LA LEGGENDA DEL MINOTAURO

Sull’isola di Creta tra spiagge, mare e natura incontaminata, potete trovare il palazzo di Cnosso di cui ancora si racconta la leggenda del suo labirinto.

Il labirinto di Cnosso  è un leggendario labirinto che è collegato alla storia dell’isola di Creta. Infatti secondo la mitologia greca fu fatto costruire dal re Minosse sull’isola di Creta per rinchiudere il mostruoso MINOTAURO, nato dall’unione della moglie del re con un toro.

Esso era un intrico di strade, stanze e gallerie, costruito da Dedalo con il figlio Icaro e si racconta che quando ne terminarono la costruzione, ci rimasero prigionieri. Icaro, allora, costruì delle ali, che attaccò con la cera alle loro spalle, ed entrambi ne uscirono volando.

Quando Androgeo, figlio di Minosse, fu ucciso da alcuni ateniesi per aver vinto nei loro giochi,  Minosse decise, per vendicarsi, che gli Ateniesi, sottomessi a Creta, dovevano inviare ogni nove anni sette fanciulli e sette fanciulle da offrire al Minotauro, che si nutriva di esseri umani.

Fino a quando Teseo, figlio del re ateniese Egeo, si offrì volontario per uccidere il Minotauro.

Arrivato a Creta, Arianna, la figlia di Minosse, si innamorò di lui e lo aiutò ad uscire dal labirinto dandogli un gomitolo rosso che, srotolato, gli avrebbe permesso di seguire a ritroso le proprie tracce. Infatti Teseo trovò il Minotauro, lo uccise e guidò gli altri ragazzi ateniesi fuori dal labirinto, grazie al filo che Arianna gli aveva dato e che lui aveva lasciato scorrere lungo il percorso.

Teseo aveva promesso al padre che se fosse riuscito a tornare vivo avrebbe innalzato sulla nave la vela bianca, al posto di quella nera dell’andata, mentre se non fosse riuscito nell’impresa si sarebbe mantenuta la vela nera. Alla fine però Teseo si dimenticò di ordinare ai marinai di cambiare la vela, così il padre, vedendo la vela nera, per il dolore si buttò nel mare che ancora oggi porta il suo nome: Mar Egeo.

A. Zaccaro 2^I

Palazzo di Cnosso: biglietti, prezzi, orari e informazioni utili ...

Il riscaldamento globale

In Russia il riscaldamento globale va avanti a ritmi velocissimi.

Ma gli scienziati russi che studiano il problema sono molto preoccupati. Lavorando a Jakustk, la città della Siberia dove d’inverno il termometro scende fino a – 60 gradi centigradi, hanno scoperto che lo scioglimento del permafrost sta liberando nell’aria spore e batteri rimasti congelati per migliaia di anni.

Ad esempio, il batterio Bacillus Anthracis era rimasto per anni congelato nel ghiaccio e si era riattivato con lo scioglimento del permafrost che lo conteneva.

L’antrace si sta diffondendo nella Jakuzia proprio a causa del riscaldamento globale che ne libera le spore nell’atmosfera. Nelle regioni del Nord è conosciuto come la Peste siberiana che stermina gli animali e colpisce anche l’uomo.

Il permafrost della Jakuzia è spesso qualche centinaio di metri, ma si sta assottigliando di 5 centimetri l’anno. Nel 2006, durante l’estate, la temperatura ha toccato i 35 gradi, liberando dal suolo batteri, metano e altri gas serra. A causa dello scioglimento del permafrost il terreno è diventato cedevole, le case crollano e persino le tubature di gas e petrolio si spezzano con frequenza.

«Se l’area di queste emissioni – ha detto Boris Kershengolts, biologo di Jakutsk – si sovrappone a quella dei cimiteri di animali o di umani che sono morti per infezioni nei secoli passati, le spore e gli agenti patogeni potrebbero spargersi per una zona molto vasta. Potrebbe trattarsi di un disastro non solo per l’Artico: la catastrofe potrebbe essere superiore a quella di Chernobyl».

La stessa preoccupazione riguarda anche altre zone dell’estremo Nord, dove sono tornati in vita virus del vaiolo e dell’influenza Spagnola. Dai resti di un mammut è stato riattivato un batterio vecchio di 20.000 anni e dal ghiaccio antartico ne sono stati recuperati altri dormienti da otto milioni di anni, che il nostro organismo non riconosce e potrebbe non essere attrezzato a combattere.

Queste conseguenze del riscaldamento globale interessano tutti.

2^i

Un mistero tutto italiano: la strage di Ustica

I fatti di Ustica si verificarono il 27 giugno del 1980, ben 40 anni fa.

In quel mese, infatti, fu coinvolto il volo di linea IH870, partito da Bologna Borgo Panigale e diretto a Palermo Punta Raisi, un’aereo della compagnia Itavia, che, all’altezza dell’isola di Ustica, esplose in volo, si squarciò e cadde in mare proprio nei pressi dell’isola.

Morirono ben 81 persone, tutti coloro che erano sull’aereo: passeggeri ed equipaggio.

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Quello che è successo realmente all’aereo non è mai stato chiarito dalla magistratura; le ipotesi principali erano due.

Risultati immagini per immagini successi reali aereo usticaLa prima teoria è che nei cieli della notte nell’isola di Ustica ci fu una guerra e l’aereo è stato colpito da un missile vagante- Infatti , secondo le indagini quella notte vi era uno scontro tra il fronte francese, quello libico e quello statunitense, con il DC-9 che si sarebbe trovato sulla linea di fuoco di un combattimento aereo, venendo infine bersagliato per errore da un missile, sparato da un caccia NATO contro un aereo dell’aviazione dello stato nordafricano.

Altre ipotesi, tuttavia meno accreditate e rivelatesi inconsistenti, parlano di cedimento strutturale o di attentato terroristico (un ordigno esplosivo nella toilette del velivolo), ipotesi tuttavia smentita dalla scoperta di varie parti integre della fusoliera, quali vani carrelli e bagagliaio, che suggerivano che non vi fosse stata alcuna esplosione interna.

Ancora oggi gli 81 morti non hanno avuto giustizia perchè le indagini non hanno portato ad un colpevole, quindi, la strage di Ustica rimane un mistero.

Fabio Tancredi 2^I

 

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Salute e inquinamento

L’effetto dell inquinamento sull’apparato respiratorio sono già noti da diverso tempo, ulteriori studi hanno inoltre dimostrato una correlazione fra gas di scarico ed altre patologie di altri apparati: 

  • apparato circolatorio: ricercatori scozzesi e svedesi, in uno studio pubblicato nel 2007 sul New England Journal of Medicine, hanno dimostrato un effetto molto dannoso su pazienti con storia di precedente infarto cardiaco, dopo esposizione a gas di scarico con un aumento dell’ischemia miocardiaca ;
  • sistema nervoso: la sua manifestazione più nota è nel cosiddetto “mal di testa da traffico”. L’emicrania insorta dopo viaggi in autostrada è conseguenza dell’effetto del particolato e delle polveri sottili. Da quanto emerge da un lavoro di  una squadra di scienziati olandesi pubblicato su Particle and Fibre Toxicology. Un gruppo di volontari per un’ora hanno respirato gas di scarico riportando oltre alla già note alterazioni respiratorie e circolatorie anche un’emicrania legata ad alterazioni delle funzioni cerebrali misurate attraverso elettroencefalogrammi.
  • apparato oculare: una persistente lacrimazione da irritazione della congiuntiva si è anche notata durante il periodo invernale e sembra anche questa correlarsi con l’azione irritante degli inquinanti definendola “congiuntivite da traffico”. Alcune sostanze tossiche che si possono trovare nell’atmosfera sono: arsenico, amianto, benzene, piombo, cadmio, ecc… Inoltre uno dei maggiori agenti inquinanti presenti nell’aria è il particolato prodotto dalle combustioni.

È stata la rivoluzione industriale che ha comunque dato alla luce l’inquinamento ambientale come lo conosciamo oggi. L’emergere di grandi fabbriche e il consumo di enormi quantità di carbone e altri combustibili fossili ha dato inizio ad un inquinamento atmosferico senza precedenti, il grande volume di scarichi industriali chimici s’è aggiunto al crescente carico di rifiuti antropici non trattati.

Chicago e Cincinnati sono state le prime due città americane a emanare leggi a garanzia di aria più pulita nel 1881. Altre città hanno seguito questo comportamento in tutto il paese fino all’inizio del XX secolo, quando l’Office of Air Pollution, sotto il Department of the Interior, fu attivato.

L’inquinamento è diventato poi un tema popolare dopo la seconda guerra mondiale, a causa della ricaduta radioattiva dal conflitto atomico in Giappone, e i test precedenti e successivi.

Per decenni, particolarmente negli anni settanta, le industrie chimiche della zona di Porto Marghera riversano sostanze inquinanti nella laguna; la cosa fu causa di gravi danni all’ambiente e decine di casi di tumore tra gli abitanti. I responsabili dei fatti, processati negli anni 2000, godono della prescrizione dei reati commessi.

Il disastro di Seveso è un altro paletto dell’evoluzione nella coscienza ambientale italiana: l’incidente, avvenuto il 10 luglio 1976, nell’azienda ICMESA di Meda, provocò la fuoriuscita di una nube di diossina, una tra le sostanze tossiche più pericolose esistenti. La nube tossica investì una vasta area di terreni nei comuni limitrofi della bassa Brianza, in particolare Seveso, con seimila residenti esposti ai danni.

Nel cosiddetto triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano si osserva un anomalo incremento della mortalità, che viene attribuito all’inquinamento causato dallo sversamento illegale di sostanze tossiche di varia provenienza, in particolare dalle industrie del nord Italia, operata da parte della Camorra. 

M. Miceli – G. Nardella 2^I

Mosca

Mosca è la capitale della Russia, ma anche la città più popolosa e il principale centro economico e finanziario della Russia.

Sorge sulle sponde del fiume Moscova e ha più di 12 milioni abitanti e 18 milioni considerando l’area metropolitana.

Essa è la seconda città d’Europa per popolazione e superficie dopo Istanbul, e la residenza di circa un decimo dei cittadini russi.

Mosca è una delle maggiori economie urbane globali, oltre a essere una delle destinazioni turistiche in più rapida crescita. Fu la capitale del Granducato di Mosca, del regno degli zar di Moscovia, dell’Impero russo e dell’Unione Sovietica. Mosca è oggi sede del Governo della Federazione russa, situato nel Cremlino di Mosca, una cittadella medievale fortificata che funge da sede del Presidente russo.

Il Cremlino e la Piazza Rossa sono uno dei tanti siti Patrimonio dell’umanità. La città è rinomata per i suoi stili architettonici unici, che si possono ammirare in molti edifici storici, tra cui la celebre Cattedrale di San Basilio con le sue cupole colorate, la Cattedrale di Cristo Salvatore, l’Esposizione delle conquiste dell’economia nazionale. La città è sede della Torre di Ostankino, la più alta struttura d’Europa; della Torre della Federazione, il secondo più alto grattacielo d’Europa e del Centro internazionale di affari di Mosca ed è una delle capitali più verdi d’Europa e del mondo. Tra i parchi principali della città ricordiamo il parco Gor’kij, il parco Kolomenskoe e il parco Caricyno.

La città è considerata il centro della cultura russa, essendo luogo di nascita e di residenza di celebri artisti, scienziati e sportivi russi del passato e del presente; inoltre, è sede di numerosissimi musei, accademie, istituzioni politiche e teatri.

Ha una rete di trasporti molto sviluppata, che comprende aeroporti internazionali, stazioni ferroviarie, tram, un sistema monorotaia, un sistema di cabinovia, ecc… , e una metropolitana, che è una delle più grandi e profonde del mondo.

Mosca fu fondata nell’anno 1147 da Jurij Dolgorukij, nel corso del tempo la città ha ricevuto numerosi nomi, che si riferiscono alle sue dimensioni all’interno della nazione: “terza Roma”,  “città dalla pietra bianca”, “città del primo trono”, “città delle quaranta fortezze”  e “città-eroina” (della seconda guerra mondiale)”.

Mosca si trova nel circondario federale centrale (nella parte europea del Paese), tra i fiumi Oka e Volga. Il punto più alto della metropoli è localizzato a 255 m sopra il livello del mare e giace sulle rive del fiume Moscova, mentre la città è attraversata da alcuni suoi affluenti.

Ha un clima continentale freddo ed essendo lontana da mari che possano mitigare il clima, ha un clima caratterizzato da inverni molto lunghi e rigidi ed estati brevi.

Durante l’inverno le precipitazioni nevose sono piuttosto abbondanti e la temperatura massima media non è superiore ai −5 °C; durante la notte si possono avere ondate di gelo intenso e la temperatura può scendere anche sotto i –25 °C,.

Il primo riferimento storico a Mosca è datato 1147, quando era un’oscura città di una piccola provincia con una tribù finnica e in un’antica cronaca russa si narra che il principe russo Jurij Dolgorukij invitò il principe Svjatoslav di Novgorod-Severskij, nonché suo alleato, a visitare il villaggio: «Vieni da me, fratello, vieni a Mosca!».

Nel 1156, il principe Jurij Dolgorukij fortificò la città, cingendola di mura. Dopo il saccheggio del 1237-1238, quando i Mongoli la rasero al suolo uccidendone tutti gli abitanti, Mosca fu ricostruita e divenne la capitale d’un principato indipendente.

Mosca possiede un patrimonio architettonico molto importante a livello mondiale come la Cattedrale di San Basilio, la Cattedrale di Cristo Salvatore e le Sette Sorelle.

La struttura medioevale di Mosca era concepita con mura concentriche e strade radiali che si intersecano. Questa caratteristica ha contribuito a modellare la città nei secoli successivi.

S. Mucci- A. Zaccaro

TOUR DELLA RUSSIA CLASSICA - MOSCA E SAN PIETROBURGO Partenza da ...

Lo stretto di Bering e le isole Diomede, dove cambia la data

Lo stretto di Bering è uno stretto marino che divide l’Alaska (Stati Uniti) dalla Siberia (Russia), cioè il continente asiatico da quello americano. Ha una larghezza di circa 82 km ed una profondità che varia tra i 30 ed i 50 metri, e mette in comunicazione l’oceano Pacifico con il mar Glaciale Artico.

Normalmente si presenta gelato fino a marzo, dall’Alaska fino alla Penisola della Kamchatka e, secondo gli storici, è stato proprio questo che nel passato ha dato la possibilità ai nativi d’America di passare dal continente asiatico a quello americano e viceversa.

Nel corso dei secoli infatti ai nativi d’America sono stati attribuiti nomi differenti, quali Indiani, Amerindi, Indios, Aborigeni americani, Pellirossa; gli antropologi hanno classificato queste popolazioni a seconda delle aree geografiche in cui vivono e in base a determinati tratti culturali. Alcuni, tra i nativi, sopravvissero all’impatto con i popoli occidentali, anche se con enormi difficoltà, e continuano ancora oggi a ritagliarsi angoli di pace in apposite riserve, altri vennero totalmente distrutti dall’uomo bianco che colonizzò il loro territorio.

A partire dalla fine del XIX secolo si iniziò ad osservarne le ricchissime tradizioni dei nativi mentre, nei decenni più recenti, gli studi hanno riguardato anche la genetica di queste popolazioni che per secoli hanno vissuto in isolamento. 

Sono numerosi gli studi a riguardo; negli ultimi tempi, accurate analisi hanno dimostrato che le popolazioni amerindie nascosti all’interno del loro patrimonio genetico un segreto per rispondere ad una domanda: da dove provenivano quegli uomini?

È noto che i primi uomini che misero piede sul continente americano passarono attraverso lo stretto di Bering: popolazioni asiatiche giunsero in diverse ondate migratorie nell’estremo nord e, da lì, si diffusero in tutto il territorio separandosi in numerosi gruppi all’incirca 12 000 anni fa, quando l’Alaska e la Siberia dovevano essere collegate da un istmo indicato come Beringia che funzionò da ponte tra i due continenti durante le glaciazioni. Secondo altri studiosi i flussi migratori giunsero via mare attraverso lo Stretto di Bering circa 40 000 anni fa.

Proprio in mezzo allo stretto di Bering troviamo le Isole Diomede, due terreni rocciosi che spuntano nel gelido confine tra l’estremo oriente russo e l’Alaska, punta occidentale degli Usa.
La Piccola Diomede appartiene amministrativamente agli Stati Uniti, mentre la Grande Diomede sul lato occidentale appartiene alla Russia.

I due Stati distano solo 3 km l’uno dall’altro ed è il punto più vicino tra Asia e America, tanto che durante le ere glaciali lo stretto, ghiacciandosi, emergeva dall’acqua creando un vero e proprio ponte tra i continenti chiamato Beringia.
Scoperte intorno alla metà del XVII secolo, vennero esplorate definitivamente circa due secoli più tardi sotto l’Impero Russo che nel 1867 vendette agli Stati Uniti, oltre all’Alaska, anche la Piccola Diomede.

La particolarità di queste due isole sta nel fatto che nel lembo di mare che le separa passa la linea del cambiamento di data: sulla Diomede Russa si ha il fuso orario UTC +12, mentre sulla Diomede americana c’è UTC -9. Questo ha portato i due continenti a differire di 21 ore da un’isola all’altra.

M. Miceli

Vista satellitare dello stretto di Bering collegando il Pacifico e ...
Il lungo viaggio attraverso lo stretto di Bering dei nativi americani

Creta, l’isola del Minotauro

Creta è un’isola greca, la maggiore e più popolosa del Paese e la quinta per estensione tra quelle del Mediterraneo dopo la Sicilia, la Sardegna,  Cipro e la Corsica.

Creta è tra le principali mete turistiche della Grecia per via dei numerosi siti archeologici e naturalistici e per il particolare patrimonio culturale di cui dispone.

Dista circa 95 km dalla Grecia continentale e costituisce il limite meridionale del mar Egeo e quello settentrionale del mar Libico. Su tutti i lati è circondata da un gran numero di isole minori e isolotti, tra cui Gozzo, il punto più meridionale dell’Europa fisica.

Il suo nome proviene dalla presenza di una grandissima quantità di creta (o argilla, materiale con cui gli abitanti costruivano utensili e vasi).

Il suo terreno è in massima parte montuoso e le pianure costituiscono una percentuale modesta del suo territorio. Fra queste la più importante è la piana di Messarà, posta nella zona centro-meridionale.

Tra i massicci montuosi i più importanti sono: il massiccio del Monte Ida che culmina a 2.456 metri; il massiccio dei Lefka Ori, (i monti bianchi) che raggiungono un’altitudine di 2.454 metri; Dikti Oros la cui cima più elevata raggiunge i 2.146 metri.

Le coste sono in genere molto frastagliate, anche se vi sono profonde differenze tra la costa settentrionale e quella meridionale. La prima è più densamente popolata grazie alle catene costiere che scendono più dolcemente verso il mare. La seconda invece è poco popolata, è per lo più ripida e scoscesa ed ha un clima molto più secco.

Creta, l’isola più grande di tutta la Grecia, offre l’opportunità di soggiorni a prezzi modici e per questo motivo molti turisti la scelgono per le loro vacanze, ma offre anche divertimento, cultura, gastronomia, spiagge bellissime e tranquillità.,

Spostandosi sulla costa meridionale, nel Mar Libico, l’acqua è cristallina e ha reso famose le spiagge di Matala con le sue grotte scavate nella roccia, quella di Kalamaki; molto nota è Anmoudi, con la sua successione di stupende baie e oasi ecologiche.

Ma è sicuramente il litorale di Elafonissi a essere il più vicino al paradiso, con il suo scenario di lagune dalla bellezza mozzafiato e l’acqua talmente limpida da sembrare una piscina naturale. Al largo di Ierapetra c’è l’Isola di Chrissi, disabitata, di sabbia fine e bianca e con il mare turchese al largo, celeste a riva.

Per gli amanti della storia e della mitologia, Creta presenta una splendida collezione di luoghi antichi: il meraviglioso museo archeologico di Heraklion, i siti di Malia, Phaestos, Zakros e soprattutto Cnosso, in cui si ammirano i resti del palazzo del re Minosse.

Conosciuta per la figura mitologica greca del mostruoso Minotauro, metà uomo e metà toro, l’isola di Creta in Grecia offre molto di più di straordinarie leggende: spiagge da sogno, una vegetazione rigogliosa, antiche fortezze e monumenti di ogni età storica.

Sara Mucci – A. Padulo- A. Rinaldi – G. Verroia 2^I

Creta, l'isola del mito - Robintur

Ararat, la montagna del dolore

Il monte Ararat è il più alto monte della Turchia; si trova nella Turchia orientale sul confine tra la regione dell’Agri e dell’Iğdır nel territorio che storicamente aveva fatto parte dell’Armenia; infatti il nome Ararat proviene dalla Bibbia.

In lingua turca invece il suo nome significa “Montagna del dolore”; la provincia stessa in cui si trova, Ağrı, significa “dolore”.

La fama universale del monte Ararat – il monte di Noé, il monte dell’Arca, dal quale la vita riprese dopo il diluvio universale – si basa sul celebre passo di Genesi 8,4: «Nel settimo mese, il 17 del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat». Piuttosto che ad un monte specifico, questa espressione ebraica pare si riferisse ad una regione di montagna. Tale regione montuosa va senz’altro identificata con l’Urartu, il vasto territorio compreso tra i laghi di Van, Urmia e Sevan in cui fiorì tra il X ed il VI secolo a.C. un regno potente, a lungo rivale di quello assiro e distrutto infine dai Medi. Ararat e Urartu sono infatti solo diverse vocalizzazione della stessa parola.

Il monte Ararat è il più alto monte della Turchia, ben 5.137 m s.l.m. Esso è ubicato nelle immediate vicinanze del confine tra Turchia, Armenia, Azerbaijan e Iran: la sua vetta, compresa nel territorio turco, è situata a sedici chilometri di distanza verso ovest dal confine iraniano e trentadue chilometri a sud del confine armeno.

Dal sedicesimo secolo fino al 1828 l’Ararat faceva parte della Persia. Dopo la guerra russo-persiana del 1826-28 il territorio precedentemente controllato dai Persiani fu ceduto all’Impero Russo.

Il piccolo Ararat divenne il punto in cui convergevano le frontiere turche, persiane e russe. La montagna passò sotto il controllo turco durante la guerra tra Turchia e Armenia del 1920. Verso la fine degli anni venti la Turchia attraversò il confine iraniano e occupò il versante orientale del piccolo Ararat nel tentativo di reprimere la ribellione curda. Alla fine, l’Iran ha accettato di cedere l’area alla Turchia in uno scambio territoriale.

A partire dal 2004 la montagna è aperta agli scalatori solo con «permesso militare». La procedura per ottenere il permesso comporta la presentazione di una richiesta formale a un’ambasciata turca per uno speciale «visto per l’Ararat», ed è obbligatorio assumere una guida ufficiale della Federazione turca per l’alpinismo.

A. Padulo e S. Mucci 2^I

Ararat, la montagna del dolore |

L'Emblema della Repubblica

L’origine dell’emblema della Repubblica, cioè quello che è il simbolo del nostro stato, ha inizio il 27 ottobre 1946 quando il secondo governo De Gasperi decise di istituire una commissione, presieduta da Bonomi, per la creazione di un simbolo identificativo della Repubblica Italiana in sostituzione dell’ormai vecchio stemma del Regno d’Italia.

Si deciso di bandire un concorso nazionale aperto a tutti i cittadini con tema libero con pochi vincoli:

  • esclusione rigorosa dei simboli di partito,
  • inserimento della stella d’Italia,
  • “ispirazione dal senso della terra e dei comuni”.

Per le cinque opere ritenute migliori era previsto un premio di 10 000 lire.

Risposero al concorso 341 candidati, che inviarono 637 bozzetti in bianco e nero.

Agli autori dei cinque disegni che superarono la selezione, uperata la prima fase, fu richiesto di presentare altre proposte, questa volta tenendo in considerazione nuove indicazioni:

  • una cinta turrita che abbia forma di corona”, circondata da una ghirlanda di fronde della flora italiana.
  • in basso, la rappresentazione del mare,
  • in alto, la stella d’Italia d’oro;
  • infine, le parole UNITÀ e LIBERTÀ.

La commissione premiò la proposta di Paolo Paschetto: l’artista, che fu ricompensato con un ulteriore premio di 50 000 lire, venne incaricato di disegnare la versione definitiva dell’emblema. La commissione inviò poi il disegno al governo per l’approvazione, esponendolo insieme con le altre quattro proposte finaliste in una mostra allestita in via Margutta, a Roma, nel febbraio del 1947.

Il 31 gennaio 1948, ultimati gli ultimi accorgimenti e stabili i colori, il 5 maggio il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma il decreto legislativo e l’Italia repubblicana aveva il suo emblema.

L’autore dell’emblema, Paolo Paschetto, professore alle Belle Arti di Roma, fu autore anche di numerosi francobolli. Di famiglia svedese, nacque il 12 febbraio 1885 a Torre Pellice, in provincia di Torino, deve essere morto il 9 marzo 1963.

Risultato immagini per emblema della repubblica italiana

L’emblema della Repubblica italiana è costituito da tre elementi: la Stella, la ruota dentata, i rami di ulivo e di quercia.

Il ramo di ulivo rappresenta la forza di volontà della nazione. Il ramo di quercia è la forza e la dignità del popolo italiano.

Entrambi sono espressione di alberi tipici del nostro territorio.

La ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa, fa riferimento al primo articolo della Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

La Stella è uno degli oggetti più antichi che è sempre stato associato alla personificazione dell’Italia.

F. Petrosino- L. Caiafa- V. Minutiello 1^H

Ilio

Troia o Ilio  è  posto all’entrata dell’Ellesponto, sullo Stretto dei Dardanelli, nell’odierna Turchia, attualmente è chiamata Truva ed è popolata da un centinaio di abitanti.

Dell’antica Troia ne parla abbondantemente l’Iliade di Omero, ma anche altri poemi ellenici raccontano della guerra di Troia e sono i Canti Cipri, la Piccola Iliade, la Distruzione di Troia e i Ritorni.

Secondo gli storici fu abitato fin dal principio del III millennio a.C. e occupava una posizione strategica per l’accesso al Mar Nero. Nei suoi dintorni vi è la catena del monte Ida e di fronte alle sue coste vi è l’isola di Tenedo. Le condizioni particolari dei Dardanelli, dove c’è un flusso costante di correnti che passano dal Mar di Marmara al Mar Egeo e dove è solito soffiare un forte vento da nord-est durante tutta la stagione che va da maggio a ottobre, fa pensare che le navi, che cercavano di attraversare lo stretto, spesso abbiano dovuto attendere condizioni più favorevoli attraccate per lunghi periodi nel porto di Troia

Dopo secoli di abbandono, le rovine di Troia sono state riscoperte durante gli scavi svolti nel 1871 dallo studioso tedesco di archeologia Heinrich Schliemann, a seguito di alcune indagini iniziali condotte a partire dal 1863 da Frank Calvert. Il sito archeologicodi Troia è stato proclamato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 1998.

Ilio è l’altro nome di Troia, derivatole, secondo gli antichi, dal fondatore Ilo. Sul sito della distrutta Troia fu edificata, in epoca storica, una città di Ilio, chiamata così in età tardo-ellenistica e romana.

Mitico figlio di Troo e di Calliroe, marito di Euridice e padre di Laomedonte e di Temiste. Originario della Troade, andò in Frigia dove come premio della vittoria in un gara ebbe 50 giovani e 50 giovanette.

A. Zaccaro e A. Padulo 2^I

Ilio: significato della nuova Troia – nuovAtlantide.org