“Festa” della Legalità e… dintorni.

IMG_20190606_005321.pngÈ ormai consuetudine nella nostra scuola, ma credo anche nelle altre, dedicare gli ultimi giorni di scuola non solo per tirare le somme del lavoro svolto durante l’anno scolastico, ma anche  svolgere rappresentazioni di vario genere che hanno lo scopo di informare le famiglie su tutte le attività svolte e di dare la possibilità ai nostri alunni di poter presentare i frutti del loro impegno, che sia una coreografia, una presentazione, un brano musicale, e via dicendo.

Quest’anno scolastico però abbiamo deciso di chiuderlo alla grande e già da lunedì 3 giugno abbiamo dato inizio ad una serie di manifestazioni conclusive, partendo dal V Congresso di scienze per proseguire con saggio musicale al pkesso “Padre Pio”, poi con la festa dello sport che ha impegnato alunni e docenti dal 3 giugno e ha avuto conclusione il 5 con una grande festa, e per ultima, ma di sicura la più importante, la manifestazione dedicata alla legalità del pomeriggio del 5 giugno.

Durante la manifestazione si sono alternati momenti più impegnativi dove il tema “legalità” era esplicito, a momenti più leggeri come coreografie, realizzazione di brani musicale ad opera dell’orchestra, premiazione, ecc…, dove lo stesso tema la faceva comunque da padrone, ma in modo soffuso.

Certo parlare di legalità non è facile: troppo vasto è l’argomento e tocca mille aspetti che interessano il rispetto per l’altro, per l’ambiente, per gli spazi scolastici e non solo. Legalità è sconfiggere l’omertà, è “convincere” i ragazzi che infame non è chi ha il coraggio di denunciare l’illegalità, ma è colui che ha compiuto azioni spregevoli che ledono la dignità umana, come afferma ogni buon dizionario.

Purtroppo la legalità non è un argomento facile da trattare né è facile fare in modo che esso “conquisti” l’animo e la mente delle nuove generazioni, che penetri nel profondo e diventi stile di vita, in.una parola, “civiltà”.

Da anni la nostra scuola si prodiga per la legalità con attività e interventi di vario genere come incontri con rappresentanti delle forze dell’ordine o associazioni impegnate in problematiche come il bullismo, la difesa dell’ambiente, la tutela delle donne e/o dei bambini, ecc…, ma quest’anno scolastico ha superato se stessa in primis partecipando al progetto “Scuola… cantieri di legalità”, finanziato dalla Regione Puglia e poi con unità di apprendimento che hanno dato centralità all’argomento.

Con il progetto della regione, in collaborazione con l’associazione “Nuova Fantarca”  e grazie alla professionalità del regista Girolamo Macina, sono stati realizzati degli spot sul bullismo e sul rispetto per gli spazi scolastici, a seguito della formazione dei docenti. Nelle classi ogni consiglio ha trattato temi come rispetto, uguaglianza, diversità, razzismo, ambiente, riciclaggio dei rifiuti e tanti altri, tutti collegati alla formazione dell’uomo e del cittadino, della persona, obiettivo centrale della nostra comunità scolastica.

Questa sera la manifestazione aveva questo scopo: dimostrare che la legalità, la crescita morale dei nostri alunni, la persona, sono al primo posto e i ragazzi, con i loro lavori, con le loro attività, con la loro partecipazione attiva, ci hanno dimostrato che il raggiungimento dell’obiettivo è a buon punto e che stanno diventando delle belle persone.

Tutti gli altri obiettivi sono importanti, ma mai come questo: la persona in tutta la sua dignità e grandezza.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’attenzione e il sostegno del nostro Dirigente, la prof.ssa M. Concetta Bianco, senza l’impegno dei docenti e dei ragazzi (vera anima di ogni scuola), senza la collaborazione dei genitori.

Grazie.

prof.ssa Anna Leone

 

 

 

V Congresso di scienze:”Vita… a tutti i costi”

Lunedì 3 giugno siamo stati alla “Petrarca”, presso l’auditorium,  per il  congresso di scienze, il quinto precisamente che svolgiamo con le nostre scuole.
La novità di questo congresso è che è stato realizzato dalla nostra in rete con la scuola ” S. Chiara- Altamura” di Foggia e ha visto la partecipazione di molti insegnanti: prof.ssa Leone, prof.ssa Di Gioia, porf.ssa Di Pumpo, prof.ssa Liguori, prof.ssa Petti, Prof.ssa Spagnoletti, prof. Manzella e la prof.ssa Spadavecchio con la sua scuola di Foggia. Davvero un grande team!!
Quest’anno abbiamo svolto il tema della procreazione assistita e vi hanno partecipato le terze ed una seconda.
A parte le classi della nostra scuola, é venuto un gruppo di ragazzi delle classi 2° A e 3° A della scuola “Altamura” di Foggia.
Erano presenti anche la Preside, prif.ssa M. Concetta Bianco,  ed un ginecologo del consultorio Asl San Severo, il dott. Giuseppe Spallone.
Il congresso è cominciato con due  nostri compagni di che hanno presentato quello che avremmo svolto; subito dopo dei ragazzi  della 3° G e della 3° i hanno parlato dell’apparato riproduttore e dei problemi dell’infertilità e degli eventuali problemi che possono avere l’uomo e la donna, tutto illustrato con un power point.
È seguito l’intervento del dottore che è stata molto interessante, infatti ha spiegato il tutto attraverso un disegno alla lavagna che ci ha fatto capire bene l’argomento.
Più tardi alcune compagne di classe si sono soffermate sulla storia della procreazione, mettendo in evidenza come ancora oggi una donna che non.riesce ad avere figli si sente incompleta e parla do di Louse Brwon, la prima bambina nata in provetta.
C’è stata anche una cosa nuova con un racconto svolto da ragazze di nazionalità diversa, ad esempio una ragazza era africana, una indiana ed un’altra albanese e ci hanno parlato di come è diversa la procreazione assistita negli loro paesi.
Subito dopo un gruppo di ragazze ha parlato di queste storie di donne che non possono avere figli per colpa delle malattie, il tutto in inglese.
Come finale é arrivata sul palco una classe della Petrarca ed ogni ragazzo aveva una maschera bianca in faccia per affrontare il tema della clonazione.
Successivamente è stato affrontato anche l’aspetto etico che ha a che fare con la procreazione assistita sia attraverso un’intervista che attraverso uno studio su cosa dice la Chiesa riguardo le tecniche.di oggi.
Secondo noi é molto importante sapere tutte le informazioni sulla procreazione assistita perché è importante non abbattersi e non mollare la presa se non si riescono ad avere figli.
Al congresso abbiamo imparato cose nuove e abbiamo capito che la vita è un dono importante e siamo contente che la medicina sia andata avanti e sia arrivata ad aiutare tante coppie infertili a realizzare il loro desiderio di essere genitori.
                  Laura Fontanello                          Chiara Albanese 3°H

Falcone e Borsellino

Giovanni Falcone nacque nel 1939 a Palermo, è stato uno dei magistrati italiani ed è considerato un eroe della lotta alla criminalità organizzata.
Nasce nel rione Kalsa di Palermo, lo stesso che ha visto nascere il suo grande amico e collega Paolo Borsellino e alcuni mafiosi, tra cui il boss Tommaso Buscetta.
Dopo aver frequentato il liceo classico e dopo aver fatto una breve esperienza presso l’Accademia navale di Livorno, si laureò in giurisprudenza.
Vinse in seguito il concorso in magistratura e nello stesso anno sposò la sua prima moglie Rita Bonnici da cui divorzio 14 anni dopo.
Il suo primo incarico fu a Lentini come pretore.
Nel 78 ottenne il lavoro all’ufficio istruzione sotto la guida di Chinnici, affiancato da Paolo Borsellino. Nell’ 80 gli furono affidate le indagini contro Rosario Spatola, grazie a questo scoprì il quadro di una organizzazione criminale di Cosa Nostra.
Falcone usa nelle sue indagini un modo molto semplice eppure poco sfruttato per scoprire i legami mafiosi: segue il giro che compie il denaro.
Una delle sue regole è: “Segui i soldi e troverai la mafia”.
Il 21 giugno 1989 Giovanni Falcone scampa miracolosamente a un attentato nei pressi della villa affittata per le vacanze, situata sulla costa siciliana nella località palermitana denominata Addaura. Falcone sospettava che dietro il fallito attentato ci fossero uomini di mafia ed esponenti dei servizi segreti deviati.
Paolo Borsellino nacque nel 1940 a Palermo ed è stato anche lui un magistrato vittima della mafia. Frequentò il liceo classico e si iscrisse al fronte universitario d’Azione Nazionale e si laureo nel 1962.
Fino alla laurea in farmacia della sorella lui mantenne la farmacia del padre.
Nel 1963 Borsellino partecipò al concorso per entrare in magistratura; divenne il più giovane magistrato d’Italia.
Il suo primo incarico fu al tribunale di Enna nella sezione civile.
Nel 1967 fu nominato pretore e da allora iniziò a conoscere la mafia.
Il 23 dicembre 1968 sposò Agnese Piraino Leto. Nel 75 venne trasferito a Palermo dove entrò nell’ufficio istruzioni affari penali sotto la guida di Chinnici.
Nel febbraio 1980 Borsellino fece arrestare i primi sei mafiosi tra cui Giulio Di Carlo e Andrea Di Carlo.
Il 4 maggio 1980 Emanuele Basile fu assassinato e fu decisa l’assegnazione di una scorta alla famiglia Borsellino.
Erano quasi coetanei e si conoscevano sin da piccoli, ma si ritrovarono come colleghi magistrati nel pool antimafia.
Il giudice Falcone insieme ai giudici Antonio Caponnetto, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e Paolo Borsellino, mette in atto una strategia ideata dal giudice Rocco Chinnici (vittima di mafia) e cioè quella di istituire una vera e propria squadra composta da magistrati per indagare i fenomeni mafiosi: il cosiddetto “pool antimafia”.
Il pool antimafia venne fondato con l’idea di combattere la criminalità organizzata, ma anche per unire le competenze di vari professionisti impegnati in processi diversi, per ottenere una visione di insieme grazie a punti di vista diversi ma soprattutto per evitare che la morte di uno dei giudici per mano di mafia potesse interrompere le indagini.
Nel pool bisognava agire sempre insieme e di comune accordo.
Il 29 luglio 1983 il consigliere Chinnici fu ucciso con la sua scorta, lo sostituì Antonino Caponnetto.
Tutti i componenti del pool chiedevano espressamente l’intervento dello Stato, che non arrivò.
In seguito venne arrestato Tommaso Buscetta che diede una svolta alla lotta contro la mafia poichè decise di collaborare con la Giustizia e descrisse in modo dettagliato la struttura della mafia. Il suo interrogatorio iniziò a Roma nel luglio 1984  e aiutò molto le indagini.
Tommaso Buscetta era fuggito in America dopo una sanguinosa lotta interna alla mafia. Quasi tutta la sua famiglia era stata sterminata e lui voleva dissociarsi: e scelse il giudice Falcone per raccontare tutto quello che sapeva. Grazie anche alle sue deposizioni furono fatti numerosi arresti, e si raccolsero montagne di prove per istituire un maxi processo a Palermo, in quel Palazzo di Giustizia che per mesi divenne un’aula bunker con oltre 1.400 imputati alla sbarra.
Le inchieste avviate da Chinnici e portate avanti da Falcone e da tutto il pool portarono a costituire il primo grande processo contro la mafia.
Giovanni Falcone ottiene il suo più grande successo il 16 dicembre del 1987 con il maxi processo di mafia che vedeva alla sbarra 474 imputati tra boss e politici e che si concluse con 19 ergastoli e 2.665 anni di carcere.
I mafiosi speravano in un annullamento della sentenza da parte della Cassazione, come era sempre avvenuto in passato, con sentenze di condanna annullate per deboli vizi di forma.
Falcone allora sostituì il magistrato che fino a quel momento aveva presieduto la Cassazione, imponendo per i processi di mafia la rotazione dei giudici, in modo che gli imputati non potessero sapere il nome del magistrato che avrebbe presieduto la Corte. Risultato: la sentenza di Cassazione del 30 gennaio 1992 conferma tutte le condanne in modo definitivo. Quel giorno in aula scoppia una rivolta.
La reazione della mafia si ebbe nell’estate del 1985 uccidendo Giuseppe Montana e Ninni Cassarà, stretti collaboratori di Falcone e Borsellino e si cominciò a temere anche per loro, per questi motivi di sicurezza vennero mandati a soggiornare per qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell’Asinara per finire le pratiche del maxiprocesso.
Oggi Giovanni Falcone è considerato un eroe, ma non è stato sempre così. Nel corso delle sue indagini è stato osteggiato da esponenti della politica e della stessa magistratura che lo accusavano di protagonismo, tanto che qualche giorno prima dell’attentato fatale Falcone dichiara ai suoi colleghi: “Mi hanno delegittimato, stavolta i boss mi ammazzano”. «Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande… In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere». Una profezia.
Il 23 Maggio del 1992 fu vittima della mafia.
Dopo circa due mesi anche Borsellino, amico e collega, fu ucciso.
C. Tota-A. Rinaldi- G. Priore 3^H
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LA MAFIA IN ITALIA

La mafia in Italia ha origini e tradizioni secolari e ha avuto un ruolo importante nella storia, prima, durante e dopo l’Unità d’Italia.

La nascita del fenomeno è tuttora ritenuta incerta: infatti le organizzazioni di tradizione secolare sono la camorra, la ‘ndrangheta e Cosa nostra (le ultime due però divenute piuttosto note solo a partire dalla seconda metà del XIX secolo). Da quest’ultima si suppone siano sorte ulteriori organizzazioni di stampo mafioso, quali la Stidda nella Sicilia centro-meridionale (nelle provincie di Agrigento, Caltanissetta, Enna e Ragusa). Da ricordare anche la Sacra Corona Unita in Puglia che sarebbe nata da una costola della Nuova Camorra Organizzata da Raffaele Cutolo.

Il fenomeno mafioso – che in alcuni territori ha una diffusione capillare – ha assunto diversi caratteri e ha acquistato forme diverse, con strutture e codici seppur simili, diversi da regione a regione e talvolta anche tra province d’Italia. Accade anche che la distribuzione e il relativo controllo territoriale appaia complesso e in continua evoluzione e talvolta anche singoli quartieri della medesima città conoscano diverse tipologie organizzative, a seconda della famiglia che ne detiene il controllo.

Le formazioni sono spesso strutturate in clan con dei legami familiari quasi sempre di tipo allargato; ciò fa sì che le attività dell’organizzazione criminale rispecchino gli interessi di un determinato gruppo, detto appunto famiglia, che agevola però la frammentazione dei gruppi mafiosi.

Fare un calcolo dei ricavi della criminalità mafiosa è difficile e si scontra con limiti metodologici che nascono dalla mancanza di dati istituzionali, eppure alcune analisi sono state pubblicate. Sos Impresa nel suo XIII rapporto annuale attribuisce alla mafia un giro di affari di 138 miliardi e un utile di 105 miliardi all’anno, sebbene questo studio pecchi di scarsa trasparenza. Guerino Ardizzi, Carmelo Petraglia, Massimiliano Piacenza e Gilberto Turati (della Banca d’Italia) hanno invece lavorato adottando metodi econometrici rigorosi e i risultati a cui sono giunti attribuiscono all’economia criminale un valore pari al 10,9 per cento del PIL. Questo lavoro e altri simili hanno costituito la documentazione di base per l’audizione presso la Commissione parlamentare antimafia del vice direttore della Banca d’Italia e la testimonianza ha indotto la commissione nella sua relazione del 2012 a ripresentare la cifra fatidica di 150 miliardi di euro come fatturato delle mafie. Queste stime econometriche tuttavia forniscono valori molto superiori alle stime delle attività criminali negli altri paesi sviluppati. Inoltre non distinguono all’interno delle attività criminali quelle attribuibili alle mafie, rischiando così di sovrastimare i ricavi delle mafie. In base ai risultati di una ricerca  effettuata da Transcrime nell’ambito del Progetto PON sicurezza 2007–2013  gli investimenti delle organizzazioni mafiose, utilizzando dati “aperti” o tratti da documenti investigativi ufficiali di carattere nazionale e internazionale, sui ricavi a disposizione delle organizzazioni criminali mafiose, hanno però portato a un drastico ridimensionamento delle cifre prima citate: infatti i ricavi illegali in generale ammonterebbero in media all’1,7 per cento del PIL. In particolare nella ricerca vengono individuati ricavi che variano da un minimo di 18 miliardi a un massimo di 34 miliardi. Considerato che il PIL nel 2012 è stato stimato dall’Istat in 1.395.236 milioni di euro, si può concludere che la media dei ricavi illegali per il 2012 ammonterebbe a 25,7 miliardi di euro.

Sulla base della letteratura criminologica, le attività illegali non sono mai un monopolio esclusivo delle mafie. Pertanto, lo studio di Transcrime ha attribuito alle mafie italiane ricavi annui che variano da un minimo di 8 a un massimo di 13 miliardi di euro. Negli ultimi anni, l’Istat ha incluso alcune attività illegali nella contabilità nazionale, giungendo a delle stime che restano nell’ordine di quelle stimate da Transcrime. In particolare, per il 2013, le attività illegali sono state stimate pari a 16 miliardi.

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F. Cota 3^H

La strage di Capaci e di via D’Amelio

Il 23 maggio 1992, mentre Falcone percorre l’autostrada A29 in direzione Palermo, la sua Fiat Croma e quella della scorta vengono fatte esplodere nei pressi di Capaci.

In un caldo sabato di maggio, alle 17:56, un’esplosione squarcia l’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, nei pressi dell’uscita per Capaci: 5 quintali di tritolo distruggono cento metri di asfalto e fanno letteralmente volare le auto blindate. Muore Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta antimafia.

Il giudice perde la vita insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta Schifani, Montinaro e Dicillo.

Per l’attentato viene condannato il boss mafioso Giovanni Brusca.

Il 25 maggio 1992 si svolgono a Palermo i funerali delle vittime. Le parole pronunciate dalla moglie dell’agente Schifani sono rimaste nella storia: “Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato…, chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… Ma loro non cambiano… loro non vogliono cambiare… Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti. Non c’è amore, non ce n’è amore…“.

Ogni anno, il 23 maggio, si svolgono diverse manifestazioni per ricordare la morte del magistrato Falcone, della moglie e della scorta nella strage di Capaci.

Dopo 57 giorni, il 19 luglio 1992, il magistrato Paolo Borsellino, impegnato con Falcone nella lotta alle cosche, va a trovare la madre in via Mariano D’Amelio, a Palermo. Alle 16:58 un’altra tremenda esplosione: questa volta in piena città. La scena che si presenta ai soccorritori è devastante. Seguono giorni convulsi. La famiglia Borsellino, in polemica con le autorità, non accetta i funerali di Stato. Non vuole la rituale parata dei politici. E alle esequie degli agenti di scorta una dura contestazione accoglie i vertici istituzionali.

Con lui moriranno i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.Assieme al collega e amico Giovanni Falcone, Paolo Borsellino è considerato una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

Dopo lunghe indagini si scoprirà essere Giovanni Brusca, detto “scannacristiani”, oltre 150 persone uccise, ad azionare il timer collegato a 500 chili di tritolo posizionati sotto un canalone.

Il comando per l’attentato a Borsellino parte dall’alto del Monte Pellegrino, che sovrasta la città, attraverso un comando a distanza che fa esplodere una Fiat 126 imbottita di tritolo: una fiammata, un cratere. Muoiono tutti, eccetto Vullo, il poliziotto che si era appena spostato con l’auto.

DUE ALBERI PER RICORDARE

Fino ad oggi sono infaticabili le sorelle, Maria Falcone, morta ad agosto del 2018, e Rita Borsellino, che incontrano i ragazzi, in Sicilia e nel resto d’Italia per raccontare, come diceva Giovanni Falcone, che «la mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine». In via d’Amelio e in via Notarbartolo davanti a quella che fu la casa di Falcone, ci sono due alberi: hanno il tronco coperto di foglietti, disegni, pensieri, poesie, fotografie di chiunque voglia lasciare una testimonianza, per ricordare ogni giorno che la morte dei due giudici non è avvenuta invano.

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C. Tota- A. Boncristiano- M.C. Draisci- G. Priore

La Madonna Del Soccorso

Il culto della Madonna del Soccorso è legato agli Agostiniani. Tornati in città nel 1514, dopo un periodo di allontanamento, i monaci dettero inizio al culto della Madonna nera, sbocciato a Palermo nel 1306 per l’apparizione miracolosa della Vergine. Quando il monastero agostiniano venne definitivamente soppresso, la devozione alla Madonna fu tenuta viva dai massari di campo, che dopo il 1679 si riunirono in confraternita.

La Vergine nera,  nella mano  destra tiene alcune spighe di grano, un ramo d’olivo e un grappolo d’uva. Dopo una prima processione penitenziale, la statua della Madonna fu portata per i campi e nelle vie della città dal 1737.

Nella prima metà dell’Ottocento, il culto crebbe e nel 1857 la Madonna fu divenne patrona della città.

L’otto maggio 1937 la sua statua fu solennemente incoronata con diademi d’oro e pietre preziose.

Nonostante la Madonna sia nera, il Bambinello è bianco  e ha  fisionomia europea.

La festa del Soccorso si celebra la terza domenica di maggio, ma  ha inizio con la lunga processione della prima domenica del mese, quando la statua della Madonna e quella di san Severino sono condotte in processione nella cattedrale.

I simulacri dei tre patroni vengono messi sull’altare maggiore arricchito di paramenti.

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Il sabato

Nel primo pomeriggio giungono nella cattedrale i simulacri dell’Angelo Custode e dei santi arcangeli Raffaele, Gabriele e Michele, provenienti dal Santuario della Madonna. Più tardi si celebra il pontificale, al tramonto si accendono le luminarie che decorano le più importanti vie e, in particolar modo, piazza Incoronazione dove si installa una maestosa luminaria di circa 15 metri.

La Domenica

La domenica, alle ore dieci, ha inizio la solenne processione. Vi partecipano il vescovo, il clero diocesano, l’arciconfraternita del Soccorso,  la pia associazione di san Severino, i “portatori” di san Severo e degli Angeli, le autorità civili e militari.

La processione è aperta dallo stendardo del Soccorso, seguito dalle statue dei quattro Angeli e da quelle dei tre patroni; il simulacro della Madonna, al centro, chiude il corteo, seguito da un grande baldacchino in seta bianca ricamata in oro; due bande musicali si alternano al sacro, suonando incessantemente. Se alla processione prendono parte altri simulacri, essi prendono posto prima degli Angeli.

Dopo aver percorso un breve tragitto all’interno del borgo antico, la processione percorre l’intero “Giro Esterno”, il lungo anello corrispondente all’antica cinta muraria medievale, poi fa rientro nella cattedrale. Essa dura circa sei ore.

Il lunedì

La processione del lunedì è un po’ meno ricca: le autorità civili e religiose non ci sono e le statue dei quattro Angeli ritornano al Santuario della Madonna. Vi sono, quindi, i simulacri dei soli tre patroni (la statua di san Severo partecipa alla processione del lunedì solo dagli anni novanta del Novecento), preceduti dallo stendardo dell’arciconfraternita e seguiti dal baldacchino e da due bande musicali.

L’itinerario è più lungo, tanto che la durata della processione dura più di sette ore.

Al termine del tragitto, che percorre corso Garibaldi, via Masselli, via don Minzoni, viale Matteotti, piazza Incoronazione, via Ergizio e via Soccorso, la statua della Madonna rientra nel suo Santuario, mentre i simulacri dei due santi patroni la “accompagnano” per poi tornare nelle proprie chiese: San Severo nella cattedrale e San Severino nell’omonima chiesa.

L’ultimo tratto della processione, infine, coincide col gioioso ritorno della statua di san Severino alla propria chiesa, accompagnata dalla folla plaudente al suono della marcia di Radetzky.

Il tutto accompagnato dalle famose batterie e dai fujentes.

Di sicuro siete tutti in attesa di questo grande evento e allora vi auguriamo “Buona Festa”.

L. Sarto- M. Miceli- M. Elettorale 1^I

La cucina tradizionale foggiana

Scopriamo insieme quali sono i principali piatti tradizionali della nostra terra.

La cucina tradizionale foggiana è fatta di ricette semplici e povere dove si cerca di sfruttare i prodotti locali. 

Tra le ricette più semplici della nostra tradizione ci sono il pan cotto, gli spaghetti con la mollicafave e cicoria, i cardoncelli, la ciambotta e i lampascioni fritti

I nostri nonni vivevano di espedienti e sfruttavano ciò che la natura offriva, trasformandolo in cibo. Nei loro piatti non mancavano: i piccoli volatili, rane, erbe, verdure spontanee, legumi, patate e le lumachine.

La cucina tradizionale  non è molto ricca di pesce, è la carne l’ingrediente principale. Non potete dire di essere “veri” foggiani se non avete mai mangiato la domenica a pranzo le tradizionali braciole al sugo, involtini di manzo o vitello, conditi con un ripieno di aglio, pecorino, prezzemolo, sale e pepe, poi cucinati nella salsa di pomodoro.

Con questo saporito sugo si condiscono i troccoli, le orecchiette, i cicatelli.

Un altro piatto a base di carne sono i torcinelli, budello avvolto attorno alle interiora Si tratta di piccoli involtini, meglio se di circa 5 centimetri, realizzati con le interiora dell’agnello o di altri animali da cuocere arrosto ed insaporiti in vari modi a seconda della zona della Puglia di produzione.

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A dicembre, aspettando il Natale, panettone e pandoro cedono il posto alle regine delle feste: le cartellate, strisce di pasta dolce arrotolate su se stesse a mo’ di cestino, fritte, immerse nel vincotto e decorate con confettini colorati e cannella.  C’è poi la versione con il miele, ma in tal caso si chiamano “scarole”. Mostaccioli, mandorle atterrate, pupurati e calzoncelli non devono mancare, tutti dolci legati alla figura di Gesù Bambino, a base di cioccolato, mandorle, zucchero e vincotto.

Il vincotto è utilizzato poi anche in occasione della festa dei morti, infatti è uno degli ingredienti principali del granocotto. La sua ricetta è antichissima ed è molto semplice: si cuoce il grano, lo si lascia raffreddare e si aggiungono noci, scaglie di cioccolato e chicchi di melograno, infine si aggiunge il vincotto.

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Quando a Foggia arriva il natale le strade sono inondate dall’odore delle pettole, o pizze fritte, o scorpelle, che costituiscono poi il “pranzo” tipico della vigilia di Natale. Le pettole sono palline di farina, lievito di birra, sale ed acqua, fritte nell’olio bollente. Si possono preparare vuote o ripiene con pomodori, olive, acciughe o capperi

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A proposito di fritti, come non parlare degli scagliozzi, triangolini di polenta fritta, una vera istituzione della cucina foggiana.

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A Pasqua non possono mancare la scarcella, una ciambella con uova, farina, latte, ecc… decorata con codette colorate, e i tarallini all’uovo dolci col bianco d’uovo.

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Durante le afose serate estive il piatto tipico foggiano è sicuramente l’acquasale, anche questo un piatto molto povero, ma gustoso. Si fa ammorbidire il pane raffermo nell’acqua e poi si condisce con olio, sale, origano e pomodori freschi a pezzi. Alcuni aggiungono anche qualche fettina di cipolla.

Il Ferragosto foggiano ha come ricetta tradizionale il galluccio? In occasione della festa dell’Assunta, si serve a tavola un gallo al forno o al sugo. Entrambe le versioni sono hanno un ripieno con pane bagnato, pecorino, uva passa, pinoli, pepe e sale.

Galluccio Cucina Tradizionale FoggianaGalluccio

Quelle di cui vi abbiamo parlato sono solo alcune delle principali ricette della nostra tradizione culinaria, che sarà sì povera, ma sicuramente tanto gustosa! Vi abbiamo fatto venire fame?

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Qui ricetta dei pupurati, taralli tipici della Festa dei Morti.

Ingredienti:

  • 1 kg di farina 00
  • 2 uova
  • 300 gr di zucchero
  • 2 bustine di lievito per dolci
  • 100 gr di cacao amaro
  • 1 bicchiere di mosto cotto (in alternativa usare cioccolata fondente fusa)
  • 2 cucchiaini di cannella
  • 100 gr di mandorle tritate finemente
  • 100 gr di olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaino di miele
  • 1 bacca di vaniglia o una bustina di vanillina
  • 10 chiodi di garofano
  • 1 bicchiere di lattePreparazione:
  • In un bicchiere di latte mettere in infusione 10 chiodi di garofano e lasciarli riposare per almeno un ora
  • In una grande ciotola versate la farina, lo zucchero, cannella e il cacao mescolate con una frusta
  • Aggiungete poi la bacca di vaniglia, le mandorle, le due bustine di lievito per dolci e i chiodi di garofano
  • E’ il momento d’incorporare tutti gli altri ingredienti ovvero, uova, olio, latte, miele e il mosto cotto
  • Mescolate energicamente per una mezz’ora circa fino ad ottenere un impasto compatto
  • Accendete il forno e fatelo scaldare alla temperatura di 180°
  • Dividete l’impasto in tante striscioline grandi all’incirca come il vostro dito anulare
  • Prendete una strisciolina per volta e lavoratela con le mani fino a darle una forma di un tarallo
  • Replicate l’operazione per tutte le striscioline
  • Una volta pronti schiacciateli un pochino, delicatamente con il palmo della mano
  • Foderate una teglia con della carta da forno e adagiate sopra le vostre creazioni
  • Infornate per circa 15 minuti

I Pupurati possono essere serviti caldi accompagnati a un bicchiere di latte o una tisana calda oppure potete, una volta raffreddati, conservarli per circa una settimana in contenitori di vetro con tappo ermetico così non perderete né i profumi né la particolare consistenza.

  • G. Ripoli- V. Del Viscio 1^I