Il razzismo: origini e cause

Un atteggiamento di tipo razzistico è costantemente presente nella storia dell’umanità, come testimonia la pratica antica della schiavitù.

Gli antichi Greci, e in seguito i Romani, chiamavano “barbari” (stranieri) quelli che non parlavano la loro lingua, avevano costumi, religioni, istituzioni diverse e vivevano al “limite” del loro mondo.
Tuttavia, il razzismo per come noi lo intendiamo si sviluppò a partire dal XVII secolo, in seguito alle scoperte geografiche e al colonialismo.

In questo periodo si affermò la convinzione che il progresso – intellettuale, scientifico, economico, politico – fosse un’esclusiva prerogativa dei bianchi e che gli altri popoli non potessero conseguire gli stessi risultati proprio a causa di una differenza biologica.

Se fino a quel punto l’interpretazione prevalente del determinarsi delle varie razze era stata quella “climatica” – secondo la quale a un’origine comune erano seguiti sviluppi dovuti soprattutto alle condizioni ambientali – dal XVIII secolo si affermò la teoria “poligenetica”, che fa risalire le popolazioni del mondo a progenitori diversi.

L’affermarsi di questa convinzione portò a ritenere inalterabili le differenze tra individui e popoli e a stabilire un principio di gerarchia secondo il quale la razza bianca era una razza superiore, predominante sulle altre; in questo modo veniva giustificato il dominio sugli altri popoli da parte dei bianchi e l’attribuzione a questi di una missione di civilizzazione.

L. Pezzi- G. Loconte 3^H

Risultati immagini per razzismo

Annunci

Compito di realtà: noi e l’Europa

Abbiamo sottoposto gli adulti della nostra famiglia e del nostro quartiere ad un’intervista per conoscere la loro opinione sull’Europa e per sapere quanto fossero informati su di essa.

Queste le domande alle quali sono stati sottoposti:

  • Che cos’è l’Europa?
  • Quali sono, secondo te, gli aspetti negativi e positivi di essere nell’Europa?
  • Conosci l’origine della parola “Europa”?
  • Quale popolo l’ha usata per primo?
  • Vorresti rimanere in Europa o uscirne? Perchè?

Alla prima domanda la maggior parte degli intervistati hanno definito l’Europa un continente dal punto di vista geografico o un insieme di stati, ma anche un insieme di nazioni e/o Stati che agiscono per il benessere di tutti i cittadini. Qualcuno lo ha definito “vecchio continente” perchè molto antico.

Le risposte alla seconda domanda sono state molto interessanti. Tutti hanno considerato tra gli aspetti positivi la moneta unica, il libero commercio e la libera circolazione delle persone, ma anche l’avere delle direttive o delle norme in comune che spesso possono essere un vantaggio per tutti e la cooperazione tra stati.

Sono stati considerato aspetti negativi il fatto di dover accettare leggi e regole che non sempre sono un bene per l’Italia e che a volte possono danneggiare la nostra economia, ma molti hanno anche messo in evidenza tra gli aspetti negativi l’immigrazione poichè mancano aiuti dagli altri paesi europei, che spesso sono stati poco solidali con le popolazioni extraeuropee, lasciando l’Italia da sola.

Alla terza e quarta domanda hanno saputo rispondere in pochi; Infatti, la maggioranza degli intervistati non conosce l’origine della parola “Europa” e non sa quale popolo l’ha usata per primo.

Una minoranza ha risposto che ha origine da Carlo Magno o che ha un’origine incerta e pochi hanno affermato che forse deriva dagli antichi Greci o dagli antichi Fenici.

Questa la risposta corretta, tratta da Focus: L’etimologia del nome Europa non è certa: secondo alcuni deriverebbe dalla parola semitica ereb, “occidente”, con cui i fenici (1500-600 avanti Cristo circa) avrebbero indicato tutti i Paesi a ovest della Siria, dove vivevano.
Secondo altri invece l’origine sarebbe greca: in un primo periodo la parola avrebbe indicato soltanto le terre a nord dell’Egeo e poi, man mano che i Greci si espansero, anche i Paesi a nord del Mediterraneo. I nomi di Europa e Asia compaiono già nel VII secolo a. C. nella Teogonia di Esiodo, nella quale, però, corrispondono a personaggi mitologici, senza nessun riferimento geografico.

All’ultima domanda se preferiscono rimanere o uscire dall’Europa, la maggior parte ha risposto che preferisce rimanere perchè essere uniti significa avere più opportunità, una metà vorrebbe uscirne perchè potrebbe essere vantaggioso per l’Italia e una piccola percentuale non sa cosa rispondere.

Le nostre riflessioni: L’Europa è un insieme di stati che collaborano tra loro per il benessere comune.

Ci sono degli aspetti positivi come lo scambio culturale, politico ed economico, ma ci sono anche degli aspetti negativi regole o leggi che vengono imposte e non sempre portano benessere per tutti gli Stati.

Inoltre, uscire dall’Europa potrebbe anche essere disastroso per la nostra economia, non è detto che sia positivo.

Classe 1^I: V. Del Viscio, M. Elettorale, F. Gammarota, N. Miglio, S. Mucci, S. Naturale, I. Pistillo, U. Popolo, G. Rigucci, A. Rinaldi, G. Ripoli, L. Sarto, G. Verroia, A. Zaccaro

dav

L’ornitorinco: tanti animali in uno

UN MIX DI CLASSI ANIMALI: ECCO L’ORNITORINCO!

Immagine correlata

Un po’ mammifero, un po’ uccello e un po’ rettile.

Presente esclusivamente nelle regioni umide dell’Australia orientale e della Tasmania, l’ornitorinco vive nei fiumi, nelle lagune e nei corsi d’acqua, in zone ricche di vegetazione, su cui scava la tana.

È un animale unico che presenta caratteristiche fisiche tipiche dei mammiferi, ma anche dei rettili e degli uccelli.

Ha infatti un becco simile a quello dell’anatra, depone le uova e ha l’intestino appunto come quello degli uccelli e dei rettili. La struttura fisica dell’ornitorinco presenta molti adattamenti alla vita acquatica fra cui il corpo smilzo e allungato, le zampe palmate munite di 5 robusti artigli e la coda piatta e larga.

I maschi sono leggermente più grandi delle femmine e sulle zampe posteriori hanno due ghiandole velenifere collegate ad altrettanti speroni. L’ornitorinco è lungo 39-60 cm e il peso oscilla fra 0,8 e 2,5 kg.!

Sul comportamento dell’ornitorinco in natura resta ancora molto da scoprire. Si sa che l’animale conduce vita solitaria e semi-acquatica e che si nutre di invertebrati catturati negli specchi d’acqua.

Sulle rive, poi, è solito scavare profonde e spaziose tane costituite da numerose gallerie che formano una sorta di labirinto.

Insieme ad altre due specie, Ornithorhynchus anatinus è l’unico mammifero che depone le uova. Dopo l’accoppiamento, la madre sistema due piccole uova bianche dentro una tana e le cova; trascorsi circa 6-10 giorni si schiudono e la madre sistema subito i piccoli in una specie di tasca sotto la coda dove si raccoglie il latte che i cuccioli leccano per almeno 3-4 mesi.

Ci sono poche informazioni sulla vità dell’ornitorinco, ma si pensa possa vivere fino a 12 anni.

E. Ceglia- M. Miceli 1^I

La globalizzazione

La globalizzazione è un fenomeno che nasce nel XX secolo, ma con l’inizio del XXI secolo ha raggiunto il suo culmine. Essa riguarda l’aumento progressivo e capillare degli scambi e degli investimenti internazionali.

Il mondo globalizzato è il mondo di oggi, in cui le economie nazionali sono sempre più interdipendenti, il commercio non ha quasi più barriere, le comunicazioni sono di una semplicità disarmante, anche da un lato all’altro della Terra. 

Se dapprima riguardava la sfera economica, oggi la globalizzazione investe ogni ambito della nostra vita: da quello sociale a quello culturale; dalla politica allo sviluppo tecnologico. Siamo ormai abituati ad acquistare abiti che vengono prodotti in Cina, a guardare film americani, a mangiare cibo giapponese, thailandese e via dicendo.

Le cause della globalizzazione sono:

  • L’abolizione delle barriere doganali, che ha permesso una sorta di unificazione del mercato mondiale;
  • Lo sviluppo dei trasporti su scala mondiale, che ha permesso di commercializzare i prodotti da una parte all’altra del globo;
  • Lo sviluppo delle nuove tecnologie.

I cosiddetti no-global si oppongono fortemente poichè la globalizzazione nasconde una serie di lati oscuri non trascurabili. Le multinazionali, proprio grazie a questa capillarità economica, hanno spostato parti o addirittura intere produzioni nei Paesi meno sviluppati e lo hanno fatto per godere di diversi vantaggi: costo della manodopera inferiore, tassazione ridotta e meno regole da rispettare anche per la difesa dell’ambiente.

Le multinazionali approfittano di questa situazione per non rispettare le regole rigide imposte nei Paesi più sviluppati. Questo significa che spostano l’inquinamento massiccio e spesso senza ritegno nelle zone dell’Est o del Sud del Mondo, perchè qui i governi non hanno ancora intrapreso politiche di tutela ambientale.

Risultati immagini per la globalizzazione

Tra gli aspetti positivi della globalizzazione vanno annoverati la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni e merci.

L. Pezzi 3^H

Risultati immagini per la globalizzazione

Sciame sismico in giro per il pianeta

Domenica 11 novembre attorno alle 10:30 un rombo simile a quello di un aereo, ha attraversato l’intero pianeta, ed è stato registrato dai sismografi di tutto il mondo.

Il sistema di sismografi, collegati tra loro, ha permesso di individuare l’origine di queste onde sismiche: a ovest delle coste di Mayotte, una piccola isola francese vicino al Madagascar. Le onde sismiche hanno messo in movimento i sismografi dell’Africa, hanno attraversato l’Oceano Atlantico, sono arrivate in Cile per poi spingersi verso la Nuova Zelanda, il Canada e arrivare persino alle Hawaii.

geologia, vulcani, onde sismiche, vulcani sottomarini, isole vulcaniche, magma, terremoti

L’isola di Mayotte, tra il Madagascar e l’Africa.| GOOGLE

La prima sorpresa è che i sismografi hanno “lavorato” per oltre 20 minuti, poi si è poi scoperto che non vi era stato alcun sisma in tutto il pianeta.


Ci sono stati in precedenza piccole scosse registrate lo scorso maggio,la più forte di magnitudo è stata di 5.8. Ma la vera domanda è: Che cosa sta succedendo in quel punto del pianeta?

geologia, vulcani, onde sismiche, vulcani sottomarini, isole vulcaniche, magma, terremoti

Si sono registrate altre onde sismiche anche alle Hawaii pochi mesi fa con l’eruzione del vulcano Kilauea.

Al momento l’ipotesi più allertante è quella di una nuova attività vulcanica nell’oceano: Mayotte stessa, come altre piccole isole dell’area, sono il risultato di eruzioni vulcaniche avvenute negli ultimi millenni.

Fino ad oggi i geologi non hanno calcolato le piccole isolette vicino a Mayotte.

A sostenere l’ipotesi sono i ricercatori del BRGM affermando che, le basse frequenze di terremoto si hanno a causa del Vulcano NYragongo, dove è nata una camera d’aria magmatica in continuo movimento.

È dunque una possibilità: sui fondali dell’oceano Indiano, in prossimità di Mayotte, potrebbe presto fuoriuscire del magma che un giorno sarà forse una nuova isola.

N. Miglio- G. Nardella 1^I

In arrivo “la cometa di Natale”

Bisognerà attendere ancora qualche giorno, ma chi si è armato di binocoli e telescopi già ha potuto vedere il bagliore verdognolo quando il cielo era molto buio. È la cometa 46P/Wirtanen, ribattezzata ‘Cometa di Natale’, visto che è possibile osservarla soprattutto nel periodo natalizio.

La potrà scorgere nel cielo proprio vicino alle Pleiadi (le famose sette stelle della costellazione del Toro) guardando a Sud-est.

Saranno due le caratteristiche di questa favolosa cometa: il colore verde e la “mancanza” della coda. In realtà la coda è presente, ma per uno sfortunato allineamento con la Terra essa sarà nascosta, trovandosi dietro al nucleo.

Scoperta nel 1948 dall’astronomo statunitense Carl A. Wirtanen, ogni cinque anni entra nel nostro sistema solare, ma bisogna attendere il 16 dicembre per riuscire a scorgerla ad occhio nudo.

“Quel giorno la cometa raggiungerà il suo perielio – spiega Nunzio Micale, presidente del Gruppo astrofili dauni – ovvero il punto di massima vicinanza al sole, a circa 12 milioni di chilometri dalla Terra. Quella sera si potrà quindi scorgere a occhio nudo in zone prive di inquinamento luminoso. Era dal 1997 che non capitava un fenomeno simile”.

L’ultimo passaggio della cometa, infatti, era avvenuto nel 2013, ma scorgerne il bagliore era impossibile. Micale e Marco Gentile, altro membro del Gruppo astrofili dauni, sono riusciti infatti a catturare immagini e panoramiche in anticipo dell’astro con l’aiuto di telescopi e fotocamere ad alta definizione.

“Molti dicono che sarà luminosa e grande quanto la luna – ricorda Micale – In realtà la sua atmosfera, se fosse luminosa come il nostro satellite, sarebbe grande come la Luna, ma noi la vediamo come tale proprio perché è un oggetto debole”. Sarà inoltre praticamente impossibile vedere la ‘coda’ della cometa.

E intanto su Facebook iniziano a fioccare i primi eventi di gruppo per l’avvistamento della cometa. Come quello organizzato dal Gruppo Astrofili del Salento nell’area del Museo di Storia naturale di Calimera, nel Leccese, che il 16 dicembre metteranno a disposizione i loro telescopi per permettere ai visitatori di ammirare cometa quando avrà raggiunto la costellazione delle Pleiadi. Sempre in Salento, il 15 dicembre è stata organizzata una serata di osservazione nel Parco astronomico di San Lorenzo tra Ruffano e Casarano. Qui dei video:

https://youtu.be/mwytzPhDQzo

https://youtu.be/fKvPqDrPNc

Risultati immagini per cometa di natale 2018

Davide Bonaventura 1^H

L’asteroide che causò la scomparsa dei dinosauri

Circa 66 milioni di anni fa un asteroide di 10 chilometri di diametro si scontrò con la Terra nella penisola dello Yucatan, in Messico. Fu un evento catastrofico!

Ci fu una delle estinzioni più rilevanti che furono sulla Terra, l’estinzione dei dinosauri

Nel corso della storia del nostro pianeta sono stati molti gli eventi di questo genere: uno di questi, avvenuto circa 250 milioni di anni or sono, fu la causa della più drammatica estinzione che la Terra sperimentò, quando ben il 96 per cento delle specie viventi scomparve per sempre.

Quell’evento fu chiamato “Grande Moria”, ma dell’asteroide che la causò e del cratere non fu trovata nessuna traccia

Ma ora un gruppo della Planetary Society pensa di averlo scovato. Si troverebbe al largo della costa orientale del Sud America, nei pressi delle Isole Falkland, sepolto sotto spessori di sedimenti.

Il suo diametro sarebbe di 250 chilometri, almeno 50 chilometri in più rispetto a quello messicano. Tanti gli indizi anche se la certezza non c’è ancora.

A sinistra le anomali gravitazionali dello Yucatan a destra quelle delle Falkland. Là sotto c’è qualcosa di anomalo.

La scoperta

tutto inizia nel 1991 quando l’analisi del campo gravitazionale della Terra mostra un’anomalia a forma circolarein quell’area. Si capisce presto che qualcosa ha deformato i sedimenti sul fondo del mare. Michael Rampino, un geologo della New York University si rende conto che se la sotto c’è un cratere da impatto che deve essere più grande di quello dello Yucatan e quindi deve aver stravolto pesantemente la vita della Terra. Nel 1992 pubblica le sue deduzioni sulla rivista dell’American Geophysical Union, ma finiscono nel dimenticatoio.

20 anni dopo, un appassionato…

Maximiliano Rocca, cheha studiato geologia, non si è laureato e lavora come analista di sistemi a Buenos Aires, in Argentina ha una passione: “cacciare crateri di asteroidi”.

Quando non lavora Rocca si avvale di tutte le informazioni disponibili per cercare indizi di crateri prodotti da antichi asteroidi che si sono scontati con la Terra. I suoi studi sono così seri che riceve finanziamenti anche dalla Planetary Society e nel 2004 scopre un gigantesco cratere in Colombia, il quale, con i suoi 50 chilometri di diametro, risulta essere il più grande del Sud America

Nel 2002 si appassiona del presunto cratere della Falkland e si mette alla ricerca di dati del campo magnetico dell’area, ma deve attendere il 2015 quando riesce ad averli da un geofisico del Paraguay, Jaime Bàez Presser.

Le anomalie sono a forma di “rosa” proprio come quelle del cratere dello Yukatan. 

In giallo le Falkland. In colore rosa le anomalie magnetiche che hanno una forma di rosa.

Ma Rocca vuole più prove e così chiede alla società petrolifera Schlumberger i risultati dei rilevamenti sismici fatti nell’area alla ricerca di petrolio. Anch’essi indicano variazioni dei depositi sedimentari. A quel punto Rocca, Rampino e Presser uniscono i risultati e li pubblicano sulla rivista scientifica Terra Nova, con Rocca primo autore: la comunità scientifica accetta che c’è un gigantesco cratere.

Se li sotto c’è un cratere quanti anni ha? L’eta dell’area attorno non è nota, anche se alcuni studi indicano che si aggira attorno ai 250 milioni di anni, proprio il periodo della grande estinzione.

La certezza assoluta la si potrebbe avere estraendo campioni di roccia dal fondo oceanico. “Ma questa è un’operazione costosa – ha spiegato Rampino – speriamo che il lavoro pubblicato attiri l’attenzione di qualcuno che voglia investire in questa interessante ricerca”.

Ciò potrebbe portare ad una scoperta unica per la storia della Terra.

Rinaldi antonio- Nicolas Mosca 3^H