L’ornitorinco: tanti animali in uno

UN MIX DI CLASSI ANIMALI: ECCO L’ORNITORINCO!

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Un po’ mammifero, un po’ uccello e un po’ rettile.

Presente esclusivamente nelle regioni umide dell’Australia orientale e della Tasmania, l’ornitorinco vive nei fiumi, nelle lagune e nei corsi d’acqua, in zone ricche di vegetazione, su cui scava la tana.

È un animale unico che presenta caratteristiche fisiche tipiche dei mammiferi, ma anche dei rettili e degli uccelli.

Ha infatti un becco simile a quello dell’anatra, depone le uova e ha l’intestino appunto come quello degli uccelli e dei rettili. La struttura fisica dell’ornitorinco presenta molti adattamenti alla vita acquatica fra cui il corpo smilzo e allungato, le zampe palmate munite di 5 robusti artigli e la coda piatta e larga.

I maschi sono leggermente più grandi delle femmine e sulle zampe posteriori hanno due ghiandole velenifere collegate ad altrettanti speroni. L’ornitorinco è lungo 39-60 cm e il peso oscilla fra 0,8 e 2,5 kg.!

Sul comportamento dell’ornitorinco in natura resta ancora molto da scoprire. Si sa che l’animale conduce vita solitaria e semi-acquatica e che si nutre di invertebrati catturati negli specchi d’acqua.

Sulle rive, poi, è solito scavare profonde e spaziose tane costituite da numerose gallerie che formano una sorta di labirinto.

Insieme ad altre due specie, Ornithorhynchus anatinus è l’unico mammifero che depone le uova. Dopo l’accoppiamento, la madre sistema due piccole uova bianche dentro una tana e le cova; trascorsi circa 6-10 giorni si schiudono e la madre sistema subito i piccoli in una specie di tasca sotto la coda dove si raccoglie il latte che i cuccioli leccano per almeno 3-4 mesi.

Ci sono poche informazioni sulla vità dell’ornitorinco, ma si pensa possa vivere fino a 12 anni.

E. Ceglia- M. Miceli 1^I

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Sciame sismico in giro per il pianeta

Domenica 11 novembre attorno alle 10:30 un rombo simile a quello di un aereo, ha attraversato l’intero pianeta, ed è stato registrato dai sismografi di tutto il mondo.

Il sistema di sismografi, collegati tra loro, ha permesso di individuare l’origine di queste onde sismiche: a ovest delle coste di Mayotte, una piccola isola francese vicino al Madagascar. Le onde sismiche hanno messo in movimento i sismografi dell’Africa, hanno attraversato l’Oceano Atlantico, sono arrivate in Cile per poi spingersi verso la Nuova Zelanda, il Canada e arrivare persino alle Hawaii.

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L’isola di Mayotte, tra il Madagascar e l’Africa.| GOOGLE

La prima sorpresa è che i sismografi hanno “lavorato” per oltre 20 minuti, poi si è poi scoperto che non vi era stato alcun sisma in tutto il pianeta.


Ci sono stati in precedenza piccole scosse registrate lo scorso maggio,la più forte di magnitudo è stata di 5.8. Ma la vera domanda è: Che cosa sta succedendo in quel punto del pianeta?

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Si sono registrate altre onde sismiche anche alle Hawaii pochi mesi fa con l’eruzione del vulcano Kilauea.

Al momento l’ipotesi più allertante è quella di una nuova attività vulcanica nell’oceano: Mayotte stessa, come altre piccole isole dell’area, sono il risultato di eruzioni vulcaniche avvenute negli ultimi millenni.

Fino ad oggi i geologi non hanno calcolato le piccole isolette vicino a Mayotte.

A sostenere l’ipotesi sono i ricercatori del BRGM affermando che, le basse frequenze di terremoto si hanno a causa del Vulcano NYragongo, dove è nata una camera d’aria magmatica in continuo movimento.

È dunque una possibilità: sui fondali dell’oceano Indiano, in prossimità di Mayotte, potrebbe presto fuoriuscire del magma che un giorno sarà forse una nuova isola.

N. Miglio- G. Nardella 1^I

Santa Lucia sotto le stelle cadenti d’inverno


Come ogni anno, nella notte tra il 13 e il 14 dicembre si verifica il picco dello sciame meteorico delle Geminidi. Si tratta di uno spettacolo che nulla ha da invidiare a quello ben più noto delle “Lacrime di San Lorenzo” ad agosto. Ma il 13 dicembre è anche il giorno di Santa Lucia: nell’immaginario popolare questa data è legata al giorno più corto e alla notte più lunga dell’anno. In realtà non è così.

Lo sciame meteorico delle Geminidi, evento previsto analogo a quello  del 10 di agosto, con le Perseidi, ossia si avrà la possibilità di vedere stelle cadenti percorrere il cielo in grandi quantità.

In questo caso si tratta delle Geminidi, che sono chiamate così perché arrivano dalla costellazione dei Gemelli. Questa sera sarà possibile godere dello spettalo, guardando verso est. Il picco dovrebbe aversi attorno alle 2,00, quando si potrebbero vedere anche un paio di stelle cadenti al minuto. L’attività diminuirà con l’avvicinarsi dell’alba.

sciame meteorico, stelle cadenti

La sommità del Cerro Paine Grande, in Patagonia, sotto una pioggia di stelle cadenti. | © ED DARACK/SCIENCE FACTION/CORBIS

Ci aspetta dunque una serata molto interessante perché la Luna non disturberà le osservazioni e il cielo dunque sarà buio. Le stelle cadenti, si originano generalmente quando la Terra entra nella costellazione dei Gemelli e sono originate dalla coda di una cometa. Le polveri, attraversando l’atmosfera, creano il noto effetto-scia che il granellino lascia dietro sé.

Le Geminidi, in particolare, sono però un’eccezione, perché si originano dalla polvere che lascia dietro sé un asteroide, chiamato Phaethon. Ruota attorno al Sole passandogli molto vicino, al punto da trovarsi tra Mercurio e la stella, per poi raggiungere l’orbita degli asteroidi, tra Marte e Giove. È un oggetto molto pericoloso, in quanto si avvicina alla Terra fino a solo 2,9 milioni di chilometri di distanza, anche se nulla al momento fa pensare che possa scontrarsi con il nostro Pianeta.

C. Albanese- G. Priore 3^ H

Albert, il bambino-cavia per uno studio sulla paura

 
 

 

Albert era un bambino che alla nascita prese parte ad un esperimento di psicologia sulla paura.

Il piccolo Albert nacque nello stesso ospedale in cui lavorava Watson, studioso del comportamentismo. Alla nascita presentò una grave idrocefalia e, molto probabilmente, è per questo che la scelta del medico cadde su di lui. Lui fu costretto a sopportare esperimenti molto dolorosi.

Si pensava che l’esperimento sarebbe stato breve e non avrebbe lasciato segni.

La prima parte dell’esperimento consistette nel presentare ad Albert alcuni oggetti ed animalial fine di annotare le sue risposte emotive. Gli esposero delle maschere, del cotone, dei gioielli, una scimmia, un cane, un topo bianco e  un coniglio. Albert non ebbe paura di nessuno di questi elementi.

L’esperimento vero e proprio, volto a creare nel piccolo una risposta condizionata ad uno stimolo, iniziò nel 1920, quando Albert aveva 11 mesi e 10 giorni. Ad ogni seduta, veniva messo su un tavolo in mezzo ad una stanza, insieme al topo  da laboratorio con cui era già entrato in contatto durante la fase di analisi.

Ad Albert era concesso giocare con il topolino, ma ogni volta che lo toccava il medico produceva un suono assordante battendo un martello su una barra di acciaio

Al suono, il bambino si mostrava impaurito e il più delle volte finiva in lacrime. 

Il processo fu ripetuto in più sedute: ogni volta che Albert toccava il topo, nella stanza si levava improvvisamente un suono fragoroso.

L’esperimento andò avanti fino a quando Albert non diede segno di aver sviluppato lo stimolo desiderato: un giorno, al piccolo venne mostrato il topolino, ma prima che il medico potesse colpire la barra metallica, Albert scoppiò a piangere tentando  di allontanare l’animale.

Quello che era accaduto nel bambino è facile spiegarlo: Albert aveva finito con l’associare il topo al rumore e quindi alla paura. Da elemento neutro qual era il topo inizialmente, ora suscitava una risposta negativa. La fobia per il topo si allargò anche per il cotone, per le maschere e per le pellicce. L’esperimento era riuscito!

Al termine dell’esperimento, Albert aveva circa un anno. Oltre ad essere provato dalla sua malattia, era anche molto toccato da ciò che aveva subito all’interno della sperimentazione. Trascorse i suoi ultimi anni di vita a cercare di superare le sue paure

Non si sa se i genitori del piccolo fossero al corrente di quanto accadeva negli studi del medico. Si sa che la madre lavorava nello stesso ospedale del dottor Watson.

Anni dopo la conclusione dello studio comportamentale, emerse che il vero nome del bambino non era Albert, ma Douglas Meritte.

Douglas Meritte morì nel 1925 all’età di sei anni.

Pennacchia Loris-Loconte Gabriele 3^H

Inquinamento domestico

Detersivi, prodotti spray, elettrodomestici, cucine a gas sono alcune delle principali cause dell’inquinamento domestico.  

Spesso si dice: “Casa dolce Casa”: ma sarà poi così vero? Purtroppo alcune ricerche sull’inquinamento domestico hanno evidenziato che l’inquinamento domestico esiste ed è causato dalla contaminazione da parte di agenti inorganici o organici, compresi batteri e microrganismi che possono derivare dalle attività umane, da materiali e prodotti presenti in casa o da abitudini sbagliate nella gestione delle casa.

Basta pensare alle colle, alle vernici e ai sigillanti utilizzati per arredi, infissi esterni ed interni, parquet, piastrelle; aggiungi l’utilizzo quotidiano di detersivi, prodotti cosmetici spray e insetticidi vari. Tutti questi prodotti rilasciano nell’aria delle sostanze inquinanti come: acetone, benzene, alcool metilico, ammoniaca, radon solo per citarne alcuni.

Quando pensi di pulire casa utilizzando il miglior detersivo igienizzante, molto probabilmente stai spargendo sostanze chimiche pericolose in tutto l’ambiente; varrebbe la pena di considerare alcuni detersivi ecologici a base di aceto bianco, bicarbonato o acido citrico.

Siamo così preoccupati di difenderci dall’inquinamento dell’ambiente esterno, che non ci fermiamo a pensare che una cucina a gas è una significativa fonte di biossido di azoto. Anche gli apparecchi elettronici come computer e televisori emettono sostanze inquinanti che hanno un impatto negativo sulla qualità dell’aria della casa.

E già che stiamo parlando di computer, in una casa bisogna considerare anche l’inquinamento elettromagnetico, noto anche come elettrosmog, determinato dalle radiazioni elettromagnetiche generate dalle antenne wi-fi, dai telefoni cellulari, dai televisori e dalle radio. Sono tutti apparecchi elettronici che, alla lunga, possono avere anche effetti negativi sulla salute.     

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Draisci Maria Concetta

de Biase Anastasia

Mosca Nicolas

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L’Aids e le malattie a trasmissione sessuale

Oggi, 1 dicembre 2018, si ricorda la Giornata mondiale contro l’AIDS, indetta ogni anno il 1º dicembre, affinchè si prenda coscienza di questa malattia molto diffusa.

Dal 1981 l’AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive che la storia ricordi. Anche se oggi terapie e farmaci antiretrovirali hanno migliorato le condizioni dei malati, l’epidemia di AIDS ha ucciso circa 3,1 milioni di vittime nel corso del 2005, oltre la metà delle quali (570.000) erano bambini.

Cos’e l’HIV/AIDS?

L’infezione è causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV). L’infezione iniziale, molto spesso asintomatica o non riconosciuta (perché simile ad altre banali infezioni virali come l’influenza), si trasforma sempre nella forma cronica che nel corso degli anni, se non trattata, riduce gravemente le difese immunitarie. Quando tali difese non sono più in grado di proteggere l’organismo (in media 10 anni dal contagio) dall’attacco di altri virus, batteri, parassiti, o di eliminare eventuali cellule neoplastiche, la persona evolve verso la “sindrome di immunodeficienza acquisita” (AIDS conclamato). L’AIDS è quindi la comparsa di gravi malattie sia infettive che tumorali in un soggetto in cui le difese immunitarie sono state fortemente ridotte dall’HIV.

Come si trasmette

Il virus è presente nel sangue e in quasi tutte le secrezioni biologiche della persona infetta e attraverso queste sostanze corporee può essere trasmesso. Quindi le principali possibilità di contagio sono: i rapporti sessuali non protetti, lo scambio di siringhe tra tossicodipendenti, la trasmissione madre-neonato principalmente durante il parto. Attualmente le trasfusioni, i trapianti di organo, le pratiche ospedaliere sono assolutamente sicure grazie ai controlli effettuati. Il virus non si trasmette né con il bacio né con i comuni contatti sociali.

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Incubazione

4-12 settimane per la forma acuta; alcuni anni, fino 12-15 per lo sviluppo dell’AIDS.

Sintomi e segni

Nella forma acuta: febbre, dolori muscolari, diarrea, cefalea, mal di gola, rash cutaneo, ingrossamento dei linfonodi, sudorazioni; nella forma cronica: febbricola persistente, perdita di peso, diarrea, astenia, candidosi orale o genitale; nella forma conclamata (AIDS) praticamente ogni organo può essere colpito da infezioni opportunistiche (infezioni dovute alla compromissione del sistema immunitario): si possono avere meningiti, encefaliti, retiniti, polmoniti, esofagiti, coliti, ecc. Inoltre possono comparire anche vari tipi di tumori.

Prevenzione

Rapporti sessuali protetti con l’uso del profilattico; evitare lo scambio di siringhe o di altri strumenti taglienti infetti; terapia della donna gravida dal 3° mese e al neonato nelle prime settimane di vita; allattamento artificiale; estrema cautela nella manipolazione di aghi o di altri strumenti potenzialmente infetti. In caso di contatto col virus, è possibile assumere un breve ciclo di terapia post-esposizione. Attualmente non esiste un vaccino contro il virus dell’HIV.

Diagnosi

Test sierologico in presenza di comportamenti a rischio o punture accidentali; valutazione medica in caso di comparsa dei sintomi descritti e non altrimenti spiegati; test a tutte le gravide.

Terapia

Attualmente sono a disposizione numerosi farmaci (più di 20) che in associazione (almeno 3) permettono una drastica riduzione della replicazione virale e di conseguenza un ottimo recupero del sistema immunitario. Ciò comporta un cospicuo allungamento della vita ed un netto miglioramento della qualità della vita. La persona malata va seguita in centri specializzati.

Altre MTS (malattie a trasmissione sessuale)

Epatite B

L’epatite B è un’infezione da un virus denominato Epatite B Virus (HBV); si può presentare nella forma acuta che molto spesso è asintomatica. La maggior parte delle volte viene diagnosticata già nella fase cronica o in base a sintomi specifici.

Il virus è presente nel sangue e in diversi liquidi biologici, quindi la trasmissione avviene per contagio da soggetti infetti attraverso rapporti sessuali non protetti, scambio di siringhe tra tossicodipendenti, punture accidentali con strumenti infetti, accidentalmente attraverso l’uso in comune di rasoi o di spazzolini da denti, l’utilizzo di strumenti non sterili per piercing o tatuaggi, dalla madre al feto o neonato (in utero, al momento del parto, allattamento).

L’infezione può manifestarsi dopo 45-180 giorni.

L’epatite acuta B è nella maggior parte dei casi asintomatica. In coloro in cui la malattia si manifesta, l’esordio è insidioso, con vaghi disturbi addominali, astenia, nausea, vomito, febbricola; spesso è presente ittero (colorazione gialla di cute e mucose), presenza di urine scure e feci chiare. L’epatite acuta guarisce quasi sempre. Altre volte evolve raramente nella forma fulminante (morte per insufficienza epatica) o nella forma cronica in circa 5-10% dei casi. Questa fase è spesso asintomatica e può rimanere stabile per molti anni. Nel 10% può progredire in cirrosi epatica, che altera sia la struttura che la funzione del fegato e il più delle volte è letale. Una sua frequente e ancora più grave complicanza è il cancro al fegato (epatocarcinoma).

E’ disponibile il vaccino per l’epatite B (obbligatorio in Italia per tutti i nuovi nati). E’ raccomandato l’uso del preservativo nei rapporti sessuali, la precauzione nella manipolazione di strumenti, aghi e altri oggetti potenzialmente infetti. La vaccinazione è fortemente raccomandata per i gruppi di popolazione a maggior rischio d’infezione (tossicodipendenti, conviventi di portatori cronici, personale sanitario, omossessuali, ecc.)

Nel caso di comparsa di sintomi è necessario sottoporsi subito a controllo medico, esami del sangue, verificare la funzionalità epatica ed effettuare test sierologici specifici. Se si sono avuti comportamenti sessuali a rischio è importante sottoporsi al test per l’epatite B.

La terapia si è evoluta negli ultimi anni con diversi farmaci che di solito riescono a bloccare la malattia impedendone l’evoluzione verso forme più gravi. In caso di cirrosi o epatocarcinoma si utilizzano sempre gli stessi farmaci, ma in casi estremi occorre il trapianto di fegato.

Epatite A

L’epatite A è un’infezione del fegato causata da un virus chiamato Epatite A (HAV); si presenta in forma acuta con sintomatologia evidente o, spesso nei giovani, è in forma asintomatica.

In genere il contagio avviene per via oro-fecale: il virus entra nell’organismo con gli alimenti contaminati e viene eliminato con le feci. L’infezione si contrae con il consumo di acqua non potabile o cibi crudi contaminati o non cotti a sufficienza, soprattutto molluschi allevati in acque contaminate. Può essere trasmessa anche per contatto diretto da persona a persona attraverso rapporti sessuali oro-anali.

Il periodo di incubazione è di 15-50 giorni.

La malattia, che dura 2-3 settimane, si manifesta con la comparsa di colorazione gialla di cute e mucose (ittero), presenza di urine scure e feci chiare, debolezza, inappetenza, nausea, vomito e febbre. In presenza di tali sintomi è consigliabile sottoporsi a controllo medico. Questa epatite ha generalmente un decorso benigno; tuttavia si possono avere forme fulminanti rapidamente fatali.

E’ disponibile la vaccinazione che fornisce una protezione già dopo 14-21 giorni dalla prima dose. E’ raccomandata nei soggetti a rischio e cioè a persone affette da malattie epatiche croniche, omossessuali, viaggiatori in aree endemiche, lavoratori in ambiente a rischio (laboratori di ricerca, fognature, ecc.), tossicodipendenti e contatti di soggetti con epatite acuta A. Molto importanti sono le norme igieniche per la prevenzione delle infezioni oro-fecali (igiene personale e delle mani, lavaggio e cottura delle verdure, cottura di molluschi, etc.) ed il controllo della coltivazione e della commercializzazione dei frutti di mare.

La diagnosi viene formulata in seguito a valutazione medica confermata da prelievo ematico per transaminasi e test sierologico specifico.

Non esiste una terapia specifica, ma solamente il riposo ed eventualmente una terapia di supporto per alleviare i sintomi.

Epatite C

L’epatite C è un infezione del fegato causata da un virus denominato Epatite C Virus (HCV); si può raramente presentare in forma acuta sintomatica, ma molto più spesso è inapparente e viene diagnosticata quando è già cronica.

Il virus dell’HCV è presente nel sangue, quindi la trasmissione è per via parenterale tra persone che fanno uso delle stesse siringhe, in ambito sanitario se le procedure non sono rispettate rigorosamente ecc. E’ meno frequente la trasmissione materno-fetale; la trasmissione sessuale è documentata, ma meno frequente poichè il virus è meno presente nelle secrezioni biologiche.

Ha 30-90 giorni d’incubazione

L’infezione acuta da HCV è asintomatica in oltre 2/3 dei casi. I sintomi, se presenti, sono caratterizzati da dolori muscolari, nausea, vomito, febbre, dolori addominali, ittero, urine scure e feci chiare. L‘infezione acuta diventa cronica in circa l’85% dei casi. Il 20-30% di questi pazienti sviluppa nell’arco di 10-20 anni una cirrosi con evoluzione in epatocarcinoma in circa l’1-4% dei pazienti per anno.

Attualmente non esiste un vaccino contro il virus dell’epatite C. Le uniche misure efficaci consistono nell’evitare lo scambio di siringhe o di altri strumenti potenzialmente infetti; raccomandato l’uso del profilattico nei rapporti sessuali a rischio.

Sottoporsi a valutazione medica in caso di comparsa dei sintomi descritti e al prelievo per gli esami di funzionalità epatica e per il test sierologico specifico. È sempre importante sottoporsi al test per l’epatite C se si sono attuati comportamenti a rischio.

La terapia da pochi anni è efficace e ben tollerata, di breve durata, circa 3 mesi e garantisce una elevata percentuale di guarigione tra il 90% e il 95%, anche se il virus non viene completamente eliminato.

Candida vaginale

La candida è un’infezione causata da un fungo normalmente presente nel nostro organismo, che, in determinate condizioni può diventare patogeno.

Clamidia

La clamidia è un’infezione causata da un batterio che si trasmette nei rapporti sessuali non protetti con persone infette.

Herpes genitale

L’herpes genitale è una malattia infettiva che si trasmette attraverso i rapporti sessuali; può essere trasmessa al neonato durante il parto.

Papillomavirus umano

L’infezione da Papillomavirus si trasmette per via sessuale; rappresenta il principale fattore di rischio per il carcinoma della cervice uterina. Oggi vi è un vaccino.

Trichomonas vaginalis

L’infezione da trichomonas si trasmette attraverso i rapporti sessuali; colpisce soprattutto le donne, interessando uretra, vagina, cervice e qualche volta anche le vie urinarie.

Pediculosi del pube

La pediculosi del pube si può considerare una malattia sessualmente trasmissibile; non è grave e può essere facilmente trattata.

Sifilide

La sifilide è una malattia seria e complessa, che si trasmette per via sessuale; se non curata può portare a gravi complicanze.

A. S- A. D. B. 3^H

Abuso di alcol: quali i danni?

Racconta il dott. Scafato. Oltre ad intaccare le facoltà mentali, l’alcol interferisce sullo sviluppo e sulla maturazione cerebrale. Se dai 5 ai 16 anni, nel periodo dell’adolescenza, prevale un comportamento emotivo (si è quindi impulsivi e aggressivi, o timidi e introversi), nella fase successiva dello sviluppo si diventa razionali attraverso un processo di “rimodellamento” del cervello, chiamato “pruning”.

Quando l’alcol viene bevuto in adolescenza impedisce questo rimodellamento. La persona rimane cristallizzata ad una fase di ragionamento o di comportamento di tipo emotivo.

Queste conseguenze non derivano solo da un consumo prolungato nel tempo, bastano due o tre mesi perché ci sia una perdita di cellule, come è stato riscontrato nei giovani che fanno “Binge Drinking” (abbuffata alcolica) per un breve periodo.

DANNI AL FEGATO –L’organo “bersaglio” dell’alcol per eccellenza è il fegato. Esagerando si può soffrire di “fegato grasso” o steatosi epatica. In seguito possono subentrare altri segni di sofferenza epatica fino alla necrosi, o morte delle cellule.

Dopo la necrosi c’è la cirrosi epatica. “Stiamo parlando di un’esposizione persistente a quantità eccessive di alcol. Superare quel numero di bicchieri moderati, espone ad un maggior rischio. Maggiore è il consumo, maggiore è il danno e quindi il rischio”, precisa Scafato.  I numeri parlano di una percentuale più alta di casi di cerrosi epatica tra i maschi (56%), rispetto al 24%  nella popolazione femminile.

RISCHIO TUMORI – Si può attribuire all’alcol il 20% di tutti i decessi per tumori nei maschi e il 6,9%  nelle femmine. Tra gli uomini, sul totale dei decessi per alcol, un terzo è  a causa del cancro.

L’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, ha detto e ha scritto di non superare mai un bicchiere di bevande alcoliche per le donne, ha detto che le bevande alcoliche sono cancerogene per l’uomo. Se per gli incidenti stradali il rischio è immediato, per il cancro ci vuole un po’ di tempo. Però, alla fine, se una persona fa un uso di bevande alcoliche al di sopra delle linee guida, c’è la probabilità maggiore che si sviluppi un cancro – commenta Scafato – Per una ragazza, superare un bicchiere fa aumentare del 5% il rischio di sviluppare un cancro alla mammella e se i bicchieri diventano due, o più di due, il rischio sale al 25%.

Classe 3^H

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