Esperienza Bimed 2018-2019

Anche quest’anno la nostra scuola ha partecipato alla staffetta di Scrittura creativa  Bimed, un progetto a livello nazionale, ma anche internazionale, che consiste nel creare un capitolo di un racconto da sviluppare con classi e/o scuole diverse. Il progetto si conclude, poi, con delle uscite presso le Isole Tremiti o Salerno o Marina di Camerota o altre zone.

Durante l’anno scolastico le classi partecipanti scrivono il capitolo di un libro a loro assegnato; quest’anno a noi, 1^ i e 1^H, è stato assegnato il capitolo 10 di un racconto che parlava della guerra provocata dall’ISIS in Siria.

Scrivere il capitolo non è stato semplice perchè prima abbiamo dovuto leggere tutti i capitoli precedenti, compreso l’incipit dell’autrice Alessandra Racca, e poi abbiamo dovuto creare uno schema su come concludere il libro, visto che il nostro era l’ultimo capitolo.

Tante le idee che affollavano la nostra mente, ma l’insegnante che ci ha seguiti, la prof.ssa Leone, ci ha guidati affinchè la nostra storia avesse un senso logico e al tempo stesso potesse esprimere le nostre idee. Alla fine, quando avevamo concluso il capitolo, un gruppo di noi ha realizzato un disegno che rappresentava il nostro capitolo.

Di tutti gli alunni che hanno partecipato alla stesura del capitolo, solo una piccola parte ha partecipato all’uscita che ci è stata proposta dalla Bimed.

Il  mio gruppo classe ha partecipato all’uscita presso le isole Tremiti, dal 6 giugno all’8 giugno. Durante questa uscita abbiamo svolto molte attività tra cui laboratori di scrittura creativa, canto, musica, teatro, ecc… . Noi, invece, abbiamo proposto delle iniziative di nostra creazione come balli, rappresentazioni, canti, ecc.

Durante questa esperienza, accompagnati dalle professoresse, Liguori e Sborea, abbiamo anche partecipato alla caccia al tesoro, alla quale siamo arrivati primi e vinto un orologio da parete con la scritta “Bimed”, abbiamo partecipato al quizzone e al karaoke. A conclusione delle tre giornate e dopo tutte queste attività, è seguita una premiazione: noi siamo arrivati secondi con un solo punto di differenza rispetto alla scuola che è arrivata prima.

Per me questa esperienza è stata molto interessante e mi piacerebbe ripeterla il prossimo anno perchè attraverso la scrittura di un capitolo, siamo entrati in contatto con ragazzi di altre scuole e poi mi piacerebbe partecipare ancora all’uscita, magari andando in qualche altra località così come quest’anno gli alunni di seconda e terza sono andati a Marina di Camerota accompagnati dalle prof. Frazzano, Giarnetti e Leone, perchè incontrare tanti scrittori e svolgere con loro delle attività è stato davvero divertente.

Davide Bonaventura 1^H.

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Colpo alla mafia di San Severo

Una maxi operazione antimafia è partita nelle prime ore del mattino del 6 giugno: ben 200 i poliziotti impiegati in mezza Italia, tra Foggia, Napoli, Milano, Salerno, Rimini, Campobasso, Pescara, Chieti, Teramo, Ascoli Piceno e Fermo.

Le accuse sono associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio di droga, danneggiamento, reati in materia di armi, lesioni personali e tentato omicidio, tutte aggravate dalle finalità mafiose, contestate a diversi soggetti.

Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari. L’operazione è condotta dalle Squadre Mobili di Foggia, Bari, dal Servizio Centrale Operativo e supportata da 30 equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine.

Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano elementi di primo piano delle famiglie mafiose di San Severo, tra i quali Giuseppe Vincenzo La Piccirella e Severino Testa, ritenuti ai vertici del clan ‘La Piccirella’, oltre a Franco e Roberto Nardino, a capo del clan.

Gli indagati facevano spesso ricorso alla violenza per l’affermazione della propria leadership sul territorio, basata per gli investigatori anche sulla eliminazione fisica dei rivali.

Nel corso delle indagini sono stati accertati diversi episodi a chiaro sfondo intimidatorio, come nel tentativo di estorsione ai danni di un commerciante, che si è visto danneggiare a colpi d’arma da fuoco l’abitazione, il negozio e l’auto.

L’indagine coordinata dalla Dda di Bari ha evidenziato il ruolo dei clan di San Severo nel traffico di droga in Capitanata e la spartizione dei proventi illeciti che ha creato tensioni tra i gruppi malavitosi.

Le indagini sono partite nel 2015 dopo alcuni episodi di sangue a San Severo e successivamente gli inquirenti hanno accertato il traffico di stupefacenti gestito dai gruppi criminali locali, compresi i relativi canali di approvvigionamento dall’estero, anche dall’Olanda.

È la prima volta che viene contestata l’associazione di tipo mafioso (416 bis) alla criminalità organizzata di San Severo, riconosciuta come autonoma e indipendente rispetto alle organizzazioni mafiose di Foggia.

F. Cota 3^H

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Gargano e Salento tra le mete estive preferite

Ogni estate, come dice Coldiretti, un italiano su due andrà in ferie ad agosto.

Tra le 20 località italiane, 7 si trovano in Puglia e tre di loro sono ai primi posti nella classifica.

Tra le località più scelte e Gallipoli che si conferma come la destinazione ideale per chi vuole un affitto turistico. Al quarto posto c’è Vieste che è premiata per i suoi prezzi bassi per le case affittate ad agosto.

Proseguono nella classifica le località dell’Emilia Romagna, della Sicilia, dell’Abruzzo, della Sardegna ma anche il Veneto, il Lazio e la Toscana.

Dopo la Puglia c’è la Sardegna e la Sicilia, che raccolgono rispettivamente il 13% e il 9%. La Sardegna non è molto scelta per via dei prezzi elevati e per i traghetti.

La Liguria e la Toscana hanno l’8,5% di scelta perché gli italiani preferiscono passare lì il weekend.

La Puglia, quindi, continua ad affascinare e a sorprendere, a confermarlo sono i dati della prossima stagione estiva.

I dati positivi, dopotutto, sono stati raccolti da numerose fonti, che si sono accertate e del fatto che la Puglia continua a piacere. A riportarlo sono, oltre ai numeri di aeroporti di Puglia sul costante aumento dei passeggeri negli scali di Bari e Brindisi, anche i trend riportati da Expedia sulle prenotazioni. A questi vanno aggiunti i dati ISTAT trasmessi dalle strutture turistiche.

Confermato, invece, anche un aumento dei costi, rispetto al 2018, pari al +3,5%.

L’Assessore all’Industria Turistica e Culturale, Loredana Capone, ha invitato gli imprenditori turistici a migliorare la qualità dell’offerta e del migliore rapporto di qualità/prezzo.

Un altro interessante fattore è che i turisti che decidono di visitare la Puglia prediligono le sedi balneari ma non disdegnano quelle culturali. Particolarmente ricercati sono quelli che dove dominano le prelibatezze enogastronomiche e le bellezze naturali.

Luca Pezzi 3^H

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Emergenza lupi e cinghiali sul Gargano

Sul Gargano lupi e cinghiali nel giro di dieci anni sono raddoppiati mettendo a rischio non solo le produzioni agroalimentari, gli animali nelle stalle e l’idrogeologia del territorio, ma anche la vita stessa di agricoltori e automobilisti.

“I numeri la dicono lunga sulla necessità di alzare il livello di allerta e programmare efficaci attività di riequilibrio della fauna selvatica che mette a repentaglio la stessa incolumità delle persone, soprattutto bisogna urgentemente ‘sbloccare’ la legge regionale sui danni da fauna selvatica. Non c’è tempo più tempo da perdere, perché agricoltori e allevatori sono allo stremo”.  

La provincia di Foggia combatte ad armi impari contro i cinghiali che distruggono le coltivazioni e attaccano gli uomini e gli animali allevati, gli storni azzerano la produzione di olive e distruggono le piazzole, i cormorani mangiano i pesci negli impianti di acquacoltura, i lupi aggrediscono e sbranano pecore, mucche e capre, in barba a recinzioni e reti.

“Esprimo la mia vicinanza e solidarietà agli allevatori e agli agricoltori che hanno protestato presso la sede dell’Ente Parco, a Monte Sant’Angelo, purtroppo esasperati dall’emergenza provocata dalla fauna selvatica incontrollata che, oltre agli effetti devastanti per gli attacchi di lupi e cinghiali, causa gravi  rischi per la vita delle persone, degli altri animali assaltati e la distruzione dell’ecosistema circostante”. Così ha parlato Giannicola De Leonardis.

“Un fenomeno che da tempo abbiamo denunciato ma trascurato e che adesso ha assunto dimensioni troppo allarmanti per non essere affrontato con l’impiego di uomini, mezzi e risorse senza precedenti, dalla Regione Puglia, dal Parco del Gargano e dal Governo nazionale. Vanno tutelati gli allevatori e gli agricoltori e vanno tutelate le produzioni, gli altri animali, l’ambiente e i cittadini, anche attraverso un Piano di abbattimenti e sterilizzazioni”.

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Di  Pennacchia Loris     e     Gabriele Loconte      3H

 

 

 

 

La camorra tra storia e leggenda

Il termine “Camorra” nel XVII Secolo indicava un particolare tipo di stoffa, l’abbigliamento dei camorristi, alcuni linguisti hanno individuato l’origine in “Gamurra”, un abito femminile, mentre altri ancora in “Gamurri”, banditi spagnoli famosi per il loro giubbotto.

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L’archetipo era la Garduña, un’associazione criminale che si interessava al gioco e al baratto, nata a Toledo nel 1412. In molte canzoni di mafia,  viene invece fatto riferimento a tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, che in tempi lontani, uccisero un uomo e per questo furono condannati a 29 anni 11 mesi e 29 giorni di carcere nell’Isola di Favignana. Al termine del periodo di detenzione maturano quelle regole di onore e omertà che costituiscono il codice dell’organizzazione e contraddistingueranno le future organizzazioni criminali mafiose italiane e si dividono: Osso fonderà Cosa Nostra in Sicilia, Mastrosso la ‘ndrangheta in Calabria e Carcagnosso la Camorra a Napoli.

La prima volta però che il termine comparve in un atto pubblico fu nel 1735, legato al gioco d’azzardo: si trattava di una “prammatica” (legge) in cui venivano autorizzate a Napoli solo otto case da gioco, tra queste “Camorra avanti palazzo”, in attività sin dal XVII secolo e situata a fianco al Maschio Angioino. Che il termine indicasse un particolare gioco d’azzardo è testimoniato anche in un’istanza a re Carlo III di Borbone, dove si chiedeva al sovrano di reintrodurre tra i giochi legali “Li cotte, lo Sghizzo e la Camorra“.

Va segnalato inoltre che “Camorra” in spagnolo significa “lite”: “Buscar camorra” significa letteralmente “fare a botte“.

Di recente un’altra interpretazione di Francesco Montuori, fa derivare “Camorra” da “Camerario”, la camorra sarebbe quindi una tassa e i camorristi gli esattori. Questa interpretazione si sposa bene anche con la principale attività della Camorra, l’estorsione.

Storicamente la Camorra si organizzò molto prima della mafia siciliana e della ‘ndrangheta. Il mito della fondazione viene fatto risalire a una riunione a Napoli, mai dimostrata, nella Chiesa di Santa Caterina a Formello, nel 1820. Quel che è certo è che l’embrione dell’organizzazione si ebbe subito dopo la fallita rivoluzione partenopea del 1799, tra il 1810 e il 1820. Infatti il termine “Camorra” era presente già nelle Procedure per la repressione del brigantaggio e dei camorristi nelle province infettate, meglio note come legge Pica, nel 1863: il termine “mafia” entrò nel codice penale solamente con la legge n.575 del 31/05/1965 “Disposizioni contro la mafia“, approvata dopo la Strage di Ciaculli.

Risale invece al 1842 uno statuto a firma di un certo Francesco Scorticelli, in cui si parla della camorra come “Bella società riformata“. Il prototipo del “mafioso” era ricalcato su un camorrista realmente esistito che spadroneggiava nelle carceri borboniche e “camurrìa” in dialetto siciliano significa proprio “fastidio, impiccio“.

Ai tempi dei Borbone

Negli anni della Restaurazione borbonica, la Camorra si diede un’organizzazione che prevedeva tre livelli gerarchici: picciotto d’onorepicciotto di sgarrocamorrista. L’aspirante camorrista, prima di poter intraprendere questo particolare cursus honorum, era chiamato “tamurro“. Ogni quartiere di Napoli  aveva un “caposocietà“, questi a loro volta eleggevano un “capintesta” generale della Camorra. Ogni capo della Camorra poteva fregiarsi del titolo di “Masto” (Maestro, Padrone). La medesima struttura era presente anche nell’area ristretta tra Caserta, Marcianise e Santa Maria Capua Vetere, ma il capintesta veniva eletto solo tra i capisocietà di Napoli. I comuni, anche capoluoghi di provincia, erano equiparati ai quartieri di Napoli ed eleggevano un solo caposocietà.

Per entrare a far parte della Camorra bisognava rispondere a criteri precisi: erano esclusi gli omosessuali e chiunque avesse una moglie o una sorella prostituta. La prova di coraggio con la quale si stabiliva l’idoneità del candidato consisteva o nell’esecuzione di un omicidio o nello sfregio di uno dei nemici dell’organizzazione. Gli sfregi col rasoio erano in particolare la punizione per chi infrangeva il codice d’onore, sia che fosse affiliato o che non lo fosse. Una volta giudicato idoneo, il candidato doveva pronunciare un giuramento di fronte a due coltelli incrociati e combattere in un duello all’arma bianca contro un camorrista estratto a sorte. I duelli con il pugnale erano il rito di passaggio da un grado all’altro nella gerarchia criminale: raramente erano duelli all’ultimo sangue, avevano uno scopo prevalentemente cerimoniale. Il pugnale restava comunque l’arma preferita del camorrista per compiere i propri delitti.

Come criminalità urbana, esercitava la sua principale attività, l’estorsione, soprattutto nei carceri, vero luogo di reclutamento dell’organizzazione. Altri fronti delle attività camorristiche erano i mercati (dove veniva imposta una percentuale sulla vendita di farine, cereali, frutta, pesce, carne etc.) e le case da gioco, nonché la prostituzione. A Napoli in pratica non vi era attività commerciale che non prevedesse il pagamento di una tangente alla Camorra. L’addetto agli affari economici e finanziari dell’organizzazione era il “contarulo“, dove finivano tutti gli introiti delle estorsioni.

Ogni quartiere, inoltre, aveva un suo tribunale, che si chiamava “Mamma“: il tribunale supremo della città era la “Gran Mamma“, presieduto dal capintesta, che in quella funzione assumeva il titolo di “Mammasantissima“. Del resto, la stessa polizia borbonica assicurava impunità in cambio di tutela dell’ordine pubblico da parte della Camorra, che dopo la fallita insurrezione liberale del 15 maggio 1848 venne impiegata anche per raccogliere informazioni sulle manovre degli oppositori politici al governo borbonico.

 Sharon Ortore e Maria Concetta Draisci  3^H

 

V Congresso di scienze:”Vita… a tutti i costi”

Lunedì 3 giugno siamo stati alla “Petrarca”, presso l’auditorium,  per il  congresso di scienze, il quinto precisamente che svolgiamo con le nostre scuole.
La novità di questo congresso è che è stato realizzato dalla nostra in rete con la scuola ” S. Chiara- Altamura” di Foggia e ha visto la partecipazione di molti insegnanti: prof.ssa Leone, prof.ssa Di Gioia, porf.ssa Di Pumpo, prof.ssa Liguori, prof.ssa Petti, Prof.ssa Spagnoletti, prof. Manzella e la prof.ssa Spadavecchio con la sua scuola di Foggia. Davvero un grande team!!
Quest’anno abbiamo svolto il tema della procreazione assistita e vi hanno partecipato le terze ed una seconda.
A parte le classi della nostra scuola, é venuto un gruppo di ragazzi delle classi 2° A e 3° A della scuola “Altamura” di Foggia.
Erano presenti anche la Preside, prif.ssa M. Concetta Bianco,  ed un ginecologo del consultorio Asl San Severo, il dott. Giuseppe Spallone.
Il congresso è cominciato con due  nostri compagni di che hanno presentato quello che avremmo svolto; subito dopo dei ragazzi  della 3° G e della 3° i hanno parlato dell’apparato riproduttore e dei problemi dell’infertilità e degli eventuali problemi che possono avere l’uomo e la donna, tutto illustrato con un power point.
È seguito l’intervento del dottore che è stata molto interessante, infatti ha spiegato il tutto attraverso un disegno alla lavagna che ci ha fatto capire bene l’argomento.
Più tardi alcune compagne di classe si sono soffermate sulla storia della procreazione, mettendo in evidenza come ancora oggi una donna che non.riesce ad avere figli si sente incompleta e parla do di Louse Brwon, la prima bambina nata in provetta.
C’è stata anche una cosa nuova con un racconto svolto da ragazze di nazionalità diversa, ad esempio una ragazza era africana, una indiana ed un’altra albanese e ci hanno parlato di come è diversa la procreazione assistita negli loro paesi.
Subito dopo un gruppo di ragazze ha parlato di queste storie di donne che non possono avere figli per colpa delle malattie, il tutto in inglese.
Come finale é arrivata sul palco una classe della Petrarca ed ogni ragazzo aveva una maschera bianca in faccia per affrontare il tema della clonazione.
Successivamente è stato affrontato anche l’aspetto etico che ha a che fare con la procreazione assistita sia attraverso un’intervista che attraverso uno studio su cosa dice la Chiesa riguardo le tecniche.di oggi.
Secondo noi é molto importante sapere tutte le informazioni sulla procreazione assistita perché è importante non abbattersi e non mollare la presa se non si riescono ad avere figli.
Al congresso abbiamo imparato cose nuove e abbiamo capito che la vita è un dono importante e siamo contente che la medicina sia andata avanti e sia arrivata ad aiutare tante coppie infertili a realizzare il loro desiderio di essere genitori.
                  Laura Fontanello                          Chiara Albanese 3°H

Falcone e Borsellino

Giovanni Falcone nacque nel 1939 a Palermo, è stato uno dei magistrati italiani ed è considerato un eroe della lotta alla criminalità organizzata.
Nasce nel rione Kalsa di Palermo, lo stesso che ha visto nascere il suo grande amico e collega Paolo Borsellino e alcuni mafiosi, tra cui il boss Tommaso Buscetta.
Dopo aver frequentato il liceo classico e dopo aver fatto una breve esperienza presso l’Accademia navale di Livorno, si laureò in giurisprudenza.
Vinse in seguito il concorso in magistratura e nello stesso anno sposò la sua prima moglie Rita Bonnici da cui divorzio 14 anni dopo.
Il suo primo incarico fu a Lentini come pretore.
Nel 78 ottenne il lavoro all’ufficio istruzione sotto la guida di Chinnici, affiancato da Paolo Borsellino. Nell’ 80 gli furono affidate le indagini contro Rosario Spatola, grazie a questo scoprì il quadro di una organizzazione criminale di Cosa Nostra.
Falcone usa nelle sue indagini un modo molto semplice eppure poco sfruttato per scoprire i legami mafiosi: segue il giro che compie il denaro.
Una delle sue regole è: “Segui i soldi e troverai la mafia”.
Il 21 giugno 1989 Giovanni Falcone scampa miracolosamente a un attentato nei pressi della villa affittata per le vacanze, situata sulla costa siciliana nella località palermitana denominata Addaura. Falcone sospettava che dietro il fallito attentato ci fossero uomini di mafia ed esponenti dei servizi segreti deviati.
Paolo Borsellino nacque nel 1940 a Palermo ed è stato anche lui un magistrato vittima della mafia. Frequentò il liceo classico e si iscrisse al fronte universitario d’Azione Nazionale e si laureo nel 1962.
Fino alla laurea in farmacia della sorella lui mantenne la farmacia del padre.
Nel 1963 Borsellino partecipò al concorso per entrare in magistratura; divenne il più giovane magistrato d’Italia.
Il suo primo incarico fu al tribunale di Enna nella sezione civile.
Nel 1967 fu nominato pretore e da allora iniziò a conoscere la mafia.
Il 23 dicembre 1968 sposò Agnese Piraino Leto. Nel 75 venne trasferito a Palermo dove entrò nell’ufficio istruzioni affari penali sotto la guida di Chinnici.
Nel febbraio 1980 Borsellino fece arrestare i primi sei mafiosi tra cui Giulio Di Carlo e Andrea Di Carlo.
Il 4 maggio 1980 Emanuele Basile fu assassinato e fu decisa l’assegnazione di una scorta alla famiglia Borsellino.
Erano quasi coetanei e si conoscevano sin da piccoli, ma si ritrovarono come colleghi magistrati nel pool antimafia.
Il giudice Falcone insieme ai giudici Antonio Caponnetto, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e Paolo Borsellino, mette in atto una strategia ideata dal giudice Rocco Chinnici (vittima di mafia) e cioè quella di istituire una vera e propria squadra composta da magistrati per indagare i fenomeni mafiosi: il cosiddetto “pool antimafia”.
Il pool antimafia venne fondato con l’idea di combattere la criminalità organizzata, ma anche per unire le competenze di vari professionisti impegnati in processi diversi, per ottenere una visione di insieme grazie a punti di vista diversi ma soprattutto per evitare che la morte di uno dei giudici per mano di mafia potesse interrompere le indagini.
Nel pool bisognava agire sempre insieme e di comune accordo.
Il 29 luglio 1983 il consigliere Chinnici fu ucciso con la sua scorta, lo sostituì Antonino Caponnetto.
Tutti i componenti del pool chiedevano espressamente l’intervento dello Stato, che non arrivò.
In seguito venne arrestato Tommaso Buscetta che diede una svolta alla lotta contro la mafia poichè decise di collaborare con la Giustizia e descrisse in modo dettagliato la struttura della mafia. Il suo interrogatorio iniziò a Roma nel luglio 1984  e aiutò molto le indagini.
Tommaso Buscetta era fuggito in America dopo una sanguinosa lotta interna alla mafia. Quasi tutta la sua famiglia era stata sterminata e lui voleva dissociarsi: e scelse il giudice Falcone per raccontare tutto quello che sapeva. Grazie anche alle sue deposizioni furono fatti numerosi arresti, e si raccolsero montagne di prove per istituire un maxi processo a Palermo, in quel Palazzo di Giustizia che per mesi divenne un’aula bunker con oltre 1.400 imputati alla sbarra.
Le inchieste avviate da Chinnici e portate avanti da Falcone e da tutto il pool portarono a costituire il primo grande processo contro la mafia.
Giovanni Falcone ottiene il suo più grande successo il 16 dicembre del 1987 con il maxi processo di mafia che vedeva alla sbarra 474 imputati tra boss e politici e che si concluse con 19 ergastoli e 2.665 anni di carcere.
I mafiosi speravano in un annullamento della sentenza da parte della Cassazione, come era sempre avvenuto in passato, con sentenze di condanna annullate per deboli vizi di forma.
Falcone allora sostituì il magistrato che fino a quel momento aveva presieduto la Cassazione, imponendo per i processi di mafia la rotazione dei giudici, in modo che gli imputati non potessero sapere il nome del magistrato che avrebbe presieduto la Corte. Risultato: la sentenza di Cassazione del 30 gennaio 1992 conferma tutte le condanne in modo definitivo. Quel giorno in aula scoppia una rivolta.
La reazione della mafia si ebbe nell’estate del 1985 uccidendo Giuseppe Montana e Ninni Cassarà, stretti collaboratori di Falcone e Borsellino e si cominciò a temere anche per loro, per questi motivi di sicurezza vennero mandati a soggiornare per qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell’Asinara per finire le pratiche del maxiprocesso.
Oggi Giovanni Falcone è considerato un eroe, ma non è stato sempre così. Nel corso delle sue indagini è stato osteggiato da esponenti della politica e della stessa magistratura che lo accusavano di protagonismo, tanto che qualche giorno prima dell’attentato fatale Falcone dichiara ai suoi colleghi: “Mi hanno delegittimato, stavolta i boss mi ammazzano”. «Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande… In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere». Una profezia.
Il 23 Maggio del 1992 fu vittima della mafia.
Dopo circa due mesi anche Borsellino, amico e collega, fu ucciso.
C. Tota-A. Rinaldi- G. Priore 3^H
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