, di insegnare ai più giovani quali sono i valori cui tendere. La Scuola per assurdo riuscisse davvero a insegnare il rispetto di tutto questo, non esisterebbe la Mafia. Questo è davvero impossibile, è chiaro, però la scuola può e deve fare la sua parte.

Se è storicamente vero che è nel meridione che si sono sviluppati i primi fenomeni di mafia in Italia a causa di un’arretratezza sociale, economica e culturale, nota anche come «questione meridionale», è anche vero che la mafia in Italia, per sopravvivere e proliferare, ha presto imparato: a fare amicizia con il potere, a entrare nei palazzi della politica a Roma, nelle stanze dell’alta finanza a Milano, nelle realtà industriali grandi e piccole, in tutta Italia, a stringere patti con le associazioni criminose di altri Paesi.

Non esistono pertanto isole felici.

Cosa Nostra in Sicilia; Camorra a Napoli; Sacra Corona Unita in Puglia; ‘Ndrangheta in Calabria.

COSA NOSTRA è un’organizzazione criminale di stampo mafioso presente in Sicilia dalla seconda metà del 1800. Inizialmente sorto per proteggere i contadini e i lavoratori che venivano sfruttati dai loro padroni, è oggi l’associazione criminale più diffusa nel mondo. E’ costituita da un sistema di gruppi chiamate famiglie, le quali controllano l’intero territorio diviso in mandamenti.Vani sono stati gli sforzi da parte dello Stato di combatterla e altrettanto sono state le vittime: il 3 settembre 1982 in via Carini a Palermo fu ucciso il generale Carlo Alberto.

NDRANGHETA è presente soprattutto in Calabria. Negli anni ha praticato sequestri di persona, estorsioni e traffici di droga. La ‘Ndrangheta è principalmente formata da  la ‘ndrina, radicata in un comune o in un quartiere cittadino. La ‘ndrina è formata essenzialmente dalla famiglia naturale, di sangue, del capobastone. Rigidissima è la gerarchia all’interno di ogni famiglia, regolata da un codice che prevede rituali in ogni momento della vita associativa: dall’affiliazione all’investitura del nuovo adepto, al giuramento prestato con solennità, al passaggio al grado successivo, fino ai processi a cui il tribunale della cosca può sottoporre i propri affiliati, qualora si dovessero rendere responsabili di eventuali violazioni alle regole sociali. 

CAMORRA è l’organizzazione criminale presente in Campania. La sua struttura è molto complessa, infatti è composta da molti clan diversi tra loro. Le alleanze tra queste organizzazioni sono molto fragili e possono essere in contrasto attraverso le faide, agguati e omicidi.

SACRA CORONA UNITA indica un’organizzazione mafiosa che ha il suo centro in Puglia e che ha trovato negli accordi criminali con organizzazioni dell’est europeo la sua specificità per emergere e distaccarsi dalle altre mafie italiane. Ha raggiunto il suo apice tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, successivamente all’intervento dello Stato, e a un gran numero di arresti, è stata notevolmente indebolita, tanto da essere ormai considerata un fenomeno sostanzialmente scomparso. Peraltro è l’organizzazione mafiosa italiana che ha registrato il più alto numero di ‘’pentiti’’, che hanno contribuito a distruggerla.

Queste sono i diversi tipi di mafie in Italia per regione, ma abbiamo mafie anche nel resto del mondo come: Yakuza giapponese, Triadi cinesi, Mafia albanese, Mafia russa.

Simona Naturale- Nicolò Miglio-Alessia Zaccaro

All'Università di Pavia si è fatto il punto sulla mafia albanese in Italia  – Articolo21

Confronto tra Monarchia e Repubblica

La monarchia è una forma di governo in cui tutti i poteri convergono nelle mani di una sola persona (in questo caso si parla di Stato Assoluto).

Il termine deriva, infatti, dal greco monárchis composto da mónos, che vuol dire solo, unico e -árchìs da árchein, che vuol dire governare.

Il monarca resta in carica per tutta la vita o fino a quando non abdica e dunque rinuncia al trono.

La monarchia nacque in epoca assai remota, tra il III e il I secolo a.C. quando, solitamente, il sovrano era identificato con una divinità come accadeva presso gli egizi o i babilonesi. Tali popolazioni pensavano, infatti, che il sovrano fosse un’emanazione di dio in terra.

Esistono due forme di monarchia: assoluta e costituzionale. 

La monarchia assoluta vede concentrarsi nelle mani del re tutti i poteri dello stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) mentre, in quella costituzionale, il sovrano ha poteri molto limitati stabiliti da una costituzione. Attualmente, in Europa, l’unica monarchia assoluta è rappresentata dallo Stato della Città del Vaticano mentre, la Gran Bretagna e la Spagna, sono un esempio di monarchia parlamentare (un’evoluzione della monarchia costituzionale).

La repubblica, dal latino res publica cioè “cosa pubblica”, è la forma di governo che si contrappone alla monarchia, dove chi comanda è generalmente uno solo, lo fa ereditariamente, per diritto di nascita e fino alla morte. Nella repubblica il potere supremo appartiene al popolo (repubblica democratica) o a una parte di esso (repubblica aristocratica o oligarchica). In Italia la repubblica è stata instaurata dopo il referendum popolare del 2 giugno 1946.

La Repubblica può essere:

Repubblica federale, costituita di più Stati confederati
Repubblica parlamentare, quella in cui il governo viene eletto dal parlamento e rimane in carica finché ne ha la fiducia
Repubblica presidenziale, quella in cui il capo dello Stato è anche capo del governo, ed è eletto da tutti i cittadini maggiorenni.

C. Sardella- L. Lombardi- R. D’Alessio